Arco: Rom ubriachi mettono il grigri al contrario. È strage. Salvini: «Ruspe»

Arco di trento. Fonti vicine al quotidiano La Padania informano la nostra redazione che ieri un gruppo di rom del campo nomadi di Massone, dopo una giornata di festeggiamenti  per un matrimonio, ha intrapreso in pesante stato di ubriachezza alcune arrampicate sulle pareti della zona. Probabilmente a causa dell’elevato tasso di alcomenia, i rom, tutti arrampicatori esperti, hanno montato al contrario i grigri, appena rubati dagli zaini di alcuni turisti tedeschi.
Arrivati in sosta, i cinque climber rom sono precipitati a terra. Tre di questi hanno perso la vita e due sono rimasti gravemente feriti. Una delle vittime, Milos Tengovich, di origine serba, 14 anni, era proprio lo sposo che ha così tragicamente concluso quello che doveva essere un giorno di gioia e di felicità.
Tengovich lascia la giovane sposa, Mariuchka, 12 anni, quattro figli, 23 fratelli e 627 cugini.
Le altre due vittime sono  entrambi cittadini rumeni, Viorel Lolottescu, 12 anni,  e Bogdan Ronchiescu, 13 anni.
La sposa ha subito nascosto le casse di birra in fondo alla grotta e ha sospeso i festeggiamenti chiudendosi in  un solitario dolore.

Le fonti citate ci informano che tutte le vittime avevano avviato la loro carriera di climber scalando le pareti strapiombanti nelle gallerie delle fognature di Bucarest dove, tra topi e scarafaggi, avevano scavato e sistemato svariate zone boulder con alcuni passaggi durissimi. Tra questi ricordiamo Leptospirosys (8b) e Tricky Mouse (8a+) nella settore Cloaca Maxima, entrambi ancora oggi non ripetuti. In questo tipo di arrampicata, nota come DLS (Deep Liquam Solo) è necessaria la massima concentrazione ed è obbligatorio non cadere.

fogne

Il settore Cloaca Maxima, nelle fogne di Bucarest, Romania.
Verde: Leptospirosys (8b)
Rosso: Tricky Mouse (8a+)
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Uscita via

Il sentiero di accesso al settore Cloaca Maxima

Dopo queste prime esperienze i tre rom avevano deciso di emigrare per confrontarsi con l’ambiente del climbing internazionale.
Dopo un primo periodo di permanenza al CPT (Centro Prime Trazioni) di Erto, erano stati assegnati al campo nomadi di Massone Policromuro, ad Arco di Trento.

A parte qualche furto di piastrine e soste, poi vendute come ferri vecchi per pochi euro, i ragazzi si erano fatti ben volere da gran parte della comunità locale, che apprezzava l’accompagnamento musicale di cimbalo e fisarmonica sempre presente in falesia.
Poi i primi problemi: alcuni climber sloveni che stavano provando Underground, infastiditi dagli schiamazzi e dal fumo delle grigliate nella grotta, hanno dato fuoco ad alcune baracche e  hanno denunciato i furti alle autorità. Il resto è cronaca recente.

29/05/2014 Roma,  Camera dei Deputati, conferenza stampa di FI e Lega Nord. Forza Italia annuncia la firma dei referendum della Lega per reintrodurre il reato di immigrazione clandestina e per l' abolizione della riforma Fornero. Nella foto Matteo Salvini

Incontriamo l’onorevole Matteo Salvini per conoscere la sua opinione su questi drammatici fatti.

Nuovo Redattore. Onorevole Salvini, cosa ne pensa di quest’ultimo episodio?

Matteo Salvini. Ruspe, ruspe e ancora ruspe.

Nuovo Redattore. Potrebbe meglio articolare il suo pensiero?

Matteo Salvini. Ma avete visto cosa succede a Massone? Zingari ammucchiati con le loro baracche sotto le falesie che fanno l’elemosina cercando di racimolare un rinvio o un sacchetto di magnesite,  borseggiatori che frugano negli zaini per rubare una barretta energetica o un flacone di amminoacidi. La grotta di Underground trasformata in una discarica, con musica a tutte le ore, fuochi sempre accesi, grigliate, sporcizia dappertutto, lattine di birra, frigoriferi vecchi, materassi e altre porcherie. È ora di finirla. Lo ripeto: ruspe.

Nuovo Redattore. Ma anche queste persone hanno diritto di provare le vie, non crede?

Matteo Salvini. Si, ma a casa loro. Tornassero nelle fogne da dove sono venuti. Ruspe.

Nuovo Redattore. Sembra però che in Serbia, in Bulgaria e in Romania non ci siano gran che falesie…..

Matteo Salvini. Portiamo le ruspe anche li, facciamo una cava e gli attrezziamo qualche via. Vede, le ruspe risolvono sempre tutto!

Nuovo Redattore. Le malelingue dicono però  che il vostro astio sia dettato principalmente dal fatto che il segretario regionale della Lega Nord del Trentino stia provando Underground da due anni senza successo, mentre molti di questi zingari, incluso Tengovich, l’hanno fatta in pochi tentativi. Cosa c’è di vero?

Matteo Salvini. Sono le solite illazioni degli ipocriti buonisti. Ruspe. Anche se in questo caso c’è un fondo di verità: gli zingari notoriamente non si lavano e quindi fanno le vie con le mani con cui hanno mangiato le loro ignobili salsicce lasciando le prese sporche di grasso. È evidente che sui piattoni di Underground questo non aiuta. Ruspe. Il nostro segretario regionale, persona che si allena con serietà e dedizione, proprio a causa del grasso delle salsicce sulle prese, non tiene la sbandierata. Purtroppo ora è arrivato il caldo e quindi se  ne parlerà in autunno, ma sono certo che la farà.  Vede dottor Zanchetta, noi della Lega ce l’abbiamo duro, l’avambraccio.

Nuovo Redattore. So che sono state emesse delle ordinanze comunali su questo problema.

Matteo Salvini. Si, ora, grazie alla Delibera Insaccati, da noi proposta, il comune di Arco, ha vietato le salsicce di maiale e la luganega trevigiana, meno stagionata e quindi più grassa. Abbiamo poi vietato di suonare il violino zigano durante i tentativi perché è troppo nostalgico e deconcentra gli scalatori. Siamo inoltre intervenuti con l’ammoniaca per togliere grasso e fuliggine dalle prese di Underground. Silvio Reffo, che l’ha ripetuta per l’occasione, ha comunque confermato il grado e ha anche mangiato le patatine fritte prima della catena. Probabilmente, a causa dell’odore, gli era venuto un po di languorino sulla sbandierata…..

Nuovo Redattore. Grazie onorevole Salvini.

Matteo Salvini. Grazie a lei dottor Zanchetta. Ah, dimenticavo: ruspe.

Berlusconi: «Altro che Sblocca e cala. Ci vuole più gnocca!»

Dopo le dichiarazioni di Matteo Renzi (http://wp.me/p5IxcE-8B), incontriamo Silvio Berlusconi per conoscere la sua opinione sul nuovo decreto Sblocca e cala, presentato qualche giorno fa dal Presidente del Consiglio.

Nuovo Redattore. Presidente, si dice che i principi generali del nuovo decreto Sblocca e cala fossero stati concordati nel Patto del Nazareno. Cosa non vi piace allora?

Silvio Berlusconi. È vero, avevamo concordato con Renzi un piano di azione comune, ma come al solito Renzi fa il furbetto pensando ai suoi interessi particolari invece che al bene del paese. Il provvedimento Sbolcca e cala è intriso di demagogia e non risolve i problemi dei climber.

Nuovo Redattore. A cosa si riferisce?

Silvio Berlusconi. Ad esempio, si fa un gran parlare dei bonus, ma il decreto contiene una norma nascosta che persegue i top climber italiani, soprattutto quelli sponsorizzati, che hanno deciso di eleggere La Turbie come falesia di casa e pertanto hanno preso la residenza a Montecarlo. Renzi, in questo uguale ai suoi compagni dell’ex PCI, li vuole perseguire  come evasori fiscali, così come hanno fatto con Valentino Rossi e con il compianto Luciano Pavarotti. Una vergogna, una persecuzione per i nostri sportivi, che, come tutti i cittadini liberi, hanno il sacrosanto diritto di scegliere dove risiedere e dove scalare.

Sexy climbing 2

Nuovo Redattore. Tuttavia il bonus fix e piastrine rappresenta un passo importante per la sicurezza. Qual’è la vostra posizione in merito?

Silvio Berlusconi. Condividiamo appieno questa norma in quanto siamo molto sensibili al tema della sicurezza. Come molti sanno in un passato non più recente siamo stati proprio noi le vittime della spittatura lunga indiscriminata. Mi riferisco all’incidente occorso a Daniela Santachè volata sul tiro di 7a de L’ange en decomposotion in Verdon nel quale, a seguito dell’impatto, le sono esplose la tetta sinistra e il labbro inferiore. A parte il panico degli altri climber causato dalle forti esplosioni, Daniela ha sofferto molto e ha anche dovuto spendere molti denari per ricostruire gli organi danneggiati. Senza parlare dei problemi arrecati alla via, con le tacchette ancora oggi unte a causa del silicone e del botox. Ci vorranno migliaia di anni perché madre natura possa ripristinare il grip originario. Un vero peccato. Fatti che non devono più accadere. Ben venga quindi una misura in tal senso.

Nuovo Redattore. Riguardo alle nuove vie nella cupola di San Pietro ha qualche commento?

Silvio Berlusconi. L’idea sarebbe buona, ma la realizzazione pratica ci lascia molto perplessi. Io stesso, grazie a un richiamino di forza fatto a Cesano Boscone durante l’assegnazione ai servizi sociali, ho salito Ragnus Dei, il 7c+, a vista. Una bella via, generosa, su grosse zanche, non molto impegnativa, che rientra nella tradizione di De Gasperi e di noi Popolari Europei. Ho poi provato anche il progetto Cloro al clero, ma si tratta di un bieco inganno della solita Sinistra becera e statalista. Una via morfologica che favorisce i lunghi, e che, a voler pensar male, sembra fatta apposta per il compagno Piero Fassino. Come al solito nel PD pensano solo ai loro affari. Un comportamento inaccettabile, che noi vogliamo stigmatizzare. Noi puntavamo su Renato Brunetta, un brevilineo come Lynn Hill, fortissimo su microtacche e compressioni, che dopo la realizzazione di El Pibe del Foro, probabile 9a+ a Margalef, aveva delle ottime chance di successo. Ma la tracciatura balorda dei nipotini di Stalin ci ha tagliato fuori dal gioco. Presenteremo comunque in parlamento una serie di emendamenti per rivedere la tracciatura e per istituire una commissione paritetica per i gradi.

brunetta lynn bn

Renato Brunetta e Lynn Hill: corti ma forti

Nuovo Redattore. Può dirci invece la sua opinione sul caso Bradipo e sul reato di falsa dichiarazione su tick list?

Silvio Berlusconi. Siamo alle solite: una magistratura politicizzata che tenta di distruggere gli avversari attraverso inchieste prive di fondamento, che poi si risolvono in un nulla di fatto. La magistratura comunista ha voluto colpire Marco Bradipo senza nessuna prova, reo solo di essersi marcato un 9a che probabilmente non aveva fatto. Sono state messe in piazza questioni che attengono solo alla coscienza del singolo atleta. Un grave fatto, lesivo delle libertà personali contro il quale ci ribelliamo con tutte le forze.

