Israele: “Falesie libere per i Filistei”

La Israeli Climbing Association (ICLA), dopo le sempre più pressanti iniziative sparse in tutto il mondo che tentano di escludere i suoi atleti dalle competizioni internazionali, è finalmente intervenuto in modo ufficiale sulla situazione relativa all’accesso alle aree di  arrampicata. 
La comunità internazionale aveva infatti accusato la ICLA di impedire l’accesso dei Filistei alle falesie e alle zone boulder frequentate dai climber locali. Fino all’ultimo eclatante caso: una palestra di Bruxelles, dopo le proteste di Assiri, Babilonesi e Egizi ha annulato una gara proprio a causa della presenza di alcuni rappresentanti Israeliani.
“L’accesso alle falesie in Cisgiordania e a Gaza è permesso a tutti i cittadini, anche a quelli stranieri, inclusi quindi i Filistei, purché non arrivino con una flottilla di barche a vela”, recita il comunicato ufficiale, pubblicato dalla ICLA su un cippo di pietra presso Gerusalemme.
I Filistei, dopo il 7 ottobre, hanno più volte lamentato l’impossibilità di raggiungere i loro spot preferiti, a causa dei numerosi controlli e posti di blocco che l’esercito Israeliano mette in atto nella zona.
“Viaggiare è diventato una Croce e arrivare alle falesie è un vero Calvario. Noi poveri Cristi, da Ramhalla alla falesia più vicina, impieghiamo 7 ore – ci dice Attak’t al Cazzim, forte arrampicatore che vive nella città sede dell’Autorità Nazionale Filistea –  e proprio quando stiamo per partire sul tiro di scaldo arriva l’esercito e ci sequestra gli imbrachi scambiandoli per cinture esplosive. Dobbiamo riconoscere che gli Israeliani hanno dimostrato di essere dei bravi chiodatori, oggi sulla roccia così come sul legno ai tempi di Ponzio Pilato, ma anche noi abbiamo il diritto di scalare sulle falesie che si trovano nei nostri, cioé ex-nostri, cioé ora loro, cioé occupati, cioé coltivati da noi però colonizzati da loro, cioé… non so nemmeno io come chiamarli… territori Filistei.”

Gli Isrealiani, con un appena velato cinismo,  sostengono che, grazie a loro, Gaza è diventata una immensa zona boulder, a volte ancora friabile e fumante, ma con molte possibili linee tutte da sviluppare. “Almeno fino a quando non sarà costruito il previsto resort di lusso, ci sono blocchi su tutti i gradi. I Filistei, tuttavia, sembrano più interessati a raccogliere i sacchi di farina distribuiti dagli aiuti umanitari (quando li facciamo arrivare) che non ad arrampicare”. Comportamento, quello dei Filistei, effettivamente incomprensibile…
Le falesie della Cisgiordania invece sono frequentatissime da climber illuminati di tutte le nazionalità. Più che la bellezza delle vie, ad attrarli sono le strane apparizioni che si manifestano sulla cima del monte, di giorno una nuvola, di notte una colonna di luce, che dall’alto, con voce tonante e terribile, pronuncia le seguenti parole:


   “Udite, o cieli! E tu, terra, presta orecchio! Poiché il SIGNORE parla: «Ho nutrito dei figli e li ho allevati, ma essi si sono ribellati a me.
   Guai alla nazione peccatrice, popolo carico d’iniquità, razza di malvagi, figli corrotti!
   Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male.
   Imparate a fare il bene; cercate la giustizia, recuperate corda a colui che è volato, fate giustizia al grado, difendete la causa del climber!»”
[Isaia 1,2.4; 2,16.17]


Alcuni dicono che si tratti di un mattacchione con la voglia di scherzare che ha montato un amplificatore da 10.000 watt sul monte. Altri invece dicono si tratti di un SIGNORE che sta li da fin dai tempi di Mosè a ripetere, inascoltato, sempre le stesse cose.  Forse, prima o poi lo ascolteranno e finalmente

   “vivranno nel paese che il SIGNORE aveva cercato per loro, paese dove scorrono il latte e il miele, il più splendido di tutti i paesi.”  [Ezechiele 20,6].

Possibilmente in pace. Shalom.

