Federica e il Pesce Fritto

Frittura di Pesce: questo è quanto l’arrampicatrice e alpinista Federica Mingolla ha ordinato qualche giorno fa come secondo presso il noto ristorante Dal Nostromo. Di per se non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che la prelibata pietanza a base di calamari, gamberetti, trigliette e merluzzi, bollenti e intrisi di olio fritto, arrivava dopo due supplì, quattro antipasti di crudi di mare, un sauté di cozze, spaghetti alle vongole e tagliolini alla bottarga. Federica, sotto gli occhi esterrefatti degli altri avventori, ha poi concluso la sua cena luculliana con un branzino in umido capperi e olive, una grigliata mista di pesce, un tiramisù, un caffè e un limoncello.
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È bastata la cronaca di questa cena, riportata da una notissima e molto competente rivista online di alpinismo, per far impazzare la polemica sul web, dove i commenti si sono inseguiti come il gatto e il topo in un cartone di Tom e JeRis. Il popolo verticale si è infatti lanciato a capofritto in una delle più accese e insensate querelle degli ultimi anni: se vuoi fare il 9a+ puoi mangiare il Pesce fritto?
Nei commenti, alcuni sostengono che, per un’arrampicatrice di oggi, mangiare il Pesce fritto non sia poi una grande impresa e che se proprio lo vuoi mangiare almeno non pubblicizzarlo: “Mangiati ‘sta frittura di paranza e stai zitta” dicono a Federica.
Altri sostengono che, se sei veramente forte, il 9a+ lo fai anche se mangi pesante prima del tentativo. “Ho visto Stefano Ghisolfi mangiare lasagne, cannelloni e porchetta e poi partire per First Round First Minute” dice un commentatore che sostiene di essere stato lui stesso a Margalef a preparare la besciamelle per Stefano il giorno della libera.
Alcuni hanno scritto che Federica sputa nel piatto dove ha mangiato ma forse non hanno tenuto conto del fatto che ora in quel piatto ci sono solo le lische delle triglie e i gusci dei gamberetti.
Altri ancora, con limpido sillogismo, ritengono che Federica sia una fighetta mediatizzata bionda con gli occhi azzurri e che quindi non può parlare di alpinismo.
Altri ancora infine, con mirabile intelligenza ed elaborate argomentazioni, scrivono parolacce e imprecazioni all’indirizzo della povera Federica, colpevole solo di aver detto quello che pensava. Tutti questi, abbiamo verificato con cura, hanno fatto il Pesce il libera.
La incontriamo, visibilmente ingrassata ma sorridente e rilassata, per un  breve colloquio alla sosta S23 del diedro Philipp-Flambè in Civetta durante la sua invernale: ai primi di marzo fa ancora molto freddo sulla Nord-Ovest, ma, su quel comodo terrazzino, davanti a una grigliata, questa volta di salsicce, e a una bottiglia di acquavite, le abbiamo fatto qualche domanda.
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Ciro ‘o pesciarolo, il nuovo allenatore di Federica

NZ: Federica, come mai qui sul Philipp-Flambè in inverno?
FM: Perché dopo il Pesce Fritto ho deciso di diventare una Alpinista (per favore Nando, scrivilo con la A maiuscola…) e sono venuta a verificare se qui si tratta di Alpinismo o meno.
NZ: E hai trovato una risposta?
FM: Beh, al tiro 18 ho trovato un volume in resina avvitato dentro al diedro: c’era il verglass ma io sono passata  con un tallonaggio e un ristabilimento un po delicato: direi che su quel passaggio si tratta di bouldering e per il resto si tratta di trekking, con bei panorami. Di alpinismo ancora nemmeno l’ondra.
NZ: Le tue critiche a Margot non sono piaciute molto al popolo del web…
FM: Non volevo criticarla e, wow, è stata bravissima: e comunque per scusarmi l’ho invitata a cena Dal Nostromo visto che non dovrebbe costarmi una fortuna…

NZ: Dopo il Pesce fritto cosa farai?