Nuovo Redattore. Quali altri aspetti vorrebbe fossero inseriti nel dispositivo di legge?

Silvio Berlusconi. Dottor Zanchetta, mi consenta. Il principale problema per i climber di oggi è, nonostante i passi avanti fatti negli ultimi anni, la grave carenza strutturale di gnocca. Si deve fare qualcosa in tal senso, ma Renzi sembra non accorgersene. Sarebbe utile per esempio pensare a sgravi fiscali per linee tecniche e di abbigliamento più adatte al gentil sesso, come per esempio scarpette d’arrampicata con i tacchi a spillo, pantacollant supervelati, autoreggenti e reggicalze per il bouldering, toppini con push-up e pizzo nero, imbracature sadomaso con le borchie, e perché no, travestimenti da infermierina del Soccorso Alpino o da poliziotta della Guardia Forestale per soddisfare le recondite fantasie dei nostri scalatori. Sono convinto che un simile provvedimento, oltre ad attrarre molte nuove signorine verso questo sport, richiamerebbe anche un pubblico pagante sotto le falesie, specialmente la domenica.

Nuovo Redattore. Pensa di impegnarsi personalmente su questo fronte?

Silvio Berlusconi. Si, ho messo in pista una cordata di imprenditori con i quali abbiamo appena lanciato una nuova linea, la E69, proprio per poter meglio penetrare questa interessante fetta di mercato. Nicole Minetti si occuperà del design e farà da ragazza immagine, insieme a un gruppo di bellissime figliole, selezionate per l’occasione da Emilio Fede, Le Boulderine.

E69, la nuova linea per il sexy-climbing, targata Silvio Berlusconi

Nuovo Redattore. State pensando anche a specifiche iniziative di marketing?

Silvio Berlusconi. Si, il prossimo anno anziché Mello Blocco organizzeremo Mello Gnocca 2016. Abbiamo già pronti volantino e programma di dettaglio.Anzi se possibile, La pregherei di pubblicarlo sul suo blog per fare un poco di reclame. Io dico che ci sarà il pienone… Lei che ne dice, dottor Zanchetta?

Nuovo Redattore. Penso proprio di si, signor Presidente.

Mello Gnocca 2016

Mello Gnocca 2016 3

Programma
9:00 Apertura del villaggio Mello Gnocca
9:00 – 11:00 Iscrizioni
12:00 Mi Tocco sul Blocco, Wilderness hot performance, con Le Boulderine (v.m. 18)
15:00 SadoMasino (ovvero Se cado frustami), per i palati più esigenti
18:00 Sfilata Sexy Climbing, sponsored by E69
20:00 Cena elegante, a seguire Bunga Bunga in valle

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Renzi: Al via il decreto Sblocca e cala

Il Nuovo Redattore incontra il Presidente del Consiglio Matteo Renzi per avere alcune anticipazioni sul decreto Sblocca a cala, dedicato al rilancio del climbing in Italia, che sarà approvato nel corso del prossimo Consiglio de Ministri. RENZI Nuovo Redattore. Presidente, può darci qualche anticipazione su quali siano le novità presenti in questo decreto?

Matteo Renzi. Il decreto nasce dalla necessità di rimettere in carreggiata il climbing italiano, in tutte le sue espressioni, da quello in falesia fino al bouldering. Per troppo tempo i veti incrociati dei sedicenti riformisti hanno bloccato il cambiamento: da una parte i caini che forti della loro eredità storica si oppongono ad ogni novità, dall’altra l’ala estrema degli arrampicatori alternativi che, vuoi perché sempre presi a fare trazioni e panglullich, vuoi perché si fanno la solita cannetta dopo l’ultima via, non hanno mai rappresentato per il governo un interlocutore affidabile.

Nuovo Redattore. Ma in concreto quali sono i provvedimenti che intendete prendere?

Matteo Renzi. In primo luogo abbiamo deciso un bonus di 80 gri-gri per ogni sezione del CAI affinché sappiano che esistono anche altri strumenti di assicurazione oltre al mezzo barcaiolo. Per gli altri, abbiamo inserto una norma che vieta l’utilizzo degli spinelli subito dopo le prestazioni. Non è una misura proibizionista, ma è finalizzata a ridurre il numero di incidenti sui sentieri di discesa. In questo senso abbiamo predisposto un bonus di 80 cartine lunghe  e 80 Marlboro rosse (8 pacchetti da 10), che però saranno consegnate solo una volta arrivati a casa dopo una giornata in falesia. Il fumo dovranno tuttavia continuare a comprarselo da soli.

Nuovo Redattore. Si parla anche di nuovi settori di scalata in zone finora non sfruttate e alternative alle solite roccette. Cosa può dirci in proposito?

Matteo Renzi. Noi vediamo l’arrampicata come un’opportunità di sviluppo. Prendiamo ad esempio la cupola di San Pietro. Un fantastico strapiombo di 40-50 metri, a fare da banale copertura alle udienze di papa Francesco. Bene, con l’occasione del nuovo Giubileo abbiamo proposto che venga utilizzata per poter aprire qualche via nuova, per movimentare la visita dei pellegrini e vedere un po di voli durante le messe. Si va dai 5a-5b sui pilastri di sostegno verticali fino al 9a delle vie che passeranno sotto lo strapiombo. Abbiamo pensato anche ad un progetto duro, Cloro al Clero,  che probabilmente non verrà mai liberata. D’altra parte siamo certi che Michelangelo, architetto e artista rivoluzionario, avrebbe approvato questa idea di corpi in dinamico movimento sugli strapiombi della sua cupola. Ce ne sarà comunque per tutti i gusti.

Nuovo Redattore. Ma il Vaticano è d’accordo?

Matteo Renzi. Dopo le prime perplessità da parte della CEI,  abbiamo facilmente raggiunto un accordo, ma a due condizioni: che le prese siano di colore rosso porporato e che l’8 per mille venga raddoppiato al 16 per mille.

Cupola Le nuove vie all’interno della Cupola di San Pietro

Verde: Ragnus Dei, 7c+
Rosso: Oraction Direct, 9a
Viola: Eucaresting, 8c+
Blu: Cloro al Clero, progetto
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Nuovo Redattore. Riguardo alla chiodatura ci sono novità ?

Matteo Renzi. Si. Abbiamo attinto al tesoretto per poter dare finalmente un bonus di 80 piastrine e 80 fix ai chiodatori. Una categoria finora tenuta ai margini e che noi vogliamo valorizzare, scoraggiando il troppo diffuso fenomeno della spittatura lunga. Grazie a questo provvedimento finalmente i cacasotto non avranno più problemi, con conseguenti ritorni di partecipazione a questo sport, oltre che economici e di immagine per le varie comunità locali.

Nuovo Redattore. Per il bouldering cosa avete previsto?

Matteo Renzi. In primo luogo abbiamo risolto un annoso problema. Che cosa è un boulder e cosa è una via di arrampicata. Nel nostro decreto abbiamo stabilito che oltre le 10 prese non è più buldering ma via di arrampicata. Abbiamo avuto qualche problema con i nostri partner europei, soprattutto inglesi, che volevano mantenere l’attuale limite di 80 prese, ma alla fine abbiamo trovato un accordo, senza campanilismi. Inoltre, si istituisce una piccola soprattassa per chi non pulisce le prese. Stiamo lavorando ai decreti attuativi per capire come implementare questa misura ma posso dire che ci stiamo orientando vero un bonus di 80 spazzolini, oppure, 80 fra frap. Stiamo discutendo con il ministro Padoan su come reperire le necessarie coperture finanziarie.

Nuovo Redattore. E’ recente il caso Bradipo, che si era inventato di aver fatto un 9a e di cui ha parlato la stampa sia nazionale che internazionale. Riguardo al problema dei banfoni avete intenzione di fare qualcosa?

Matteo Renzi. Dopo i recenti avvenimenti, di cui si è occupata anche la magistratura, abbiamo istituito il reato di Falsa dichiarazione su tick list, che prevede multe salate e, nei casi più gravi, la reclusione fino a un anno, in celle con pareti appoggiate e senza pangullich. Per capirci, il caso Bradipo con questo nuovo decreto sarebbe stato perseguibile per legge. Intanto per sanare il pregresso, abbiamo deciso di dare a tutti i climber italiani presenti nel ranking di 8a.nu un bonus di 80 punti. Certamente potevamo fare di più, ma Stefano Gisolfi sarebbe passato in classifica davanti a Adam Ondra e questo ci avrebbe causato qualche problema con il governo Ceco.

Nuovo Redattore. Prevedete problemi in parlamento per la conversione in legge?

Matteo Renzi. Sembra che le nostre scelte siano ampiamente condivise: il Movimento Cinque Spit ha già dato il suo appoggio, così come Sinistra Monoditi e Libertà. Forza Italia e Lega Nord sono d’accordo sul principio, ma vorrebbero estendere l’apertura di vie anche in Galleria a Milano e sulla Mole a Torino per valorizzare le reatà locali. Inoltre Salvini chiede di inserire una norma per obbligare i Rom a provare a vista il nuovo progetto Cloro al Clero, ma senza corda. La sinistra DEM è invece contraria: Pippo Civati per protesta ha salito la Via dei Cecoslovacchi al Peak Communism in ciabatte e pantaloncini corti. Ma noi non ci facciamo intimidire dai gufi! Speriamo comunque in un’ampia convergenza, per il bene del paese.

Civati in Cibatte

Pippo Civati protesta in ciabatte e magliettina in vetta al Picco del Comunismo, Tagikistan, 7495 mt.

Nuovo Redattore. Per concludere, cosa vuole dire ai numerosi lettori di questo blog?

Matteo Renzi. Sbolcca e cala, l’Italia del climbing riparte! Buone scalate a tutti.

Il Fra Frap, ovvero il sassismo e il piacere sessuale

Come annunciato pubblicamente dallo stesso gentile e impagabile donatore Marzio Nardi, che qui si ringrazia, il Nuovo Redattore ha da lui ricevuto un meraviglioso presente: si tratta di un nuovissimo e rivoluzionario ritrovato tecnologico multifunzionale ad uso del climber moderno (e non solo).

Logo

Il suo nome: Fra Frap.
Il suo sembiante: uno straccio
Il suo utilizzo primario: sbrandellarlo sulle prese dei blocchi per tenerle pulite e togliere le tracce di magnesite che le rendono scivolose.
Lo slogan: NO MORE DUST ON YOUR DREAMS.

La breve descrizione ci informa sull’innovativo e meticoloso processo di ideazione e progettazione che sta dietro a questa apparentemente semplice meraviglia dell’ingegno umano:
Dopo la scoperta dell’acqua calda, l’invenzione del panino al prosciutto, la creazione dell’asta per i selfie, arriva l’oggetto destinato a cambiare il futuro di ogni sassista.
Frutto della più attenta sperimentazione, FraFrap ™ renderà ogni appiglio più lindo ed ogni ribaltamento più radioso, restituendo a tutti i sassi una pulizia primordiale.

Il Nuovo Redattore si è chiesto quale fosse l’origine del nome: Fra Frap.