Will Bosi si appende: mai cosi vicino a Silence, 9c/A0

Will Bosi, il fortissimo climber scozzese è vicinissimo a venire a capo di Silence, il 9c/A0 libertato da Adam Ondra nel 2017 che ancora aspetta la prima ripetizione.
Ce ne dà notizia una pagina Instagram francese, pubblicando una foto sul famoso passaggio chiave che Bosi affronta con una nuova e rivoluzionaria methode.
“Ho cercato in tutti i modi di rifare il passaggio così come lo aveva fatto Adam, ma alla fine ho cambiato piano: subito prima del crux  c’è infatti, proprio lì a portata di mano sinistra, un invitante rinvio che pendola ed ho così deciso di utilizzarlo. Tenerlo non è facile: si arriva da una dura sequenza di resistenza e per stringerlo ci vuole un bel po’ di forza!  Ho avuto bisogno di diversi tentativi prima di riuscire a chiudere il passaggio. Ed ora mi sento molto vicino alla libera”.

La presa buona

Will, noto per la sua ferrea etica in tutto ciò che riguarda le sue realizzazioni, sta lavorando la via da più di due anni e ribadisce che in questo momento Silence è il suo obbiettivo principale.
“Qualcuno storcerà il naso vedendo la mia nuova methode ma dal momento della prima realizzazione si può dire che sia passata un’era geologica e i rinvii sono gli stessi lasciati da Ondra nove anni fa: possiamo quindi considerare che facciano parte della via. Tra l’altro sono anche molto deteriorati dalla salsedine norvegese e quindi c’è anche un po’ di adrenalinia in più dovuta al rischio che si rompano. Ma non me la sento di dare un grado in più solo per questo.”
Anche se il progetto non è ancora finalizzato, Bosi si sbilancia anche sul grado: “Per la parte in libera, confermo il 9c dato da Adam, ma per il crux mi sbilancio su un solido  A0, visto che mi tiro su con il rinvio.”
Uno volta superato lo scoglio di Silence, quali sono i tuoi prossimi programmi?
“Nei prossimi mesi penso di ripetere tutti i 9c esistenti, sempre tirandomi sui rinvii. E poi, utilizzando lo stesso metodo, vorrei dedicarmi ad un 11c+, completamente naturale, su cui ho fissato i rinvii 8 anni fa, nella falesia di Big Cheat in Scozia. Ormai fanno parte della via e si possono prendere. O no?”
Dunque complimenti a Will, un climber sempre avanti nelle sue scelte etiche, che ha finalmente sdoganato, anche nell’arrampicata top level, il baro di bastoni telescopici, vie montate, catene di 8 rinvii, tatticoni di un metro e mezzo, ginocchiere e realizzazioni a vista con i video di YouTube.

Katza Bubbolein libera un 9a+ (…e Sticazzi)

Super-prestazione da parte di Katza Bubbolein, la climber tedesca cresciuta arrampicatoriamente a Spinaceto (Roma Sud), che libera il 9a+ …e Sticazzi, nella falesia austriaca di Mecojoni ar Kaiser.
Ce ne dà notizia la stessa Katza sul suo profilo Instagram: “Dopo tre anni di tentativi finalmente sono riuscita a salire la via (…e Sticazzi, NdR). Avevo fatto qualche ricognizione nel 2024 e …e Sticazzi era sembrata subito alla mia portata. Tuttavia ho dovuto darci sotto con gli allenamenti prima di venire a capo del crux. Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato in questo meraviglioso viaggio sulla via …e Sticazzi.”
Katza Bubbolein è la prima climber con il nome che comincia con la lettera K a liberare una via di questa difficoltà. Un record certamente non facile da battere.

La comunità dei climber, sempre più avida di notizie sui campioni del nostro sport, ha riversato nei commenti tutto il suo affetto sulla giovane arrampicatrice, congratulandosi con lei e citando a suo onore più volte il nome della via: …e Sticazzi.

K2: nuovo reparto di Terapia Intensiva in vetta

Pakistan. Il governo di Islamabad ha comunicato che si sono resi disponibili 10 (dieci) posti nel nuovo centro di Terapia Intensiva sulla vetta del K2. Una bella notizia, dopo gli assembramenti creati sulla montagna da un gruppo di 10 (dieci) meritori volontari nepalesi. “I nostri ospedali in città sono al collasso” ha dichiarato il Primo Ministro Pakistano “i posti in terapia intensiva sono tutti occupati  e quei 10 (dieci) posti ci aiuteranno a salvare molti dei nostri connazionali.” Il PM ha poi pubblicamente ringraziato il gruppo di nepalesi: “Many, many, many, really a lot of tanks!”