FM: Ho molte vie in programma: la Abbuffat a L’Aguille du Midi, poi una via sportiva in Dolomiti come Spaghettata Galaktica, e alcune vie classiche: la Vinaccer in Marmolada e il Diedro Astice alla Punta Civetta. Poi, dopo aver digerito, vedremo…

Un 8b+ a 92 anni: Domenico Intorre fa il miracolo.

Apprediamo dalla testata specializzata Down-Climbing.com che Domenico Intorre, il novantaduenne chiodatore e scalatore ciociaro, ha salito Dreamland (8b+) una nuova connessione fra Tomorrowland e Il traverso dei sogni alla grotta della Cueva di Collepardo (Frosinone).

La difficilissima via è stata salita con circa 42.000 tentativi distribuiti nel corso degli ultimi 70 anni. I primi tentativi risalgono infatti agli anni 40: si erano appena spenti i fuochi del secondo conflitto mondiale e Domenico già provava la via, utilizzando staffe per la progressione e protezioni aleatorie, come cunei di legno e chiodi da fessura. Il 2 giugno del 1946, subito dopo aver votato per la Monarchia, prende il primo torpedone disponibile e si reca nella grotta per cominciare a prendere confidenza con il calcare del frusinate.

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Gli anni ’50 sono anni di esplorazione: tocca alcune prese accanto alla linea di Dreamland, per vedere se trova qualcosa di più facile, ma senza successo.

Negli anni ’60 ha già totalizzato circa 5.000 tentativi: nel ’68 si trasferisce con una comune di figli dei fiori dentro la grotta, dove con i suoi compagni di avventura pratica l’amore libero e si nutre di prodotti del bosco, come ghiande, fogliame, bacche e castagne selvatiche. “Mi piace vivere indu de uaild“, soleva ripetere con il suo accento da burino. Alcuni osservatori sostengono tuttavia che, nonostante il suo buon stato di forma, le continue costipazioni dovute a questa alimentazione gli hanno probabilmente impedito in quegli anni di realizzare la via.

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I successivi 15 anni anni li dedica a capire i movimenti tra la sesta e la settima protezione, prima del tratto chiave. E così nei primi anni ’80 Domenico, riprende più seriamente il progetto in mano. Nell’estate dell’82, galvanizzato dai gol di Paolo Rossi, Intorre frequenta la spelonca con continuità, realizzando circa 6.000 dei 42.000 tentativi, ma gran parte di questi, a detta dell’arbitro, erano in fuorigioco.

Ma è negli anni ’90 che, grazie alle nuove tecniche di allenamento, Domenico comincia a concatenare i passaggi e sente che la via può finalmente diventare sua: riesce a fare in continuità i primi due movimenti, con il primo rinvio messo, e a fine stagione riesce a raggiungere il secondo spit con un solo resting.

Gli anni 2000 passano velocemente e Domenico, ormai pensionato,  preso tra la bocciofila, i tornei di tressette e la laurea in veterinaria alla Università della Terza Età, accantona momentaneamente il progetto. “Troppi caffè coretti al Mistrà Pallini al baretto del paese” dice.

Nel 2012 ricomincia ad allenarsi e nel febbraio del 2017 arriva finalmente la libera, che, da ricerche effettuate dalla nostra redazione, sembrerebbe essere la prima di questo grado realizzata da un ultranovantenne.

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Abbiamo raggiunto Domenico al telefono per fargli qualche domanda.

Nando Zanchetta: Quale credi che sia stata la motivazione vera che dopo tanti anni ti ha portato al successo?

Domenico Intorre: Il motivo è presto detto: sotto c’era la piccola campionessa Laura Rogora. Ha 78 anni meno di me e usa questa via come riscaldamento. Come puoi immaginare, mi sono sentito colpito nell’orgoglio, così ho dato il meglio di me.

NZ: Vuoi dedicare questa realizzazione a qualcuno in particolare?

DI: Si, a tutti i miei amici della Casa per Anziani dove mi sono trasferito, con un messaggio: la vita riserva sempre delle belle sorprese, a qualunque età.

NZ: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

DI: Penso di aggiungere uno spit alla via. Dovrebbe diventare almeno 8c e a 120 anni sono sicuro di poter fare la prima libera.