In prima battuta ha ipotizzato che fosse ispirato ad un frate, come Fra’ Francesco  o Fra’ Giuseppe o Fra’ Frappetto, che abbreviato suonerebbe appunto Fra’ Frap. Ma l’assenza dell’accento ha eliminato questa prima ipotesi.

Una rapida ricerca su Internet ha poi indicato che to frap significa “legare strettamente“,  in alcuni casi con con finalità di flagellazione. In questo senso il termine si accoppierebbe allo slogan “rock slave”  presente nel logo. Ma non si ritiene che questa sia la giusta interpretazione.

Tra i vari significati riportati per il termine frapping, quello che ha colpito di più la fantasia del Redattore è  quello riportato dal sito Urban Dictionary, che riporta l’utilizzo di alcuni termini in slang. Lo si riporta di seguito, senza malizia:

 frap: female masturbation

con il seguente piccante esempio d’uso:

I took a sickie and spent all day Frapping myself until my bean was sore!

che, tradotto dal Cafone, suonerebbe pressappoco così (chiedendo scusa per suo conto alle gentili lettrici):

Me so presa ‘na freddata e so stata tutt’er giorno a famme li ditaliani a casa fino a fammela gonfia’.

Ecco allora trovato il collegamento: l’inventore del Fra Frap e la sua competente equipe di marketing, ha voluto richiamare nel nome di questo rivoluzionario prodotto il piacere orgasmico di accarezzare la roccia come in uno sfioramento clitorideo, una dura e impegnativa salita sul mons Veneris, l’estasi del corpo e della mente che l’essere schiavi della roccia procura ai suoi accoliti, l’insaziabile desidero di trascorre ore e ore a blandire e vezzeggiare a forza di manate quei feticci che sono le prese di un blocco, odiate ma desiderate amanti. Fino all’intenso, estenuante e liberatorio orgasmo finale, quando finalmente si urla dalla cima del sasso.

mv

Non c’è che dire: un’operazione di marketing inusitata, spericolata e originale ma certamente riuscita, un messaggio subliminale freudiano, che fa leva sui più reconditi e primordiali desideri dell’essere umano.

Non ci resta che andare in negozio ad acquistare questo prodotto di cui d’ora in poi, a parere del Nuovo Redattore, non si potrà più far senza!

Di seguito si ripropone l’onirico e spassoso video promozionale.

Il Cafone e la Dea Giustizia

Intanto Giustizia risplende nelle case dalle fumide mura
e onora le vite oneste.
Dai palazzi ornati del 9a, invece,
governati da mani macchiate di colpa,
ella distoglie lo sguardo e fugge, per muovere verso dimore pie,
perché non ha riguardo per il potere dei gradi
e per la falsa gloria
E conduce ogni evento al suo fine.

(Eschilo, Agamennone, vv. 771-781)

Eschilo (Eleusi 525 a. C. - Gela 456 a. C.)

Eschilo (Eleusi 525 a. C. – Gela 456 a. C.)

Cari lettori, Giustizia è fatta!

A seguito dello scadere dell’ulimatum lanciato nel post del Nuovo Redattore Il Cafone e Wolfgang Gullich ovvero l’ultimatum  (http://wp.me/p5IxcE-5z) e non essendo giunte in redazione evidenze verificabili del fatto che Marco Bradipo abbia effettivamente liberato Bain de Sang, 9a a Saint-Loup, il fedele prode Nando Zanchetta, rebus sic stantibus, ha rinovellato i contatti a mezzo epistola elettronica con i diversi siti che riportavano tale notizia, mettendo a conoscenza i gestori che trattavasi in effetti di informazione priva di fondamento. I gestori, costernati per tale orrida nuova e sdegnati per la mortificazione della morale che tale gesto ha così brutalmente palesato, hanno immantinente provveduto alla espunsione della medesima.

Giustizia Raffaello

Raffaello Sanzio, La Giustizia, Sala di Costantino, Vaticano

Per i lettori che non conoscono gli accadimenti di cui si favella, rammentiamo che il climber immaginario Marco Bradipo, detto il Cafone, ha inteso di voler insozzare e infettare con le sue virulente parole, i luoghi virtuali ove si registrano le vie realizzate, sostenendo di aver liberato Bain de Sang, storica via aperta da Fred Nicole, il giorno di Natale del 2009. L’accurata inchiesta condotta dal Nuovo Redattore ha mostrato, con inconfutabili elementi probatori, che si è trattato in effetti di una esecrabile ed infame menzogna, finalizzata allo sbeffeggiamento di grandi climber come Fred Rouhling, Iker Pou, Dave Graham, e tra gli italiani, Riccardo Scarian, Manolo e Alessandro Jolly Lamberti.
E’ pertanto possibile ora, con una punta di orgoglio e alterigia, mostrare ai lettori le immagini delle pagine web in questione, senza più il nome di Marco Bradipo, che indebitamente precedeva quello di Cristian Brenna nella lista alfabetica di coloro che hanno raggiunto il benchmark del 9a.

Ora la rete è più pulita, grazie a questa modesta ma efficace opera di decontaminazione, e il mondo, che di essa è sempre più mera emanazione e temporaneo accidente, è più bello e più giusto che pria. Nessuna cosa avviene per caso ma tutto secondo logos e necessità (Lucippo). Il λόγος dunque esiste. La naturale, per alcuni divina, tendenza al bene, ha imposto le sua regola.

Incalzato dal post del Nuovo Redattore, e dal fuoco incrociato delle domande degli altri interlocutori, il Cafone aveva tentato in extremis una vana apologia di se stesso, come si può evincere dal colloquio su Facebook qui riportato.

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Le vane giustificazioni del Cafone

Con tutta evidenza, tali risibili ed arlecchineschi colpi di coda non fanno che confermare e corroborare la indicibile pochezza del suo carattere, l’esiguità dei suoi principi etici e, al postutto, la nullità e la vacuità del suo inabitato Essere.

Ora il Cafone, anziché adottare la sana risoluzione di trascorrere il resto dei suoi giorni ascoso in remotissimo speco e in flagellante pentimento, ha invece deciso di contrattaccare: nel seguente post infatti, egli ci informa di sentirsi danneggiato dalle denunce del Nuovo Redattore e per tal cagione intende voler ricorrere, dopo averla offesa e vilipesa, alla stessa Giustizia e sporgere querela di parte, ai sensi dell art. 120 del Codice Penale, contro il Redattore, reo di averlo ingiustamente accusato.

querela

Il Cafone dichiara di voler querelare in Nuovo Redattore

Il Nuovo redattore, grazie alle sue frequentazioni professionali nei palazzi di Giustizia, ha potuto recuperare il testo della querela del Cafone, che si riporta integralmente in quel che segue.

Vostro Onore,
vojo querelà er Nuovo Redattore perchè me sta a danneggià. Mette in giro voci che io nun ho fatto Bain De Sang e quindi ii sponsi nù mme danno più li sordi.
Fino a mò c’avevo diverse ditte de autroricambi der Quardraro che me davano quarche centinaio de euri per uno. In più c’avevo come main sponso na ditta de marmitte che me dava du corde all’anno, du para de scarpette, e ‘n po de boni benzina. In cambio io portavo a maietta co a scritta loro mentre scalavo e ‘a gente c’annava a compra e marmitte a espansione modificate pe anna’ a tira’ su’ raccordo. Jo dato pure ‘n po de foto in posa sui passaggi spettacolari (tipo quelli co l’agganci de tallone, oppure co li piedi ner voto, oppure cor mare de dietro, oppure con na fighetta che me faceva sicura…) e c’hanno fatto er calendario che hanno messo davanti aa porta der magazzino (de dietro de ce sta quello co Pamela  Anderson, me pare giusto…..).
Sto stronzo der Nuovo Redattore, ‘n grafomane de mmerda, m’ha fatto cacella’ a realizzazione dai siti che m’ero fatto un culo così pe fajelo scrive.
Ma che cazzo ne sa sto’ Redattore: nun se tiene, attacca certi pipponi che nun se capisce ‘n cazzo e nu’gne la fai a leggeli, e mo’ s’e’ messo pure a fa i firmetti che vo’ fa er simpatico.
Vostro Onore, me deve crede, io Bain da Sang a Sent Lup l’ho fatta veramente: me faceva sicura mi’ fratello, Mauro Bradipo. Lo so che nun po’ fa er testimone perche’ è un famijare, ma magari ‘o chiama e ce parla lei pe vede ‘n po che je dice. Ce dovrei avè da quarche parte quarche scontrino de ristorante, ma me sa che mii so persi perchè ho dovuto svotà a cantina de mi nonna che’ me so trasferito. Le ricevute dell’autostrada, quelle de cartoncino, de sicuro nun ce l’ho perchè ce faccio i filtri.
Vostro Onore, a sto novo redattore ‘o dovete condannà, me deve risarci’, so’ o merita. Ha rotto pop’ er cazzo.
Io so innocente e mme rimetto aa clemenza daa corte.

In fede,
Marco Bradipo

Il Giudice, preso atto della querela, dopo attenta analisi ha dichiarato la stessa irricevibile, applicando il comma 2 dell’art. 120 del Codice Penale, che recita:

Per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti a cagione d’infermità di mente, il diritto di querela è esercitato dal genitore o dal tutore.

Caro Cafone, anche il Giudice se n’è accorto: sei affetto da infermità di mente e per poter querelare il Nuovo Redattore devi chiedere il permesso al tuo tutore. Ne hai uno?

Il Cafone ovvero il Replicante

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In questa breve nota il Nuovo Redattore tenterà di analizzare e comprendere le motivazioni profonde che spingono il Cafone ad inventare e a diffondere bugie e fandonie riguardo alle sue realizzazioni mai realizzate.

A questo scopo sono state avviate da alcuni studiosi della Yale University accurate ricerche su quella originale e a tratti ignota entità biologica che va sotto il nome di Marco Bradipo. Nel corso delle campagne di raccolta degli elementi probanti, sono stati prelevati alcuni campioni di epidermide lasciati dal Cafone sui biditi della via Nel Buio, 8b al Gabbio (Ferentillo). È infatti noto che su tale itinerario Marco Bradipo ha effettuato sino ad oggi, con pervicace ostinazione, circa 12.000 tentativi, mai coronati da successo.

Ebbene, le risultanze delle analisi del materiale biologico hanno condotto ad una conclusione sorpendente: Marco Bradipo non è un umano ma un replicante organico della famiglia Nexus 6, creato dalla Tyrell Corporation, la più grande multinazionale di ingegneria genetica del pianeta,  con il precipuo scopo di alzare il grado dell’umanità, programmandolo per scalare a vista vie fino all’9c+ e sorprendere così il mondo intero.

Tuttavia sembrerebbe che alla Tyrell Corporation qualcosa non sia andato per il verso giusto: forse la mescola usata per la pelle non è delle migliori, probabilmente la fibra degli avambracci non è tale da facilitare il rapido smaltimento dell’acido lattico, verosimilmente i bicipiti non chiudono come previsto nelle specifiche di progettazione: fatto sta che il replicante Cafone si ghisa immediatamente, non tiene i bloccaggi e cade. Sempre.

È quindi facile immaginare come il suo stato d’animo sia severamente gravato da questa tale intollerabile circostanza. Una vita fittizia nata con una sola finalità, che pure giammai viene raggiunta, un uomo-macchina non performante ai livelli attesi, un fallimento epocale dell’ingegneria genetica, un inatteso ed imprevisto crack biologico, un patatrac del DNA, al quale il Cafone, per mitigare la sua frustrazione, cerca di porre rimedio con un metodo immorale ma a suo parere efficace: dire le bugie, ovvero banfare.