Ma, nonostante le parole accomodanti de governo, il gruppo dei 10 (dieci), di ritorno al campo base, non è sfuggito alla polizia che ha loro comminato una salatissima ammenda: “Abbiamo rilevato assembramenti sia al campo base che nei 4 campi avanzati: 5 campi, 10 (dieci) persone, 200 dollari a persona fanno 10.000 (dieci mila) dollari” ha dichiarato Sharif al Mazzett, capo della sezione di Polizia di Skardu.

“È una ingiustizia” tuona Breathanny O’Two, la pugnance Expedition Manager della Red Bull, sponsor della spedizione.  “Non abbiamo violato nessuna delle regole anti pandemia, non abbiamo utilizzato nessuna delle strutture sanitarie pakistane. Anzi, abbiamo portato ben 10 (dieci) apparati per la respirazione artificiale fin sul cucuzzolo della montagna, proprio per essere di aiuto alla popolazione locale. Purja Sherpa, Ninja Sherpa, Forja Sherpa, Lanja Sherpa, Canja Sherpa, Finja Sherpa, Ranja Sherpa, Manja Sherpa, Franja Sherpa e Minghia Sherpa hanno rispettato tutte le regole anti-covid:  hanno fatto il test 72 (settantadue) ore prima della finestra di bel tempo, si sono disinfettati le mani prima di infilare i guanti, hanno sterilizzato le punte delle piccozze, hanno mantenuto il distanziamento sulle corde fisse e nelle tendine da bivacco ai campi alti e hanno tenuto la mascherina per la respirazione artificiale per tutta la salita. L’unico momento in cui l’hanno tolta è stato all’arrivo in vetta per intonare commossi l’Inno Nazionale. È stato un momento emozionante,  al passo con i tempi e per nulla retorico. Non potevamo negarlo”, continua la O’Two che è poi intervenuta personalmente presso in comandante Al Mazzett, ottenendo l’annullamento della multa in cambio di 200 (duecento) piccoli ritratti su sfondo verde di George Washington .

Il governo nepalese in un semplice comunicato si è complimentato con i sui connazionali: “Un manipolo di eroi, guidati dalla sole proprie forze e dalla fede in Dio, con indomita abnegazione, impareggiato vigore, indefessa energia e ardimentoso slancio, consegna la valorosa impresa all’imperitura memoria della nostra Nazione, che in questo giorno si rigenera in una radiosa alba di gloria e risorge più bella e più grande che pria”.
“Bravo!”
“Grazie!”

Al di là delle polemiche contingenti, resta la grande impresa, che indiscutibilmente farà storia: il primo uomo, il primo uomo, il primo uomo, il primo uomo, il primo uomo, il primo uomo, il primo uomo, il primo uomo, il primo uomo e il primo uomo che è ha montato un reparto di Terapia Intensiva in cima al K2.

Intanto, in attesa che qualcuno degli alpinisti già presenti al campo base effettui la prima invernale del K2, la Red Bull già prepara la prossima impresa: 10 (dieci) jamaicani faranno, tutti insieme, 18.99 sui 200 metri nelle finali delle Olimpiadi con il tutore al ginocchio. E c’è da scommettere che ce la faranno!

Referendum riduzione spit: SI o NO?

I prossimi 20 e 21 settembre si terrà l’atteso referendum confermativo per la riduzione del numero degli spit sulle vie di arrampicata. Come noto, la riforma prevede la riduzione delle protezioni sulle vie sportive fino a un massimo di una ogni 5 metri. Il tema è di grande attualità dopo la schiodatura di Dolmen, la via trad di Rolando Larcher in Val Gardena, integrata appunto con tre spit.

I sostenitori del SI, pur prendendo le distanze da questi atti di vandalismo, spiegano cosi’ la loro posizione: “La riforma permetterebbe un grande risparmio per le casse dei chiodatori e soprattutto migliorerebbe la qualità degli arrampicatori” spiega Andrea Volalongo, deputato del Movimento 5 Spit, tra i promotori dell’iniziativa di riforma. “Oggi non vola più nessuno. Vediamo arrampicatori appesi che saltano sistematicamente i passaggi chiave tirandosi sui rinvii e questo non fa bene all’Italia. La Germania e gli altri partner europei sono molto più avanti su questo punto: basta vedere cosa succede a Ceuse o in Frankenjura. Promuovere la meritocrazia anche in falesia e limitare la caciara il sabato e la domenica per poter provare i tiri duri senza rotture di palle: questi i nostri obiettivi. Ovviamente la riforma deve essere accompagnata da altri provvedimenti – continua Volalongo – come incentivi per l’acquisto dei nuovi bastoni telescopici da 20 metri, sgravi fiscali per gli ansiolitici e dispenser di carta igienica in falesia”.