NZ: Hai dei rimpianti?

DI: Si, ho un grande rammarico: se ci penso, forse potevo farla a vista 70 anni fa. Pazienza!

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Domenico Intorre incastrato su Dreamland, in attesa dell’intervento dei Pompieri

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Che stile!

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Felicitazioni dagli altri amici pensionati

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Domenico con Lauretta Rogora: 78 anni di differenza e non sentirli

Quarta ripetizione di “Attaccato” a La Poltrona

Il presidente della FASI, Ariano Amici, tenterà il giorno 22 gennaio la sua quarta ripetizione assoluta di Attaccato a La Poltrona, la storica via nella falesia sita nella zona di Cala Gonone in Sardegna. Si tratta di una via di placca molto tecnica  che, nonostante la bassa difficoltà (forse non arriva a 6a) conta fino ad oggi, dopo 30 anni dalla sua apertura, solo le ripetizioni dell’attuale Presidente della FASI.

Il motivo di questo bassissimo numero di ripetizioni è presto detto: Attaccato a La Poltrona ha delle sequenze di movimenti molto complesse e solo un climber con una vasta esperienza può venirne a capo.

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La via si articola infatti in due sezioni principali. Il tratto iniziale, detto anche della candidatura, non è difficile, ma deve essere eseguito molto lentamente. Si deve infatti partire da una zanchetta il 19 dicembre per arrivare alla tacca successiva il 2 gennaio, subito dopo la Notte di San Silvestro, termine ultimativo, tassativo, perentorio e improcrastinabile, come da Statuto Federale. Salvo imprevisti, la sequenza dovrebbe permettere di non avere altri climber a disturbare la salita. Quest’anno così non è stato e, nonostante il campione uscente sia partito in tempo, un altro atleta, Andrea Gennari Daneri, partito molto in ritardo per il tentativo, ha preso anche lui la tacca pochi minuti prima della mezzanotte del 2 gennaio 2017, ed ora è giocoforza che uno dei due cada. Il passaggio chiave, detto dell’Assemblea o Dei voti plurimi deve ancora venire: Amici sembra sia riuscito a legare tutti i movimenti nel corso del 2015, ma non nel 2016. Rimane pertanto ancora incerto l’esito della scalata che dovrebbe concludersi appunto il 22 gennaio.

Colui che arriverà in catena potrà beneficiare di un premio speciale e unico nella storia dell’arrampicata italiana: seguire la Nazionale e i nostri promettenti campioni per i prossimi quattro anni e accompagnarli a Tokyo per le Olimpiadi del 2020.

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Alcuni dicono che fare un 6a lavorato a La Poltrona non è sufficiente per sviluppare Il Movimento degli arrampicatori, per avere una Nazionale competitiva e magari per vincere degli Ori. Altri sostengono che servirebbero finanziatori per la Federazione e per i nostri scalatori, in modo da non far pagare a loro accompagnatori, albergatori e restauratori quando si fanno le gare fuori. Altri ancora sostengono che servirebbero organizzatori e formatori per gli operatori e per i loro collaboratori. Un’altra parte sostiene che servano dei riformatori, che lo Statuto è pieno di errori, non c’è democrazia per gli elettori e non c’è trasparenza per i controllori e per i revisori. Poi dicono che servono dei tracciatori che facciano dei boulder da inventori, con movimenti aleatori per gli arti superiori e senza gli appoggi per quelli inferiori; dei bravi istruttori per crescere i salitori ancora minori, che scalano con i genitori; degli allenatori che allarghino il raggio dei gesti motori, affinché i climber diventino tallonatori, bloccatori, lanciatori, che siano dei gladiatori, che spingano in gara come trattori e sprizzino energia da tutti i pori; e poi che servono i preparatori, che allenino bene gli adduttori e i grandi flessori e sviluppino forza come nei tori; poi servono bravi dottori che facciano uso di integratori, senza mai usare antinfiammatori, massaggiatori che leniscano i dolori; che gli amatori siano anch’essi competitori, purché non gli vengano dei malori;  e che poi la FASI si occupi anche degli attrezzatori, dei trapanatori, degli spittatori e della sicurezza dei chiodi protettori sulle vie dei rocciatori; ma soprattutto dicono che ci vogliono presidenti rottamatori ma continuatori, trottatori e motivatori ma che siano anche risparmiatori e che non buttino soldi in progetti illusori e non meritori.