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Il regista Ridley Scott a lavoro con Rutger Hauer sul set di Blade Runner (1982)

Il regista Ridley Scott ha voluto mettere in scena il terribile momento in cui, in una drammatica lotta con il Nuovo Redattore che lo invitava a soprassedere dalle sue scellerate scelte, il Cafone ha deciso di intraprendere la riprovevole strada senza ritorno della menzogna gratuita.

Ne è uscita una breve clip, che il regista ha voluto pubblicare sul blog del Nuovo Redattore.

Nella clip il regista ha intenzionalmente mantenuto il testo del famoso monologo del replicante Roy Batty, che riportiamo di seguito in lingua originale, per gli amanti del grande cinema.

I’ve seen things you people wouldn’t believe,
attack ships on fire off the shoulder of Orion,
I watched the b-beams glitter in the dark near the Tannhäuser Gates.
All those moments will be lost in time,
like tears in rain.
Time to LIE.

Buona visione.

Il Cafone e l’odore del napalm

apocalypsenow 2 Dopo il suo ultimo post, che ha raccolto diverse migliaia di contatti, nel quale il Nuovo Redattote ha sbugiardato Marco Bradipo, alias il Cafone, con la presente nota si ritiene di dover commentare i quanto mai graditi auguri di Buona Pasqua di Risurrezione cortesemente inviati dal Cafone. In quel post il Bradipo ha superato se stesso: organizzazione generale dello scritto degna di un ubriacone al quarto litro di Tavernello in confezione Tetrapack, periodare spezzettato e incoerente, idee e concetti inesistenti, prosodia da conversazione tra viaggiatori del quarantasette barrato all’ora di punta, intercalari poetici tratti della romanità più bieca e provinciale, parolacce a go-go ed un sopraffino accenno di blasfemia, troncato opportunamente prima della lettera d maiuscola. Grazie di cuore, Cafone. Hai dato mercé alla tua incommensurabile e stratosferica cafonaggine e il redattore te ne rende merito! Ancorché quasi totalmente incomprensibile, l’impenetrabile foresta tropicale che è lo scritto generato del  cervello flautolente di Bradipo (questa sembra sia piaciuta e il redattore la riutilizza volentieri) offre ad onor del vero la possibilità individuare alcuni abbozzi di frasi di senso compiuto. Leggiamo un estratto degli sproloqui del Cafone: E quello che mi preoccupa ancora di più è questa sedicente deriva culturale, gli improbabili endorsement dell’ultima ora, tipo E gli anni ’80? E le pippe mentali? E le scopate mancate? E le vie salite? e Ma quanto era figo prima … e Ma quanto è-stata-un’esperienza-indimenticabile-che-non-potrà-mai-più-ripetersi-e-quanto-mi ci-sono-divertito-in-quel-periodo-dell-eta-dell-oro-dell-arrampicata-italiana-che-mai-piu-ritornera? In primo luogo si rileva che, più della ipotizzata deriva culturale, ciò che desta preoccupazione è, al contrario, la deriva cafona, di cui il Cafone è evidentemente rappresentante e protagonista di prima grandezza. Mai simile ignoranza e sbruffoneria aveva avuto modo di affacciarsi sulle pubbliche scene e di ciò i lettori non smetteranno mai di dolersi. Per altro verso, caro Bradipo, siamo d’accordo: nessuno rimpiange gli anni ottanta, i Duran Duran e gli Spandau Ballet, il tamarrissimo Scialpi, e la meteora del belcanto Lena Biolcati che vinse il festival di Sanremo nella sezione Nuove Proposte con un successo, durato qualche ora, dall’originalissimo titolo, Grande Grande Amore. Nessuno tanto meno rimpiange Pippo Baudo e Mike Bongiorno con le loro vallette e soubrette abbigliate con camicette dalle spalline in gommapiuma, con messa in piega, lacca e meche ai capelli. Tutti buoni motivi, su questo c’è da concordare con il Cafone, per occultare sotto un pesante macigno, in modo definitivo ed irrevocabile, gli anni dell’edonismo reaganiano e della Milano da bere. Un mediocre cantante dell’epoca si chiedeva Cosa resterà di questi anni ottanta. Domanda intrisa di pregnanza storica e di irrisolte problematiche esistenziali. Ora lo sappiamo: è rimasto ben poco e per questo l’umanità tutta si sente immensamente sollevata. Tuttavia, per quel che concerne il climbing, qualcosa merita di essere conservato: in quegli anni alcuni pionieri portarono l’arte del salire i monti su delle piccole e insignificanti roccette di fondovalle al solo scopo di divertirsi scalando, fregandosene della bandierina piantata in vetta e della lotta con la natura avversa. Un salto di qualità più culturale che sportivo ideato, sostenuto e messo in opera da personaggi ormai mitici, tra cui in questa occasione piace citare il compianto Patrick Berhault e Andrea Gallo, apritori di due vie di riferimento nel settore Alveare, a Finale Ligure.

Gallo Hyena

1986, Andrea Gallo su Hyena, 8b+ all’Alveare, Finale Ligure

Liquidare i grandi del passato come dei vecchietti nostalgici un po’ rincoglioniti solo perché oggi hanno voglia di raccontare e scrivere le proprie esperienze è una scelta, a modesto parere del Redattore, sbagliata prima che ingiusta. Il Cafone, che dichiara anch’egli di annoverare tra i suoi miti Wolfgang Gullit, dovrebbe sapere che i giovani di oggi che si avvicinano a questo meraviglioso sport apprezzano i protagonisti della vecchia scuola e ne divorano le storie e i racconti, come avventure uscite da un libro di avventure, pendono dalle loro labbra quando fanno dichiarazioni o conferenze e ammiccano orgogliosi gli uni agli altri quando li incontrano in falesia, sussurrando tra loro Aho, quello è Manolo. Per costoro, molti dei quali pensano che Mariacher sia una torta al cioccolato con le suole in vibram, una giornata in falesia con uno di loro vale più di una bella realizzazione a vista: immergersi nelle storie dei pionieri di questo sport rappresenta comunque una scoperta, come i nipotini che ascoltano le storie del bisnonno reduce dalla campagna di Russia. Per il Cafone no. Lui desidera che tutto ciò scompaia, insieme alle pippe che ancora frequentano le location storiche, strapiene di odiati, inutili, unti, e quindi durissimi, 6a. Lo immaginiamo guidare le sue truppe armate in una lotta senza quartiere, come un invasato integralista, che, con indomita furia iconoclasta, distrugge le vecchie falesie, possibilmente con gli scalatori attaccati, cannoneggiando a colpi di mortaio placche, cenge e pilastri e irrorando di napalm la base delle pareti affinché non possano mai più essere calcate da umano piede. Si, perché al Cafone piace l’odore del napalm al mattino quando va a scalare. Il Redattore ha chiesto ad un suo vecchio conoscente, il regista Francis Ford Coppola, di girare alcune scene durante l’attacco sferrato recentemente dal Cafone contro le falesie di Finale Ligure, simbolo del vecchio e oggetto di questo ingrato destino solo perché, agli occhi di Bradipo, sono piene di vie facili frequentate dai crucchi magnapatate e dai caini de ‘mmerda, per citare le sue fini parole. Ne è uscito il cortometraggio, dal titolo emblematico Apocapippe now, che il regista ha voluto pubblicare sul blog del Nuovo Redattore. Coppola ha scelto per l’occasione uno dei pezzi più potenti della storia della musica: La Cavalcata delle Walkirie, niente di più adatto per accompagnare le bravate del Cafone. Il Redattore informa che la visione di alcune scene è consigliata solo ad un pubblico adultero (aho…er cafone me sta a contaminà pur’a mme). Buona visione. PS: il Redattore ringrazia di cuore un suo amico lombardo per l’ideazione del soggetto.

Il Cafone e Wolfgang Güllich, ovvero l’ultimatum

Siamo alle solite! È sufficiente digitare le due parole Marco Bradipo su un qualunque motore di ricerca e dopo qualche click si viene a conoscenza di altre immonde e indicibili bravate del Cafone. L’ultima, solo in ordine di tempo, ma certamente tra le prime in ordine di importanza, è quella di cui vi parlerò nella presente nota.

Il redattore prega i gentili lettori di osservare attentamente  le immagini che seguono, reperite su diversi siti, citati in calce ad ogni immagine, e le relative marcature in colore rosa:

Si, cari lettori. Avete letto bene. Il Cafone ha fatto un 9a, Bain de Sang, a Saint-Loup (Svizzera) e ha informato uno o più di questi siti sulla sua magnifica realizzazione.

Non credete ai vostri occhi? È la stessa reazione che ha avuto il redattore. Egli, con l’aiuto del suo fedele scudiero Nando Zanchetta, a seguito di questi scoprimenti, ha svolto nei giorni scorsi una approfondita inchiesta, rivolgendo puntuali quesiti ai webmaster dei siti sopramenzionati. Di seguito si riportano i relativi scambi di email.

De : nando.zanchetta@gmail.com
À : escalade9.contact@yahoo.fr
Envoyé le : Vendredi 20 mars 2015 20h53
Objet : Information

Dear climbingaway.fr,
I’m carrying out an informal research on Italian climbers. Looking at the ones who have redpointed 9a routes, I’ve found the name of Marco Bradipo, supposed to have climbed Bain de Sang. I do not know anything about him. Do you know when he climbed this route? Where did you find this information? Is it verified? I checked 8a.nu and the route is not mentioned in his thick list.
Thank you for any information you can provide.
Kind regards.
Nando Zanchetta on behalf of Il Nuovo Redattore

[Caro climbingaway.fr,
Sto effettuando una ricerca informale sui climber italiani. Cercando quelli che  hanno liberato vie di 9a, ho trovato il nome di Marco Bradipo, che si suppone abbia scalato Bain de Sang. Non ho altre informazioni su di lui. Sapete quando ha fatto questa via? Dove avete trovato questa informazione? È verificata? Ho controllato 8a.nu e la salita non è menzionata nella sua thick list.
Grazie per qualsiasi informazione potete fornire.
Cordiali saluti.]

La prima risposta é la seguente

escalade9.contact@yahoo.fr
Mar 21 at 10:36 AM

Hello,
It seems that Marco Bradipo climbed “Bain de Sang” on 25th December 2009. I read the news in 8a.nu 2 days later (the 27th). According to Marco, the route should be graded 8c, and not 9a [il grassetto è del redattore].
I don’t have further information…
Best regards
Emilien CARLE

[Ciao,
sembrerebbe che Marco Bradipo abbia scalato Bain de Sang il 25 dicember 2009. Ho letto questa notizia 2 giorni dopo (il 27). Secondo Marco, la via dovrebbe essere valutata 8c e non 9a.
Non ho altre informazioni.]

Nando Zanchetta ha poi ricevuto una seconda risposta. Eccola.