L’Onorevole Volalongo su Fun-out (7c+)

I sostenitori del NO la vedono in modo opposto. “Oggi nell’arrampicata c’è un deficit di democrazia” spiega Mario Micaco,  ex delegato nazionale alla Fifa e promotore di un altro importante referendum, quello per l’abolizione dei sentieri di avvicinamento. “Votare NO significa bloccare la nefasta tendenza a ridurre gli spit. Vogliamo più gente in falesia, più radio accese, più gente che urla, più grigliate e soprattutto turni di sicura più lunghi sulle vie che tutti provano ma che nessuno fa: ti riposi meglio tra i tentativi e hai più tempo per guardare i culi delle climber carine”.

Le posizioni dei partiti sono molto variegate. Il PD ha una posizione chiara e netta: “Meno spit significa che ci sono meno protezioni, mentre più spit significa che ce ne sono di più”, sostiene il segretario DEM Zancaretti.

Per Giorgia Meloni, schierata per il SI, è una questione di identità nazionale: “Emilio Comici negli anni ’20 metteva un chiodo ogni 30 metri. Ora perché ne serve uno ogni metro? Siamo un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di navigatori e di arrampicatori, e togliere un po’ di protezioni restituirà al Popolo Ittaliano un po’ di orgoglio nazionale”.

Per Salvini, più moderato del solito, non solo vanno tolti gli spit, ma vanno anche demolite le falesie con le ruspe. “Sono un ricettacolo di fannulloni, in Lombardia, come in Piemonte, in Liguria, in Emilia Romagna ma anche in Campania, in Puglia, in Sicila, in Sardegna….. ecco: piuttosto chiudiamo i porti in Sardegna.”

Berlusconi invece dice NO: “Già mi sono cagato sotto con il COVID, non vorrei cagarmi sotto anche in falesia”.

Venerdì 19 per la chiusura della campagna elettorale, il comitato per il NO si ritroverà a Arco con Arturo Trapanesi, il chiodatore di No fall is my goal, il 6a più ripetuto del mondo (30 metri con 41 spit). Il comitato del SI invece terrà una manifestazione a Finale Ligure con un testimonial d’eccezione, Alex Honnold, in viaggio di nozze nel Belpaese, il quale in proposito ha dichiarato: “Gli spit? SI e NO se li vedo quando scalo…”

Negazionisti ad Arco: “Non ce n’é di Noviccì”

Dopo Berlino, Londra e Roma, i negazionisti si sono dati appuntamento ad Arco di Trento.

Migliaia di centinaia di decine di manifestanti (gli organizzatori parlano di 200 mila persone mentre la barista del Bar Nazionale ne ha contate 23), tutti senza mascherina e senza sacchetto della magnesite, sono accorsi sabato scorso in Piazza III Novembre, davanti alla Collegiata dell’Assunta. Al grido di Non ce n’è di Noviccì, i manifestanti hanno negato l’esistenza del COVID, del bosone di Higgs, dello sbarco in Normandia, del prezzemolo, del 9c e della mafia.


La piazza di Arco gremita di manifestanti anti-9c

Tra gli speaker del palco di Arco c’era Massimo Dell’Assurdo, sostenitore dell’inesistenza del Colosseo e primo promotore del rocciapiattismo.

Silence, – sostiene Dell’Assurdo –  il presunto 9c salito da un non meglio identificato scalatore ceco, conosciuto con lo pseudonimo di Adam Ondra, è di fatto un complotto delle multinazionali della magnesite e dei sostenitori della dittatura del grado. La loro logica è inumana e agghiacciante: più alzano il grado, più magnesite vendono, a danno dell’ambiente, delle prese e dei polmoni dei palestrari. E le Big Pharma già stanno preparando il vaccino…. Questo Ondra – insiste Dell’Assurdo – è in realtà un agente del Gruppo Bilderberg ed è affiliato al Sacro Ordine dei Gran Scalatori di Sion, ma la stampa di regime non ne parla. Noi ne siamo certi: il 9c non esiste”

Le motivazioni addotte dal Dell’Assurdo in effetti danno da pensare “Abbiamo visto la grotta di Flatanger su Google Maps e a noi risulta essere piatta, come del resto tutte le altre rocce visibili dal satellite. Provare per credere. Ora mi chiedo: come è possibile fare un 9c su una roccia piatta? Solo dei creduloni, schiavi dei poteri forti e manipolati con i chip sottopelle attraverso i trasmettitori 5G possono prestare fede a simili fandonie”.

