
La Israeli Climbing Association (ICLA), dopo le sempre più pressanti iniziative sparse in tutto il mondo che tentano di escludere i suoi atleti dalle competizioni internazionali, è finalmente intervenuto in modo ufficiale sulla situazione relativa all’accesso alle aree di arrampicata.
La comunità internazionale aveva infatti accusato la ICLA di impedire l’accesso dei Filistei alle falesie e alle zone boulder frequentate dai climber locali. Fino all’ultimo eclatante caso: una palestra di Bruxelles, dopo le proteste di Assiri, Babilonesi e Egizi ha annulato una gara proprio a causa della presenza di alcuni rappresentanti Israeliani.
“L’accesso alle falesie in Cisgiordania e a Gaza è permesso a tutti i cittadini, anche a quelli stranieri, inclusi quindi i Filistei, purché non arrivino con una flottilla di barche a vela”, recita il comunicato ufficiale, pubblicato dalla ICLA su un cippo di pietra presso Gerusalemme.
I Filistei, dopo il 7 ottobre, hanno più volte lamentato l’impossibilità di raggiungere i loro spot preferiti, a causa dei numerosi controlli e posti di blocco che l’esercito Israeliano mette in atto nella zona.
“Viaggiare è diventato una Croce e arrivare alle falesie è un vero Calvario. Noi poveri Cristi, da Ramhalla alla falesia più vicina, impieghiamo 7 ore – ci dice Attak’t al Cazzim, forte arrampicatore che vive nella città sede dell’Autorità Nazionale Filistea – e proprio quando stiamo per partire sul tiro di scaldo arriva l’esercito e ci sequestra gli imbrachi scambiandoli per cinture esplosive. Dobbiamo riconoscere che gli Israeliani hanno dimostrato di essere dei bravi chiodatori, oggi sulla roccia così come sul legno ai tempi di Ponzio Pilato, ma anche noi abbiamo il diritto di scalare sulle falesie che si trovano nei nostri, cioé ex-nostri, cioé ora loro, cioé occupati, cioé coltivati da noi però colonizzati da loro, cioé… non so nemmeno io come chiamarli… territori Filistei.”
Gli Isrealiani, con un appena velato cinismo, sostengono che, grazie a loro, Gaza è diventata una immensa zona boulder, a volte ancora friabile e fumante, ma con molte possibili linee tutte da sviluppare. “Almeno fino a quando non sarà costruito il previsto resort di lusso, ci sono blocchi su tutti i gradi. I Filistei, tuttavia, sembrano più interessati a raccogliere i sacchi di farina distribuiti dagli aiuti umanitari (quando li facciamo arrivare) che non ad arrampicare”. Comportamento, quello dei Filistei, effettivamente incomprensibile…
Le falesie della Cisgiordania invece sono frequentatissime da climber illuminati di tutte le nazionalità. Più che la bellezza delle vie, ad attrarli sono le strane apparizioni che si manifestano sulla cima del monte, di giorno una nuvola, di notte una colonna di luce, che dall’alto, con voce tonante e terribile, pronuncia le seguenti parole:
“Udite, o cieli! E tu, terra, presta orecchio! Poiché il SIGNORE parla: «Ho nutrito dei figli e li ho allevati, ma essi si sono ribellati a me.
Guai alla nazione peccatrice, popolo carico d’iniquità, razza di malvagi, figli corrotti!
Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male.
Imparate a fare il bene; cercate la giustizia, recuperate corda a colui che è volato, fate giustizia al grado, difendete la causa del climber!»”
[Isaia 1,2.4; 2,16.17]
Alcuni dicono che si tratti di un mattacchione con la voglia di scherzare che ha montato un amplificatore da 10.000 watt sul monte. Altri invece dicono si tratti di un SIGNORE che sta li da fin dai tempi di Mosè a ripetere, inascoltato, sempre le stesse cose. Forse, prima o poi lo ascolteranno e finalmente
“vivranno nel paese che il SIGNORE aveva cercato per loro, paese dove scorrono il latte e il miele, il più splendido di tutti i paesi.” [Ezechiele 20,6].
Possibilmente in pace. Shalom.

