Hello Nando,
This web site talk about this send
http://escalade9.wifeo.com/italiens.php but you are alright, that weird, Marco didn’t add this send on is 8a.nu card …
If you got the truth, let me know 🙂 [il grassetto è del redattore].
See you
Guilhem

[Ciao Nando,
questo sito parla di questa registrazione http://escalade9.wifeo.com/italiens.php ma hi ragione, é strano, Marco Bradipo non l’ha registrata sulla sua scheda di 8a.nu. Se scopri la verità fammi sapere 🙂]

Dopo queste ripsote, Zanchetta ha inviato una mail, piu’ o meno con lo stesso testo, a 8a.nu. Di seguito la risposta:
Mar 21 at 8:34 PM

Hi… I do not have any info and I think it is a misunderstanding from them.
Med Vänliga Hälsningar, Best regards,
Jens Larssen
http://www.8a.nu

 [ciao, non ho alcuna informazione e penso si tratti di un un malinteso da parte loro]

Fin qui le evidenze documentali, dalle quali risultano tre cose:
1) Il Cafone dichiara di aver ha fatto Bain de Sang il giorno di Natale del 2009
2) Il Cafone ha quotato questa via 8c.
3) Il Cafone ha informato di ciò il sito 8a.nu, dal quali gli altri siti (climbingaway.fr e poi Wikipedia) hanno ripreso la notizia.

Come i lettori possono da se medesimi giudicare, siamo ben oltre i limiti dell’assurdo.

Ma prima di analizzare, con l’aiuto dell’algebra delle proposizioni, questi curiosi fatti, il redattore vorrebbe ripercorre brevemente la storia dei gradi top fino al 9a.

Questa è lista delle prime vie fatte dal grado 8b al grado 9a:

primo 8b: Kanal im Rauchen, Altmuehlat, Wolgang Güllich, 1984
primo 8b+: Punks in the Gym, Mt. Arapiles, Wolgang Güllich, 1985
primo 8c: Wall Street, Frankenjura, Wolgang Güllich, 1987
primo 8c+: Hubble, Raven Tor, Ben Moon, 1990
primo 9a: Actione Direct, Frankenjura, Wolfgang Guillich,1991

Come si vede, tra il 1984 e il 1991 Wolfgang Güllich ha alzato il livello dell’arrampicata dall’8b al 9a. Ognuno ha i propri miti, ma Güllich, morto il 31 agosto nel 1992 in un incidente stradale, è un mito per tutti i climber. Un precursore, un esempio per tutti. È stato il primo uomo a fare 8b, 8b+, 8c e 9a, intercalato sull’8c+ dal grande Ben Moon, in una stagione in cui l’arrampicata era ancora esclusivamente uno sport derivato dall’alpinismo. Un innovatore, nella tecnica e nell’allenamento, uno di quegli uomini che nella sua disciplina, ha determinato uno scarto, un salto di qualità, come Einstein nella fisica, Darwin nella biologia o Galileo e Copernico nell’astronomia. A giudizio di molti il più forte scalatore di tutti i tempi.

Wolfgang Güllich e il suo sorriso

Wolfgang Güllich e il suo sorriso

Due anni dopo la realizzazione di Action Direct, nel 2003, un altro grande, Fred Nicole, apre e libera Bain de Sang, e la quota 9a.

Intanto Iker Pou, salito agli onori delle cronache per essere stato nel 2000 il terzo ripetitore di Action Direct (dopo Güllich e Alexander Adler), libera egli stesso Bain de Sang nell’anno 2003.

Iker Pou dichiara che Bain de Sang é un poco più facile di Action Direct, ma un poco più difficile di Elfe (8c+ a Grimsell, Svizzera), quotandola quindi 8c+ / 9a, si potrebbe dire mezzo grado in meno rispetto ad Action Direct. Ecco la sa dichiarazione a Desnivel:

Comparando también con Action Direct me parece más fácil, dentro del mismo grado. Me ha costado muchos menos intentos y creo que requiere también menos entrenamiento, aunque es diferente, otro estilo. También me parece algo más dura que Elfe que finalmente se ha quedado como 8c+…

[Confrontandola con Action Direct mi sembra più facile, all’interno dello stesso grado. Mi ci sono voluti molti meno tentativi e penso che richiede anche meno allenamento e di tipo diverso, per un altro stile. La trovo anche un po più difficile di Elfe, che alla fine è rimasta quotata 8c+].

Iker Pou su Alpinismo deportivo, 8c, Cuenca, salita flah

Iker Pou su Alpinismo deportivo, 8c, Cuenca, salita flah

Cerchiamo di fare ordine nel materiale raccolto, e isoliamo le diverse risultanze, formalizzandole in proposizioni e applicando poi le regole dell’implicazione logica.

[Il segno ≡ significa coincide con
il segno → significa ne segue che]

proposizione A
Action Direct è 9a (secondo Güllich, certamente un’autorità)

proposizione B
Bain de sang è 8c+ / 9a (secondo Iker Pou, anche lui certamente un’autorità)

Bain de Sang è mezzo grado in meno di Action Direct

Action Direct é mezzo grado in più di Bain de Sang

proposizione C
Bain de Sang è 8c (secondo Marco Bradipo)

Bain de Sang è un grado e mezzo in meno rispetto alla quotazione di Iker Pou (sempre secondo Marco Bradipo)

Ragioniamo all’inverso, per assurdo:

Se Bain de Sang è 8c é un proposizione vera
e se
Action Direct è mezzo di grado in più di Bain de Sang é un proposizione vera
→ (ne segue che)
Action Direct è 8c/ 8c+
→ (ne segue che)
Marco Badipo sgrada le vie di Wolfgan Güllich di un grado e mezzo!

Che coatto, che allucinate presuntuoso , che schifoso tamarro, che inutile ammennicolo dell’umanità, che sbruffone dei nostri zibidei, che panzanaro di periferia, che indicibile pallonaro, che clamoroso idiota, che rumoroso imbecille, che  sonoro e immondo mentecatto, che stolto figuro, che mendace pusillanime, che sproloquiatore delle nostre gonadi, che rincallito bugiardone, che cervello flautolente, che esemplare testa di pene, che puzzolente e rinsecchito escremento solido, che fogna a cielo aperto, che cloaca maxima di minimo valore, che cafone!

Il  Cafone sgrada le vie a Wolfagang Gullich!
Il  Cafone sgrada le vie a Fred Nicole!
Il  Cafone sgrada le vie a Iker Pou!
Il Cafone si beffa di grandissimi climber come il fratello di Fred, Francois Nicole, Fred Rouhling, Josune Bereziartu, prima donna a salire un 9a, Alessandro Lamberti, Dave Graham, Riccardo Scarian e Maurizio Zanolla, detto Manolo e altri.

Chiedo ai lettori: voi ci credete? O siamo di nuovo di fronte ad un caso di vergognosa e impunita menzogna ? Dovrebbe forse il redattore di nuovo redarguire il Cafone per le sue evidenti bugie? Dovrebbe mandarlo di nuovo all’inferno tra i falsari di parole?

Lo si deve confessare: il redattore è stanco! La sua pazienza è messa a dura prova ed egli non è più in grado di reperire termini nel vasto vocabolario del nostro idioma che possano esprimere l’indignazione, la riprovazione, lo scandalo e più propriamente lo schifo che un tale mendacio ingenera in lui e nella comunità tutta.

Abbiamo già analizzato in precedenti scritti il vizietto del Cafone di dire le balle e di inventarsi la realizzazione di vie che, è stato dimostrato prese alla mano, non sono mai state da lui fatte: un atto di scherno e di disprezzo, un depravato modo di atteggiarsi, un indecente e scostumato modus vivendi, un gesto deliberatemene offensivo e immorale nei confronti di coloro che le hanno realmente salite in libera, consumando energie psico-fisiche e risorse economiche.

Il Cafone si mette a confronto con Güllich e gli svaluta le vie. Non lascia in pace nemmeno i morti, li evoca e si beffa di loro.

Lo immaginiamo mentre, vestito dei suoi capi firmati e9, va a farsi una passeggita al cimitero di Obertrubach, tra Nürnberg e Bayreuth, a visitare la tomba di Wolfgang Güllich . Lo immaginiamo altresì, mentre si avvicina al sepolcro e con fare coatto dice aho, pure questo era ‘na pippa, j’ho dovuto sgradà la via.

Stentiamo invece ad immaginare quanto grande sia stata la sua meraviglia quando dal profondo dell’avello ha udito la voce di Wolfgang che lo esortava a smetterla con le sue cafonate e le sue bugie per, alfine, intraprendere la via del pentimento.

In quella situazione possiamo figurarci la risata sarcastica e sbeffeggiante del Cafone, senza timor di Dio, e la risposta del grande Wolfgang Güllich:

Di rider finirai pria dell’aurora.
Ribaldo audace! Lascia à morti la pace.

Preso da un delirio di onnipotenza, miscredente e strafottente, immaginiamo il Cafone che se la ride dello spirito di Güllich e per burla lo invita la sera stessa a mangiare würstel e crauti (in quel periodo il Cafone non era a dieta) nella vicina brasserie.

Non sapeva, il Cafone, che Güllich, essendo un ragazzo educato e a modino, qualora qualcuno lo inviati a cena, di solito, se non ha altri impegni, accetta con gradimento. E non essendoci nell’aldilà altre grandi distrazioni, anche in questo caso avrebbe accettato l’invito.

La fortunata sorte ha voluto che casualmente il poeta Lorenzo Da Ponte quella sera passasse proprio da quella brasserie e registrasse in versi il colloquio e gli eventi drammatici che lo seguirono in quella memorabile serata a cui partecipò anche Leporello, amico e assicuratore di fiducia del Cafone.

Questi versi sono stati poi messi in musica, con memorabile maestria, dal (solito) Mozart.

GÜLLICH
Gran Cafone! a cenar teco
m’invitasti, e son venuto.

IL CAFONE
Non l’avrei giammai creduto,
ma farò quel che potrò.
(a Leporello)
Leporello, un’altra cena
fà che subito si porti!

LEPORELLO (mezzo fuori col capo dalla mensa)
Ah, Cafon!… Siam tutti morti!

IL CAFONE
Vanne, dico… (Leporello, con molti atti di paura, va per partire)

GÜLLICH
                           Ferma un pò!
Non si pasce di cibo mortale
chi si pasce di cibo celeste.
Altre cure più gravi di queste,
altra brama quaggiù mi guidò!

LEPORELLO
La terzana d’avere mi sembra,
e le membra fermar più non so.

IL CAFONE
Parla, dunque: che chiedi? che vuoi?

LEPORELLO
E le membra fermar più non so.

IL CAFONE
Parla, parla: ascoltando ti sto.

GÜLLICH
Parlo, ascolta: più tempo non ho.

GÜLLICH
Tu m’invitasti a cena:
il tuo dover or sai.
Rispondimi: verrai
tu a cenar meco?

LEPORELLO (a Güllich, da lontano, tremando)
Oibò! Tempo non ha… scusate.

IL CAFONE
A torto di viltate tacciato mai sarò!

GÜLLICH
Risolvi!

IL CAFONE
                  Ho già risolto!

GÜLLICH
Verrai?

LEPORELLO (al Cafone)
Dite di no.

IL CAFONE
Ho fermo il core in petto,
non ho timor: verrò!

GÜLLICH
Dammi la mano in pegno!

IL CAFONE
Eccola!  (grida forte)
Ohimè!

GÜLLICH
                                 Cos’hai?

IL CAFONE
Che gelo è questo mai!

GÜLLICH
Pèntiti, cangia vita:
è l’ultimo momento!