Anche Bibliographie, il nuovo 9c salito salito da Alex Megos a Ceuse, è stata oggetto delle analisi del gruppo dei rocciapiattisti: “È evidente che le foto sono state fatte dalla CIA nel deserto del Nevada e il biondino tedesco giocava a fare la verticale con la corda attaccata. I poteri occulti finanziati da Bill Gates, usando i loro speciali software, hanno poi girato le foto per far sembrare che la via strapiomba. Siamo ormai alla dittatura.”

Alex Megos cerca di fare la verticale nel deserto del Nevada
(Foto: archivio Central Intelligence Agency)

Stefano Ghisolfi, di ritorno a casa da Flatanger dopo il suo lungo lavoro su Change (9b+) non ha voluto prendere una posizione, ma ha commentato dicendo che se la grotta fosse veramente piatta lui sarebbe contento e il primo crux della via sarebbe sicuramente 17 gradi di meno.

Per stemperare la tensione, dopo la manifestazione, i partecipanti sono andati a scalare a Massone. Uno di loro, dopo essere sceso da un via ha dichiarato “Sto’ 6b è durissimo. Sarà che è unto, sarà che non uso la magnesite, ma 6b…. proprio NON ESISTE!”

Stop all’arrambicata a Frogiolone

È di pochi giorni fa la notizia che il sindaco di Frogiolone, comune nel quale si trova la falesia Forgia Quadra, conosciuta anche come Colle dell’Orbo, ha vietato l’arrambicata. Nonostante le proteste, il sindaco ha voluto bloccare comunquemente le rischiose e dannose scorribande sulle vie ferrate da parte degli scalatori che frequentano la zona. “La Sorcia Quadra è eternamente e sempremente del Popolo di Progiolone” sostiene il sindaco in un commento su facebook, poi rimosso. Abbiamo verificato: è vero!

Infattamente, il Popolo di Truciolone è il padrone della falesia perché comunquemente lo prevedono gli Usi Civici della Mondagna. Il Popolo di Protolone, al grido di Cchiu gradu pe tutti dice che “nun ‘ze sa chi ce l’ha messe, ma visto che ‘ste vie ferate già ce stanno, cercamo armeno de facce un bo’ de sordi“. Ma soprattuttamente il Popolo di Porcolone si è stancato di sentir dire che qualcuno si fa male casa loro. “Se volete vi aiutiamo a farvi male a casa vostra, ma non qui a Forcolone”. Del resto la storia parla chiaro: il Popolo di Borgiolone è una fiera etnia di burini dediti alla grigliata di carne di cavallo che iniziò secoli fa la colonizzazione della Torcia Quadra, sottomettendo i popoli invasori a colpi di frigoriferi e lavatrici abbandonate e stabilendo lo ius primae tacchis con lo stendardo “voi qui nun’ge dovede rombe er cazzo“.

Ma la questione senzadubbiamente è molto più glande di quanto sembra. Forze contrarie all’interesse Comunale di Torpolone, legate alle lobby sexo-marxo-spitto-mondialiste, vogliono mettere le mano (nei buchi) e i diti (sulle tacche) senza nemmeno pagare pedaggio cercando di favorire l’invasione degli extra-comunali. “Vogliamo porti e strade provinciali chiuse” grida il Popolo di Sbrodolone. Ora i climber protestano “Abbiamo speso milioni di euri per attrezzare la falesia”. Ma è tutto inutile e il sindaco è inamovibile. Infattamente è eletto dal Popolo di Frociolone!

Mia zia Ines ha fatto Action Directe

La mia cara zia, Ines Zanchetta, 67 anni di Gallarate, ha finalmente coronato il sogno di una vita: liberare Action Directe, il mitico, durissimo tiro in Frankenjura aperto nel lontano 1989. La realizzazione viene dopo la ripetizione della stessa via da parte di Said Belhaj, dopo che Alfio del bar sotto casa ha pescato una trota di due metri e mezzo alla maranella di Tor Cervara e dopo che Alvaro, il meccanico di Viale Marconi, ha passato una notte di sesso sfrenato con Jennifer Lopez nel capanno del bilancione di Ostia.