Insomma, tanti parlatori, sostenitori e contestatori, governatori, direttori e coadiutori, ideatori ed esecutori, alcuni con progetti da sognatori altri con idee da malfattori.

Nessuno di questi tuttavia ha mai pensato di impegnarsi a fare le cose che dice di voler fare. E quindi si rischia di assistere ancora alla ripetizione di una via che tutti dicono di poter liberare, ma nessuno prova. Tra Amici non si fa! dicono.

E allora, almeno rendiamo onore a chi, forse solo per provocazione, ha voluto lanciare su quella tacca.

Per il resto, come sempre, non ce ne frega gran che. Tanto, domenica andiamo a scalare!

Ondra in vetta a Dawn Wall dopo il Big Pusher

Ce l’ha fatta: Adam Ondra, partito il 15 novembre per il Big Pusher il giorno 22 è uscito in vetta dopo aver superato in libera tutti i tiri di Dawn Wall.

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Ad attenderlo c’era la banda a stelle strisce dei pompieri di Sacramento che suonavano Lucy in the Sky with (Black) Diamond (LSBD). Con questo storico hit dei Beatles si è voluta così ricordare la stagione d’oro dell’arrampicata in Yosemite, quando la generazione Think Pink stazionava in parete per settimane e settimane, facendo viaggi verticali, sia fisici che mentali, a base di LSD.

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Tutta la comunità degli arrampicatori ha seguito, giorno per giorno, tappa dopo tappa,  con affetto e trepidazione la scalata di Adam, che, nessuno nutriva dubbi, sarebbe stata coronata dal successo.

Arrampicate notturne, illuminate dagli elicotteri in volo con proiettori da 2000 Watt che diffondevano a tutto volume drum&bass underground della West Coast;

migliaia di metri e centinaia di salite e discese sulle corde fisse con il supporto degli argani a manovella azionati dai boscaioli del Parco e dai numerosi fans festanti presenti in valle e giunti da ogni angolo del pianeta;

sette paia di scarpette numero 34, per lui che porta 43, strette e dolorose, con le suole rifinite al tornio e riprofilate al raggio laser per poterle meglio spalmare sulle microtacche e gli svasi del granito Californiano;

14.600 tonnellate di rinvii, distribuiti su tutta la parete, alcuni dei quali utilizzati per appendere macchinette Nespresso What Else? e refiller di Pepsi Cola Light con molto giaccio per le giornate calde;

pericolosissimi run-out sul 7c+ protetti con le attach plastificate multicolore dell’ufficio di papà;

Jacuzzi appese a 800 metri di altezza, con idromassaggio alle acque di sorgente, sigari cubani, strisce di magnesite e prostitute portoricane, per sentirsi finalmente “Lo Scarface che viene dall’Est”;

cliffhangers tenuti fermi sulla parete con lo Scotch o con il Bourbon (ma si sa, Adam preferisce il Single Malt);

faticosissime e stressanti dulfer su aleatorie fessurine lunghe 140 metri di grado 8b+ o su fessuroni off-width larghi fino a 5 metri, protetti incastrando carrelli elevatori e altri macchinari per uso industriale, avvoltolati con cordini da 15 metri;

pelle consumata dai micro cristalli e ricostruita in poche ore con speciali e rivoluzionari unguenti, preparati nei laboratori clandestini della ex Unione Sovietica a base di cellule staminali, uranio 235 e proteine sintetiche, già in uso ai ginnasti della DDR;

lanci di 14 metri in orizzontale tra una tacca e l’altra, con sbandierate, circonvoluzioni di 360 gradi, avvitamenti, doppi carpiati e tripli tolup;

formose donnine in bikini che annunciavano l’assalto al prossimo tiro, come negli incontri di boxe;

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grandi velieri dalle fauci infuocate, rinoceronti rossi e dinosauri alati che gli svolazzavano intorno durante i tentativi lanciando stelle filanti argentate e incitandolo al grido  Ola! Ola!;

skateboard in carbonio a 12 ruote per fare qualche flip trick e qualche loop slegato sulle strettissime cenge (visto che ce no sono tante…)

brevi ma comodi riposi sul portledge, trascorsi tra una minestrina nutriente, qualche Twix  da fame chimica, una intervista via satellite con la stampa internazionale, una foto per gli sponsor e qualche ora di sonno leggero;

e tanta, tanta classe e determinazione.