IL CAFONE (vuol sciogliersi, ma invano)
No, no, ch’io non mi pento:

vanne lontan da me!

GÜLLICH
Pèntiti scellerato!

IL CAFONE
No, vecchio infatuato!

GÜLLICH
Pèntiti.

IL CAFONE
            No.

GÜLLICH
                        Sì.

IL CAFONE
                                    No.

GÜLLICH
Ah! tempo più non v’è! (fuoco da diverse parti, tremuoto, etc. Güllich sparisce)

IL CAFONE
Da qual tremore insolito
… sento… assalir… gli spiriti…
Donde escono quei vortici
di fuoco pien d’orror?…

CORO DEI CLIMBERS NELLA BIRRERIA
Tutto a tue colpe è poco.
Vieni: c’è un mal peggior!

IL CAFONE
Chi l’anima mi lacera!…
Chi m’agita le viscere!…
Che strazio! ohimè! che smania!
Che inferno!… che terror!…

LEPORELLO
Che ceffo disperato!…
Che gesti da dannato!…
Che gridi! che lamenti!…
Come mi fa terror!…

CORO DEI CLIMBERS NELLA BIRRERIA
Tutto a tue colpe è poco.
Vieni: c’è un mal peggior!
(il fuoco cresce. Il Cafone si sprofonda sottoterra)

IL CAFONE E LEPORELLO
Ah!

Il Convitato di Pietra Wolfgang Güllich fa sprofondare il Cafone negli inferi per le sue immonde menzogne

Il Convitato di Pietra Wolfgang Güllich fa sprofondare il Cafone negli inferi,  tra le fiamme, per le sue immonde menzogne (Commendatore: Reinhard Hagen, Don Giovanni: Erwin Schrott, Royal Opera Hose)

Qualcuno penserà che il redattore sia un po fissato con Mozart. Il redattore non ha difficoltà a confermare, sostenendo tuttavia di averne ben donde.

Il teatro di Mozart, con le sue 22 opere, alcune delle quali incompiute, contiene, come il teatro di Shakespeare, quasi tutto ciò che l’umanità può dire o fare su questa terra e anche oltre questa terra, come nel caso presente. E laddove il testo è manchevole, interviene la musica a chiarire, a completare e a rendere la sua arte unica ed insuperata. Il redattore invita quindi i suoi lettori amanti del bello a sfamare il loro appetito estetico con questo meraviglioso terzetto, che fa parte a buon diritto della storia universale della musica.

Ma non siamo qui per tessere gli elogi e fare l’esegesi del divino Wolfgang, perché in tutta certezza non ne ha bisogno. Siamo qui invece ad ammonire e rampognare ancora una volta Marco Bradipo, dandogli un ultimatum, come segue.

Cafone: dopo la scoperta dell’ultima bravata, solo un destino rimane possibile: sprofondare all’Inferno, spinto dalla fredda mano di Wolfgang Amadeus Güllich, che dall’aldilà ti trascina sotto terra. Sei un bugiardo e sei stato sbugiardato.

Rendi pubblica la testimonianza del tuo assicuratore mentre liberavi Bain de Sang, il 25 dicembre del 2009, insieme a Babbo Natale e a Gesu’ Bambino, oppure, in mancanza di ciò, il redattore, per il tramite di Nando Zanchetta, sarà costretto a chiedere ai siti di cui sopra di cancellare la tua realizzazione di Bain de Sang, evidente menzogna.

Ma ti si vuole offrire ancora una chance: invia tu una mail e informa i bravi gestori dei siti che si trattava di una burla, pregandoli di cancellarti. Vedrai, non si arrabbieranno.
Si arrabbieranno invece se, dopo i dieci giorni che ti vengono concessi, a partire da ora, per agire in tal senso, Nando Zanchetta richiederà la cancellazione e renderà pubblica, anche oltr’Alpe, la tua insolenza e la tua ribalda sfacciataggine.

Non resta che augurarti buon lavoro, Cafone!

I dolori del giovane Cafone

Gentili lettori, il redattore deve ammettere di essere disorientato. Il nitore delle evidenze probatorie e documentali che giungono agli occhi e agli orecchi del redattore quando si parla delle cafonerie del Cafone, perdono definizione e dettaglio quando ci si riferisce alla sua relazione con le donne.

Il redattore gli aveva appena lanciato l’invito, alla fine del precedente scritto, a trombare un po di più, che subito Marco Bradipo ci sorprende con il seguente post:

Il post de Bradipo da Phi Phi Island (Tailandia) con al sua dolce compagnia

Il post de Bradipo da Phi Phi Island (Thailandia), con la sua dolce compagnia

L’incongruenza è stata immediatamente stigmatizzata dal solito Rob Buzz Uzzi, attento ed imparziale osservatore,  che ha richiamato subito l’attenzione di Nando Zanchetta, incolpevole ambasciatore degli scritti del Nuovo Redattore.

A parziale giustificazione del travisamento operato dal redattore, si vuole citare un vecchio post di Marco Bradipo dove egli deliberatamente dichiarava di essersi allontanato dalle donne, in quanto ostacolavano la sua luminosa carriera di climber. Eccolo:

Il post del Cafone nel quale dichiarava di rinunciare per sempre alle donne (anno 2012)

Il post del Cafone nel quale dichiarava di rinunciare per sempre alle donne (anno 2012)

Di fronte a questo enigmatico rompicapo, il redattore ha avviato un’approfondita indagine, che lo ha portato in breve tempo a chiarire almeno parzialmente la questione.

Tuttavia, per giungere a tale risultato il redattore si è visto costretto a mettere in atto comportamenti gravemente lesivi della dignità umana, ai danni di Marco Bradipo e ora la sua onestà intellettuale non gli consente di esimersi dal denunciare pubblicamente le malefatte di cui si è reso protagonista. Il redattore è infatti il mandante di un furto perpetrato dal suo sgherro Nando Zanchetta, coadiuvato per gli aspetti logistici dall’amico Filiberto dè Barberis di Castelvetere, e architettato allo scopo di sottrarre informazioni segrete e personali al Cafone. Il colpo è stato organizzato fin nei minimi particolari ed ha in effetti sortito esito positivo, tal che il redattore ne può descrivere di seguito la dinamica.

Il Cafone suole andare in palestra per i suoi lunghi ed alienanti allenamenti e, in quella situazione, è solito abbandonare il proprio voluminoso zaino proprio all’ingresso della sala esercizi. Tale ingombrante bauletto ha sempre destato, per le sue rilevanti dimensioni, la curiosità degli sportivi avventori della palestra, in primis lo Zanchetta e il dè Barberis di Castelvetere. Costoro hanno quindi malevolmente contattato il redattore per chiedergli se ritenesse utile una verifica del suo contenuto. Il redattore, cronista d’assalto e amante della pura verità, si è ovviamente dichiarato disponibile a sostenere i due in questa meschina e perniciosa azione, comunque messa in atto, lo si deve ammettere, per sincero spirito di conoscenza.
Il piano prevedeva l’attenta ispezione del contento dello zaino del Bradipo e il reperimento di informazioni che potessero dare indicazioni sulle origini e gli sviluppi della cafonaggine del Cafone ed eventualmente della sua condotta contraddittoria con il gentil sesso. Almeno queste erano le speranze del redattore.
Il momento dell’apertura dello zaino è stato attentamente studiato, verificando al secondo gli spostamenti del Cafone in palestra ed i suoi piani di allenamento.
Si è infatti constatato, in fase di pianificazione del colpo, che il Bradipo, dopo 80 – 90 minuti di attento riscaldamento (corsa leggera, flessioni sulle gambe e sulle braccia,  addominali, torsioni del busto, manubri leggeri per deltoide, bicipite, tricipite, bradipiale, brachiale, coraco-brachiale, supinatore, estensori breve e lungo del carpo, flessori e estensori, sia brevi che lunghi, sia radiali che ulnari, pronatore rotondo, anconeo, brachioradiale e estensori propri del pollice, del mignolo e delle altre dita), procede concentrato e determinato verso gli esercizi al trave. Due volte alla settimana il tema è Power Endurance: serie di 22 trazioni sulla tacca da 5 millimetri, e successiva sospensione senza soluzione di continuità fino al completamento dei 5 minuti, da ripetere per 6 volte, per un totale di 30 minuti per ogni serie. Tutto senza mai scendere dal totem. Una macchina da guerra, un fenomeno della natura, recentemente oggetto di studio da parte del dipartimento di Human Physiology dell’Università di Princeton (New Jersey). Il prof Oliver Hardy, che  ha condotto le ricerche, sostiene di non aver mai visto nulla di simile e che probabilmente si tratta di un’anomalia genetica dovuta ad un’alterazione del genoma (il nucleotide G), che nel corpo umano è delegato alla metabolizzazione della magnesite e del crack.
Lo Zanchetta, con il dè Barberis che faceva da palo simulando delle facili arrampicate sulle ronchie della vicina placca (quelle difficili non potrebbe comunque farle), avrebbe avuto quindi circa 30 minuti per agire. E così è stato.

All’apertura dello zaino, il fedele Nando Zanchetta ha trovato vari oggetti: un pettine un po unto, un paio di occhiali Rayban (probabilmente quelli prestati a Mozart), delle palle di gomma per l’allenamento delle dita, vari scontrini di pedaggio autostradale (Roma-Orte e Roma-Fiano Romano), uno scontrino del Bar Centrale di Vitorchiano e, audite audite, il diario privato di Marco Bradipo. La lucidità di Zanchetta è stata straordinaria: in pochi minuti ha fotografato con il suo smartphone tutte le pagine del diario e ha rimesso a posto il prezioso documento. Al suo ritorno, il Cafone, visto il suo normale stato di rincoglionimento e considerate le quantità eccessive di acido di lattico che in quei momenti invadevano i suoi neuroni bloccando l’attività elettrica delle sue sinapsi, non gli hanno consentito di osservare che lo zaino era stato manomesso.
Il redattore ha quindi ora a disposizione una serie di preziosissimi elementi, che lo aiuteranno a far luce sulla controversa e complessa personalità del Bardipo.

Si deve in primo luogo riconoscere che le risultanze di quanto reperito nel diario hanno del sensazionale: il redattore credeva che il Cafone fosse da sempre un cafone, che il suo animo, ora abbrutito dalle trazioni, e il suo cervello, ora annullato dalla fissa per i gradi, fossero per nascita e per indole di un qualche rango inferiore.
Niente di più sbagliato. L’immagine che il diario ci restituisce è quella di un ragazzo sensibile e cogitabondo, i comportamenti del quale, a causa di certi avvenimenti che lo hanno condizionato durante l’infanzia e l’adolescenza, hanno preso una incontrollata deriva cafona.

Il diario, sotto forma di epistolario indirizzato ad un suo confidente immaginario, certo Wilhelm, verte sostanzialmente sul suo amore non corrisposto per la bella Bernadette.
Come i lettori sanno, Marco Bradipo conobbe Bernadette alle scuole medie. Vivevano entrambi al centro di Roma: lei in Via del Babbuino nello spazioso appartamento acquistato da papà, affermato chirurgo, piano alto, soffitti a cassettoni, diversi disimpegni, triplo salone, tripli servizi, luminosissimo, balconatissimo, dove ella ancora vive con la famiglia; lui a Via Flaminia, poco fuori Porta de Popolo, in un appartamento affittato a equo canone per 90 euro al mese da un Ente, con un contratto della durata di 99 anni, ereditato (il contratto) alla morte della nonna. Nonna Bradipo, una donna tutta casa e chiesa, lavorava a servizio nell’abitazione di un assessore democristiano al Comune di Roma negli anni ’70 ed era riuscita, dopo anni di onorata professione, Dio volendo, a farsi assegnare questa unità immobiliare, promettendo voti alla DC, il suo e quelli dei suoi discendenti, per l’eternità. Da questo punto di vista il Bradipo, tutto sommato, è un ragazzo fortunato.