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Said Belhaj ripete “Action directe, Action directe, Action directe, Action directe….”

La zia Ines non è una climber professionista ma ha all’attivo alcune salite di pregio come Conto Scoperto (6c) al Monte de Paschi e Pago Pegno al Monte di Pietà (6b+) quest’ultima realizzata per far fronte alle spese per il corredo della nipotina.

Ho parlato con mia zia la quale mi ha dato qualche dettaglio in più su questa realizzazione a dir poco inconsueta. «Eravamo andati a Frankegiura con lo zio Ermete, Don Ivan, la Franca, la Nives, il Giova e gli altri della parrocchia per una visita al santuario di San Gullich, quando nel bosco ho visto questa roccia bellissima e ho deciso di salirla. Ho chiesto a gesti ad una signora tedesca, che era lì e lavorava all’uncinetto, se poteva farmi sicura con il filo di cotone e appunto con l’uncinetto. “Si romperà?” le chiedo. Ha fatto il segno della croce e ha subito accettato. Così ho cominciato a fare i primi tentativi: il lancio mi è venuto quasi subito, ma i monoditi prima dell’uscita mi scivolavano, forse perché la sera prima avevo preparato l’impasto per i canederli insieme alle altre sorelle parrochiane di San Gullich. Comunque dopo circa 30 minuti, al sesto tentativo, sono riuscita a salirla tutta senza cadere». E brava la mia zietta!

Subito dopo la pubblicazione della notizia su 8a.nu, si sono scatenati i soliti odiatori e leoni da tastiera che non credono a mia zia. Vergogna!

All’origine dei dubbi, dicono loro, c’è il fatto che la zia Ines non sia stata in grado di dire come si chiama la signora che le faceva sicura. Ma Santi Numi! In primo luogo, la zia Ines, non dice le bugie! In secondo luogo: la zia parla bene il dialetto della Brianza ma poco l’italiano, figuriamoci il tedesco. Ma soprattutto: lei cucina, prega e arrampica solo per se stessa: non deve rendere conto a nessuno né di quanto prosciutto mette nell’impasto dei tortellini, né di cosa fa in parrocchia con Don Ivan quando lo zio Ermete va alla bocciofila, né tanto meno se ha fatto o no la rotpunkt di Action Directe!

Peraltro, il 25 ragazzi della nostra redazione, dopo soli 45 giorni di ricerche, sono riusciti a contattare l’assicuratrice tedesca: si chiama Anke Bucien e l’abbiamo rintracciata attraverso l’account Istagram del fratello del cugino del nonno dell’ex marito della vicina di casa della sua compagna di banco del liceo. Anke è una tranquilla signora settantenne di Norimberga, anche lei in gita domenicale nello Jura Francone.

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Anke Bucien, al lavoro con l’uncinetto con il quale ha fatto sicura a zia Ines

«È stata una emozione grandissima fare la sicura a Ines sul 9a. Saliva come una libellula, nonostante i suoi 84 chili e la gotta che l’ha fatta penare per calzare le scarpette. Sono certa che Nostro Signore l’ha aiutata perché senno’, che Dio mi perdoni, cor cazzen che la faceva».

Arcelor-Mittal: «Acciaio e ghisa prodotti a Santa Linya»

Dopo la recente chiusura a Taranto del reattore per la produzione della ghisa, fanno discutere le nuove indiscrezioni sui documenti interni di Arcelor Mittal, sequestrati dalla Guardia di Finanza.

Acciaeria

Secondo questi documenti, il gigante anglo-indiano già da tempo aveva programmato lo spostamento della produzione di acciaio e ghisa a Santa Linya, in Spagna.

Ecco uno stralcio del rapporto: «La produttività di Taranto è troppo bassa. Per fare tanto acciaio e tanta ghisa di qualità ci vuole un grottone come quello di Santa Linya. Le placchette infernali vicino a Taranto o quelle del Gargano al massimo ti fanno venire una tendinite».