Questi gli ingredienti della salita che ha portato il fortissimo fuoriclasse ceco ad essere il primo uomo al mondo ad aver percorso integralmente in libera questa via che è ormai da considerarsi a tutti gli effetti una cult route  del ventunesimo secolo.

Di ritorno in valle, le Cheersleaders hanno fatto una grande festa: divise in due gruppi, le biondine si dedicavano a balli e coreografie, che includevano anche eleganti trazioni e sensuali sospensioni con l’ombelico scoperto sui rami degli alberi, mentre le morette massaggiavano dolcemente i piedi di Adam come delle gheishe giapponesi . «È stata un festa meravigliosa» ha detto Ondra ringraziando tutti e sorridendo con le guance sporche di rossetto, come i campioni del Giro d’Italia.

Dalla Colombia, il cartello di Medellín ha fatto sapere di voler reclutare Ondra tra i suoi testimonial mentre il senatore Gasparri dall’Italia, pur apprezzando il gesto sportivo, ha dichiarato «Siamo contrari alla cultura dello sballo».

Adam invece rimane concentrato sui suoi progetti «Ora voglio tornare a casa per andare dal mio podologo a Brno. Ma il mio grande sogno è quello di tornare e finalmente scalare questa via in sole 24 ore, in libera, in stile alpino e senza mai cadere. Sempre che non mi facciano l’antidoping!»

Obama a Kalymnos: «Gli USA vicini alla climber community»

La stampa greca ci informa che il presidente  americano Barak Obama si è recato nell’isola di Kalymnos per un breve periodo di riposo prima degli impegnativi incontri europei ad Atene e Berlino (non ci crederete ma è vero: http://axinios.blogspot.ro/2016/11/blog-post.html?m=1) . È stata l’occasione per gustare le specialità locali preparate dal suo amico chef Andrew Zimmern, per scalare qualche via ad Arginonta con la guida  Bear Grylls (che fiero ha postato il suo selfie su Twitter) e per fare il punto della situazione sull’arrampicata dopo l’elezione di Trump.

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«Non ci sono discontinuità rispetto al passato  – ha dichiarato a cena davanti ad un bicchiere di retsina – gli USA sono sempre stati e continueranno ad essere vicini alla comunità globale dei climber».

Incalzato dagli scalatori vicini di tavolo, intenti a mangiare i soliti calamari gommosi, Obama ha detto, a proposito della durissima campagna elettorale che ha visto Hillary Clinton soccombere nei confronti di Trump, che entrambi i candidati, pur con sottili differenze, sostengono lo sviluppo di questo meraviglioso sport.

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«Ho parlato a quattrocchi con il nuovo presidente Trump che mi ha confermato che aggiungerà lo strapiombo al muro di confine tra California e Messico: una muraglia per il bouldering lunga più di 700 miglia. La chiameremo MexoBlocco e sarà la più grande struttura artificiale per l’arrampicata mai vista sul pianeta di cui beneficeranno i boulderisti di tutto il mondo. Abbiamo già messo a punto i particolari: sul lato statunitense ci sarà un boulder problem ogni 10 metri, 160 per miglio, per un totale di oltre 100.000 blocchi, tutti da liberare.  Le difficoltà saranno di ogni tipo, dal 6a in su e sarà sicuramente una gran festa. Sul lato messicano invece Trump preferisce far tracciare solo blocchi molto duri, 7c minimo, e per rendere tutto più divertente e adrenalinico, farà scavare sotto il muro un largo fossato con i piranha, animali che si trovano molto bene nel caldo clima del sud della California, specialmente se alimentati con carne fresca. Il governo messicano ha già prenotato la struttura per i campionati nazionali».