Per questa vicinanza abitativa, lui e Bernadette frequentavano la stessa scuola. Appena lui la vide, il primo giorno di scuola, fu subito amore: gli occhi azzurri, i capelli biondi con le trecce, la pelle trasparente come alabastro, il sorriso etereo, lo sguardo altero, il principesco e nobile incedere di Bernadette, ma soprattutto il Mercedes Pagoda cabrio di suo papà, fecero immediatamente breccia nel cuore borgataro del Cafone. Lei non lo guardava nemmeno e lo salutava a mezza bocca alla prima ora, per poi dimenticarsene del tutto come se fosse un appestato.
Lui ne soffriva molto, almeno questo risulta dal suo diario, e per reazione, cercava di farsi notare fumando sigarette senza filtro, mettendo miccette sotto la cattedra dei professori,  tirando bombette puzzolenti a Carnevale, dicendo bestemmie e parolacce e picchiando i suoi compagni più piccoli. Ma Bernadette, nonostante queste leziose e galanti dimostrazioni d’amore, aveva occhi solo per Filiberto, il suo fidanzato da sempre.

Durante la ricreazione i ragazzi giocavano e Bradipo cercava di avvicinarla.
Leggiamo dal suo diario, notando qualche somiglianza con alcuni scritti di Johann Wolfgang von Goethe:

Quale brivido mi corre nelle vene quando per caso le mie dita toccano le sue, quando i nostri piedi s’incontrano sotto il banco! Mi ritiro come dal fuoco, una segreta forza mi spinge avanti di nuovo, e tutti i miei sensi sono presi da vertigine. E la sua innocenza, la sua anima ignara non le lasciano comprendere come queste piccole familiarità mi fanno male. Se, giocando, lei posa la sua mano sulla mia, se a mosca cieca lei si avvicina a me in modo che il suo alito divino sfiori le mie labbra, io credo di morire, come percosso dal fulmine. E se una volta, caro Wilhelm, quell’anima celeste e fiduciosa io osassi… tu mi capisci? No, il mio cuore non  è così corrotto! Ma  è debole, molto debole, e questa non  è forse corruzione?
Lei mi  è sacra. Ogni desiderio tace alla sua presenza. Non posso dire quello che succede in me quando le sono vicino; mi pare che tutta l’anima si riversi nei miei nervi. Bernadette conosce una melodia che suona al pianoforte con un’angelica espressione, con grande semplicità e spirito. è la sua aria preferita, e appena suona la prima nota all’ora di musica, fuggono lontano da me pene, preoccupazioni, capricci. Sono così preso da quella semplice melodia che non mi pare inverosimile niente di quel che si racconta del fascino della musica antica. E come lei sa cominciarla al momento opportuno, proprio quando starei per tirarmi una palla nella testa. Il cupo turbamento della mia anima si dissipa, e io di nuovo respiro liberamente.

Ritratto di Goethe, da cui il Cafone ha attinto a piene mani nel suo diario (Joseph Karl Stieler, 1828)

Ritratto di Goethe, da cui il Cafone ha attinto a piene mani nel suo diario. (Joseph Karl Stieler, 1828, olio su tela)

Non è incredibile? Il diario del Cafone è costellato di simili afflati amorosi, ma il redattore, per non peccare di impudicizia, preferisce ometterne la pubblicazione.

Un giorno, al liceo, il Cafone scoprì che in effetti Bernadette se la rifaceva con Filiberto. La sua delusione fu cocente:

Talvolta non posso concepire che un altro possa, osi amarla, mentre io l’amo così unicamente, profondamente, compiutamente, e non conosco, non so, non ho che lei al mondo!

E ancora, più avanti:

Lei sente ciò che io soffro: oggi il suo sguardo mi  è arrivato fino al cuore. L’ho trovata sola, che fumava di nascosto dalla bidella al bagno del secondo piano; non ho detto niente, e lei mi ha guardato. E in lei non ho più visto l’affascinante bellezza, la luce del nobile intelletto: tutto era scomparso ai miei occhi: un più splendido sguardo agiva su di me, esprimendo tenero interesse, dolce compassione. Perché non ho osato gettarmi ai suoi piedi? Perché non ho osato gettarmi al suo collo e coprirla di baci? 

La situtazione si faceva quindi sempre più insostenibile, e Bradipo decise così di allontanarsi dalla quella scuola per non soffrie, fin quando si cominciò a credere che fosse passata la sua cotta. La giustificazione per la sua dipartita fu: So’ troppo soggetti sti’ ricconi demmerda!

Un giorno Bradipo apprese che Filiberto andava in montagna e che aveva trasmesso questa passione alla sua amata Bernadette. Se ne andavano il sabato e la domenica sui monti a fare delle lunghe e remunerative escursioni. Panorami sconfinati sui monti Lucretili, Tiburtini e Ruffi. Estenuanti scarpinate sulle incontaminate vette dei monti Sabini. Spericolate giornate outdoor sulle ripide pendici dei monti Ernici, con bussola e k-way.
In poco tempo Bradipo acquistò il suo primo paio di scarpe da trekking e cominciò anche lui ad andare per monti. Memorabili le sue impressioni di quei magici giorni, sulla vetta del Monte Gennaro davanti al meraviglioso spettacolo del Monte Pellecchia:

La struggente vista dalla vetta del Monte Gennaro verso il Monte Pellecchia

La poetica e struggente vista dalla vetta del Monte Gennaro verso il Monte Pellecchia

La mia anima  è pervasa da una mirabile serenità, simile a queste belle mattinate di maggio che io godo con tutto il cuore. Sono solo e mi rallegro di venire in questi luoghi che sembrano esser creati per anime simili alla mia. Sono così felice, mio caro, così immerso nel sentimento della mia tranquilla esistenza che la mia arte di camminare in montagna quasi ne soffre. […]
Quando l’amata valle intorno a me si avvolge nei suoi vapori, e l’alto sole si posa sulla mia foresta impenetrabilmente oscura, e solo alcuni raggi si spingono nell’interno sacrario, io mi stendo nell’erba alta presso il ruscello che scorre, e più vicino alla terra osservo mille multiformi erbette; allora sento più vicino al mio cuore brulicare tra gli steli il piccolo mondo degli innumerevoli, infiniti vermiciattoli e moscerini, e sento la presenza dell’Onnipossente che ci ha creati a sua immagine e ci tiene in una eterna gioia.

Dalle escursioni all’alpinismo il passo fu breve. Bradipo capì che almeno in questo sport poteva surclassare Filiberto, il suo nemico giurato.

Cosi cominciò la sua ascesa nel climbing: allenamenti continui, studi di anatomia applicata, applicazione dei metodi di allenamento più sofisticati, alimentazione controllatissima, viaggi in tutte le principali location di arrampicata e blocchi del mondo.
Sembrerebbe che il contatto con la roccia lo trasformò: la componente wertheriana del suo carattere scomparse completamente per lasciare spazio esclusivo alla sua componente cafona, facendo di lui un rabdomante del punto G.

Fu questo il periodo in cui il Cafone conobbe i piaceri del sesso e si buttò corpo e anima nella conquista di quante più femmine fosse possibile. Il diario ce ne da evidenza, assommando il totale delle sue conquiste a ben 2.065 donne, suddivise per paese e per falesia, in una lista riassuntiva stilata da Bradipo, nella parte finale del suo diario.

Italia: 640, tra Lumignano (commento: tutti caini demmerda), Ceredo (commento: fiche pazzesche), Arco (commento: ar campeggio se rimorchia ‘na cifra)
Germania: 231, principalmente in  Frankenjura (commento: troppo naziste a letto)
Francia: 100, tra Orgon, Gorge du Loup, Ceuse (commento: troppa salita; arivavo stanco e duravo poco)
Turchia: 91, pricipalmente a Geyikbayiri (commento: qua arivano tutte vergini ar matrimonio……. ‘na figata……)
Spagna: 1003 tra Rodellar (commento: belle ‘e fichette ‘n costume che se fanno er bagno ar fiume), Margalef, Oliana, Siurana, e più di recente, Albarracin (commento generale: le spagnole so un po zozze ma so belle porche; stanno sempre sconvorte perchè se fanno ‘na cifra de canne).

Il Cafone in quei viaggi ne trombò di tutti i tipi: contadine, cameriere, cittadine, contesse, baronesse, marchesane, principesse, di ogni forma, di ogni età, bionde, brune, grassotte, magrotte, grandi e piccine, vecchie e giovani principianti (le sue preferite…), ricche, brutte, belle, purché portino  la gonnella!

Sembra singolare, ma i numeri e le descrizioni delle sue conquiste coincidono quasi alla lettera con quelle di Don Giovanni, il dissoluto punito.

Il suo inserviente e compagno di ventura, Leporello, nella famosa Aria del Catalogo, ne parla ad una di esse, Donna Elvira, sedotta e abbandonata da Bradipo-Don Giovanni a Siviglia,  per consolarla ma anche per metterla in guardia dall’innamorarsi di un simile mostro fellone, nido d’inganni.

Di seguito i versi pronunciati da Leporello, scritti dal grande Lorenzo Da Ponte e messi mirabilmente in musica dal solito divino Mozart, che costituiscono il secondo capitolo della rubrica La Musique du Cafon.

 Madamina, il catalogo è questo
delle belle che amò il Cafon mio,
un catalogo egli  è che ho fatt’io,
osservate, leggete con me. 

In Italia seicento e quaranta,
in Lamagna duecento e trent’una,
cento in Francia, in Turchia novant’una,
ma in Ispagna son già mille e tre.

V’han fra queste contadine,
cameriere e cittadine,
v’han contesse, baronesse,
marchesane, principesse,
e v’han donne d’ogni grado,
d’ogni forma, d’ogni età.

Nella bionda egli ha l’usanza
di lodar la gentilezza,
nella bruna la costanza,
nella bianca la dolcezza.
Vuol d’inverno la grassotta,
vuol d’estate la magrotta;
è la grande maestosa,
la piccina  è ognor vezzosa…
Delle vecchie fa conquista,
pel piacer di porle in lista;
ma passion predominante
è la giovin principiante.

Non si picca se sia ricca,
se sia brutta, se sia bella:
purché porti la gonnella,
il Cafone se le fa.

Il redattore invita i gentili lettori e ascoltatori, anche coloro che non apprezzano il genere, a porre attento orecchio a questa vetta assoluta della musica di tutti i tempi. Lo snocciolarsi della lista, con una valanga di note che precipita come le valanga di femmine sedotte dal Cafone, la vivida descrizione dei caratteri, la costante, la gentile, la dolce, la maestosa, la piccina, e lo scarto di clima che accompagna, con sinistra musica, il riferimento all’odioso vizio del Cafone di sedurre e abbandonare le verginelle, fanno di quest’aria un irripetibile e forse irripetuto esempio di espressività musicale. Per dirla ancora con Goethe “Quest’opera è unica nel suo genere e la morte di Mozart ha distrutto ogni speranza di poter vedere mai più qualcosa di simile.”