A quanto sembra, Arcelor Mittal mirava allo sviluppo di nuovi processi produttivi a freddo sulle vie del grottone. «Secondo i nostri calcoli, la ghisa prodotta dagli avambracci dei climber che partono a freddo sugli 8a di Santa Linya, è di gran lunga più abbondante e di migliore qualità rispetto a quella prodotta dagli impianti della ILVA. Prova ne sia il fatto che, se ci provi, rimani ghisato per una settimana».

Il presidente Conte è 1nd1nn1ato per queste indiscrezioni: «È una posizione pretestuosa: in Italia puoi acciaiarti quanto e dove vuoi. Avete mai provato le vie unte bisunte a Massone? Avete mai scalato al Grottone di Sperlonga in un giorno di scirocco?».

Di Maio ha le idee chiare e taglia corto: «Abbiamo diminuito le emissioni del particolato M5S (Movimento 5 Solfuri) dal 32% al 15% in un solo anno. Porteremo i Benetton in tribunale, gli toglieremo la concessione per i camioncini della porchetta vicino allo stadio Olimpico, usciremo dall’Euro e entreremo nella Rupia».

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Adam Orda su Neanderthal (9b) a Santa Linya “Io qui non mi acciaio mai”

Intanto Stefano Ghisolfi, attualmente impegnato a Santa Linya per provare Stoking the fire (9b), sembra abbia già concluso un accordo commerciale con Arcelor per la fornitura di 150 tonnellate di ghisa in lingotti a forma di avambraccio gonfio. Criticato per il suo opportunismo ha dichiarato «Non sono contro i lavoratori di Taranto. Lo faccio solo per amore: mi hanno promesso 2000 fermacapelli in acciaio per la mia fidanzata.»

Salvini: «Il MESS sgrada le vie degli Italiani»

Il dibattito politico si infuoca dopo le dichiarazioni di Matteo Salvini sulle modifiche al MESS (Meccanismo Europeo Sgrado Selettivo). Come noto, il trattato europeo prevede fino ad 0ggi una gestione unitaria dei gradi delle vie di arrampicata in tutta la zona Euro, con meccanismi di governance condivisi a livello UE. Secondo il senatore Salvini, le modifiche proposte sarebbero a solo vantaggio delle falesie tedesche e francesi. «Non possiamo accettare che le vie delle falesie italiane vengano sgradate dalla Merkel e da Macron mentre quelle del Frankenjura o di Ceuse sarebbero tutte rivalutate» ha dichiarato Salvini.

MESS cover

Secondo una simulazione effettuata da Million49, il drink-tank di arrampicata e moijto vicino alla Lega, con l’approvazione del MESS, la via Lapsus (9b) a Andonno potrebbe essere sgradata a 6c+ soft, mentre la tedesca Action Direct (9a) in Frankenjura sarebbe rivaluata a 9b+ e la francese Biographie (9a+) a Ceuse, arriverebbe addirittura a 9c.

Ma gli effetti sarebbero dirompenti soprattutto sui pipponi: centinaia di migliaia di climber seghe con il polpaccio tremolo che hanno sgobbato e sputato sangue sui 6b di Arco e di Finale si ritroverebbero con un 5b o un 5c al massimo. «La tick list della Signora Maria, costruita con anni di sudore e lavoro sui 6a e i 6b sarebbe semplicemente spazzata via con un colpo di mano da questi burocrati corrotti che fanno finta di lavorare a Bruxelles», continua Salvini.

dito

Salvini «Sui monoditi uso l’indice. Il medio lo riservo ai burocrati di Bruxelles»

L’onorevole Giorgia Meloni ha rincarato la dose: «Questo è Alto Tradimento: il governo deve spiegare agli italiani perché se si ghisa un tedesco è 8a e se si ghisa un italiano è 6b. Tolgono i gradi alle pippe per darli a quelli forti. Vergogna!».

Il Presidente del Consiglio Antonio Conte ha detto che si tratta di una bieca menzogna: «Dove era Salvini quando Ondra alle riunoni dell’Eurogruppo al Grottone di Sperlonga sgradava tutto? Dove era Salvini quando Ghisolfi si rompeva le dita su Biografie e la dava comunque 9a dopo 14 tentativi?». E poi lo sfida: «Vada a ripeterle lui, se ne è capace, e poi venga in Parlamento a fare 120 serie sul PanGullich, altrimenti lo querelo».

Intanto Adam Ondra, che si vedrebbe derubato del record di primo salitore di un 9c, preferisce non commentare «The MESS is a mess? I don’t discuss about grades, I prefer Silence».