Alla fine dell’indagine, il redattore può quindi trarre la conclusione che il Cafone, oltre ad essere affetto da sindrome maniaco-depressiva, soffre anche di schizofrenia: oggi è Werther e soffre per amore di una donna, domani è Don Giovanni e ne seduce 2.065 in giro per il mondo.

Ma soprattutto quest’oggi il redattore deve chiedere scusa a Marco Bradipo, per due motivi.
Il primo, per aver sottratto a sua insaputa informazioni intime e per averle rese pubbliche senza il suo consenso.
Il secondo, per aver sospettato delle sue scarse capacità di seduttore e sciupafemmine, fatto che con tutta evidenza, risulta palesemente falso.

Pertanto, con la limpidezza e la probità che lo contraddistingue, e volendo restituire al Cafone quel che è del Cafone, il Nuovo Redattore ha chiesto al solito Edegardo er monnezzaro di rappresentare la di lui costernazione per quanto accaduto e porgere a Marco Bradipo, le sue più sentite scuse.

A Cafò, sto Novo Redattore nun aveva capito ‘n cazzo. T’ha dovuto ‘nculà er diario pe capicce quarche cosa. Te prego, o devi scusa’. Anzi….m’ha chiesto pure si je poi da l’agendina coi numeri de telefono, che se ne vò tromba quarcuna pure lui. Che je devo dì? Famme sape’……

Il Cafone e il divino Mozart

Dal giorno in cui il redattore ha lanciato il primo post su questo blog, ha atteso con ansia e trepidazione un seppur minimo cenno di riscontro da parte di Marco Bradipo, detto il Cafone. Il redattore visitava sovente e con avidità il diario Facebook del Cafone, sperando di trovare riferimenti ai suoi scritti. Ma ogni login si trasformava in una cocente e tormentosa delusione. Furono giorni pieni di angosciosa tristezza e le tribolazioni del mestiere di vivere pesavano come enormi macigni sul sensibile animo del redattore che rischiava di soccombere, ormai spossato e prossimo alla depressione. Un senso di solitudine cosmica lo invadeva, lui, inascoltato censore, solerte declamatore verso distratto uditore, teatrante senza pubblico, menestrello senza corte, solingo cantore dell’inutile.

Fin quando finalmente, in data 4 marzo 2015 il Cafone esternò e dunque esultanza e giubilo furono i sentimenti del redattore, che con ecumenico afflato li condivide ora gioiosamente con i suoi affezionati lettori.

L’agognato riscontro del Cafone è venuto sotto forma di commento alla sollecitazione venuta da un utente Facebook, certo Rob Buzz Uzzi, che lo aveva taggato nel condividere il post di uno dei precedenti scritti del redattore. Per questo motivo il redattore rende benemerenza e sincera gratitudine allo stesso Rob Buzz Uzzi per l’emerita opera di diffusione degli suoi modesti scritti.

Ecco il post e i successivi commenti del Cafone:

Il post di Robb Buzz Uzzi che ha sollecitato le risposte del Cafone

Il post di Robb Buzz Uzzi che ha sollecitato le risposte del Cafone

Come si può evincere, detto Rob Buzz Uzzi nella sua chiamata in causa ventila l’ipotesi che dietro la polemica con il Cafone si nasconda in realtà una questione di donne. Il redattore vuole senza tentennamenti sgombrare il campo da tale possibilità: una donna che potesse incontrare il gradimento del redattore giammai potrebbe generare interesse nel Cafone e viceversa. Parimenti, una donna che nutrisse interesse per il Cafone, fisico apollineo, sguardo arcigno e strafottente, mai potrebbe nemmeno solo posare il suo occhio sulla figura del redattore, fisico da topo di biblioteca, sguardo timido e ritroso.

Bradipo ci informa di aver avuto una donna nella città di Verona e di averla poi volontariamente abbandonata perché gli chiedeva di montare i 6a nella falesia di Lumignano. Era quindi anch’ella una pippa e come noto il cafone non può sopportare di intrattenere rapporti di nessun tipo, tanto meno amorosi, con una femmina che non si tiene. Nella logica primordiale e arretrata del cafone tra una donna pippa e le pippe, la scelta ricade sulle seconde. Evidentemente dopo il trauma sentimentale con Bernadette alle scuole elementari, non si e’ ancora ripreso.

Spiace rimarcare quanto ancora una volta il cafone si inganni. Anche il suo così limitato bagaglio esperienziale, dovrebbe avergli insegnato che le coppie dove entrambi i suoi membri si tengono nascono con un vulnus di base, un virus dormiente, un herpes simplex annidato nelle cellule, inalienabile e ineliminabile che la porterà a continue, lunghe, snervanti ed inutili discussioni e infine al fallimento del rapporto. Le dinamiche di coppia e le naturali frizioni che esse generano si scaricano in questa fattispecie nelle giornate di arrampicata: se lei cade sul tentativo, è colpa di lui che non ha fatto sicura bene; se lei non tiene la tacca è colpa di lui che non l’ha pulita dopo averle montato la via; se lei non blocca sul passaggio, è sempre colpa di lui che le ha consigliato una 7c morfologico.

Cafone, fidati: le migliori sono quelle che fanno il 6a a stento e che vedono in te, che sei forte e ti tieni, un feticcio da adulare, un superuomo sprezzante del pericolo, un’instancabile fucker con le mani nodose e sporche di magnesite, un toro da monta senza cervello, un Hans Dülfer da fessura bagnata, un Ragno da lecco, da usare nei momenti di intimità per soddisfare le loro più recondite e celate voglie. Tutto questo, per quanto stupido e cafone tu possa essere. Anzi proprio in virtù di ciò.

Nonostante la decisione sia sempre quella di star lontano dalle femmine, il redattore e i suoi lettori sanno che l’animo del burbero Cafone non riesce comunque a sottrarsi all’attrazione del gentil sesso. E sanno altresì che quando il Cafone ne trova una che gli fa le moine, sente il sangue in ogni vena che ribolle e fa blo blo, proprio come succede a Don Cassandro, scapolone, ricchissimo ma avaro, nell’opera buffa di Carlo Goldoni La Finta Semplice, musicata nel 1768 dal divino Mozart, all’età di soli dodici anni:

Ella vuole ed io vorrei
convenire non si puo.
Quando son vicino a lei
vale a dir: solus cum sola,
a un’occhiata a una parola
mi riscaldo, mi fo rosso:
mi par ch’abbia il foco addosso
sento il sangue in ogni vena,
che ribolle e fa blo, blo.

Giuliano Zuliani, illustrazione della Finta semplice (I.1), in Carlo Goldoni, Opere teatrali, Venezia

Giuliano Zuliani, illustrazione della Finta semplice (I.1), in Carlo Goldoni, Opere teatrali, Venezia

Ma poi il Cafone, si mette al pangullich, fa qualche serie di trazioni con il carico e, recuperando lucidità, gli si raffreddano i bollori:

Ma l’amor finisce qui
col sei a e coll’anello*.
Ed il sangue già bel bello
si rapprese, si gelò.

[qui il poeta si riferisce ovviamente all’anello della catena del 6a che il Cafone ha appena montato alla signorina]

A quel punto la povera lei è spacciata e il Cafone, pur soffrendone, la abbandona, senza possibilità di appello.

E son come un can barbone
tra la carne ed il bastone:
vorrei stender lo zampino
e al baston piu’ m’avvicino,
e abbaiando, mugolando
prendo il porco e me ne vo’

Ritenendo di far cosa gradita ai lettori e, in questo caso, agli eventuali ascoltatori, il redattore propone una bella incisione dell’aria in questione, inaugurando la rubrica La Musique du Cafon.

Il divino Mozart ci fa percepire qui, con evidente onomatopea, il ribollire del sangue del Cafone, la sua voglia di approfittare di questa femmina e il successivo rammarico per la decisione presa di rinunciarvi, in nome del grado. No, il 6a proprio non si può, prendo il porco e me ne vo’.

Wolfgang Amadeus Mozart, indossa per burla gli occhiali del Cafone

Wolfgang Amadeus Mozart, indossa per burla gli occhiali del Cafone

Il Cafone, nel prosieguo delle sue esternazioni, come consuetudine trascende:

Comunque in finale mio nuovo direttore machitesenkula. Ora avrai i tuoi 15 minuti di celebrità.

Anche in questo caso marco Bradipo fa dichiarazioni fallaci: il nuovo redattore sta dando celebrità a lui e non a se stesso. I suoi post, inutili ed insulsi, hanno trovato nell’invettiva del redattore una loro ragion d’essere, plausibilmente l’unica.

Egli ha addirittura inteso inserire i link ai suoi vaniloqui all’interno dei suoi scritti a dimostrazione che egli desidera dare massima udienza e diffusione ad essi allo scopo di generare l’indignazione generale: Oportet ut scandala eveniant,  (Matteo, XVIII, 7). É opportuno diffonderli, affinché tali scandali siano conosciuti da tutti. Ma il Cafone non é in grado di apprezzare nemmeno i doni e le elargizioni liberali dei suoi detrattori. Perle ai porci.

Più oltre il Cafone conclude con un consiglio al redattore:

Farebbe meglio ad usare quel tempo al trave o al pangulli che lo vedo parecchio basso di massimale.

Anche in questo passaggio, troviamo conferme del grave stato di prostrazione psicologica che la sindrome maniaco-depressiva, già altrove stigmatizzata, ingenera nel Cafone.

Egli ha come unico Dio il massimale, e come unici strumenti della sua liturgia il trave e il pangullich.

Ce lo figuriamo davanti ai suoi oggetti devozionali, calibrando al secondo i recuperi con il cronometro (ne sentiamo l’assordante bip bip), mentre inanella serie su serie di esercizi piramidali. Su e giù. Mano sinistra mano destra. Tacca uno, tacca tre, tacca cinque, tacca due, tacca uno,  cambio mano, tacca uno, etc. Un minuto e trenta di recupero. Altra serie. Una interminabile sequenza combinatoria n-fattoriale di diverse microvariazioni dello stesso, stupido, noioso, alienante e nerboruto gesto, accompagnata da una monotona e altrettanto alienante selezione di musica techno, appositamente predisposta dal gestore della palestra per eliminare ogni barlume di sentimento, grave minaccia per la psicotica e paranoica routine del fedele trazionista. Annullamento del pensiero critico, riduzione di se stessi ad un funzionale ma banale coacervo di muscoli-ossa-tendini, eliminazione del discernimento e del libero arbitrio, nichilismo del pensiero e della volontà, sospensione dell’esistenza in quanto autocoscienza. In sostanza un totale annullamento dell’Essere in senso ontologico. Il tutto per un unico scopo: aumentare il massimale.

Per concludere, il redattore indirizza, anche questa volta a scopo didattico e costruttivo un’esortazione.

Cafone, non fare come Don Cassandro: a questo mondo non esistono solo le trazioni e il massimale. Ci sono anche le femminucce, carine, simpatiche e che fanno il 6a. Non trattarle male, sii cavaliere, non fare il cafone come tuo solito ma soprattutto, ogni tanto, trombatene una.