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Il muro tra Messico e USA: 700 miglia di boulder

Durante la visita a Kalymnos ci sono stati però anche momenti di tensione, sempre tenuti sotto controllo dagli angeli custodi della security di Obama. Alcuni profughi siriani, presenti sull’isola dal marzo scorso, data dell’accordo UE – Turchia, hanno duramente contestato il presidente. «Fuggiamo dalla Siria per andare a fare qualche tiro duro in Frankenjura, ma non ci lasciano passare. Siamo stanchi delle pinzate sulle tufas di Kalymnos!» hanno gridato al Presidente al grido di Monoditi! Monoditi!

«Capisco la loro rabbia, ma la nostra amministrazione ha fatto molto per i climber del medio oriente. Grazie alle politiche messe in atto dal Segretario di Stato Hillary Clinton, abbiamo creato molte opportunità. Nuove aree boulder sono nate sia in Siria che in Libia, e ora i nostri amici mediorientali possono scalare tanti nuovi blocchi, a Damasco come a Mosul, a Tripoli come a Misurata, e possono godere di tantissime nuove aree dove praticare questa disciplina».

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La vasta area boulder a Damasco (Siria) fortemente voluta da Hillary Clinton

Obama ha aggiunto che Trump gli ha assicurato che, grazie agli accordi con la Russia di Putin, la politica americana di diffusione del bouldering sarà estesa anche ad altri paesi dell’area e si è detto certo che su questo punto il neo-presidente potrà godere dell’appoggio dell’opposizione.

Prima di ripartire, Obama si è recato ad Arginonta per provare l’ebrezza degli sport estremi, mentre Michelle negoziava con il vecchietto della spiaggia 50 dollari per due ore su un lettino sporco e fatiscente. Barak visibilmente emozionato dopo aver liberato il suo primo 6b, ha confessato «Credo proprio che continuerò. È bello essere i padroni del mondo, ma la soddisfazione di fare una bella libera, credetemi, non ha eguali!»

Ondra cade a vista sul Nose. I complottisti «Scie chimiche»

La longa manus del Complotto si stende sul fallito tentativo di Adam Ondra di salire il Nose a vista.

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Il Nose la mattina del tentativo di Adam Ondra

Parlando di questa sua scalata, Adam racconta che, fin dalle prime luci dell’alba, aveva visto il cielo californiano cosparso di stranissime scie bianche nel cielo. «Credevo fosse la condensa della magnesite che esce dal sacchetto quando sgrulli nei riposi» ha detto. Per nulla intimorito, Ondra è dunque partito con il suo papà per la libera, ma già sulle prime difficoltà ha sentito prese e appoggi per i pedi molto scivolosi, proseguendo comunque la sua salita on sight senza interruzioni. Arrivato al tiro del Great Roof, ha sentito le sue mani letteralmente sguisciare dalla microfessura di questo difficile tratto ed è caduto. «Mai fatta una via con le prese così viscide» ha detto incredulo ai giornalisti in conferenza stampa. «Impossibile – ci dice Lynn Hill, protagonista della storica prima libera nel 1993  – l’aderenza su quella via è semplicemente  perfetta».

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Adam in sosta nei primi tiri del Nose, prima di arrivare al Great Roof

Ma la storia non finisce qui. La visione delle foto relative alla salita diffuse in rete, ha incuriosto alcuni sostenitori della teoria del complotto delle chemtrails, le famigerate scie chimiche, che si sono così recati nei giorni immediatamente successivi in California per effettuare delle analisi. I risultati sono sorprendenti: è stata infatti registrata sui prati alla base della parete una quantità abnorme di diversi grassi tra cui l’acido pollico, estratto dai pezzi di Kentucky Fried Chicken, l’acido hamburgolico, derivato dagli scarti dei McDonalds californiani, e l’acido lattico, di facile reperimento in quanto contenuto negli avambracci di tutti gli scalatori del mondo, indifferentemente dal grado e dai giorni di riposo. Secondo i teorici del complotto, questi materiali sarebbero stati irrorati sulla zona nella notte immediantamente precedente al tentativo.

«Assurde illazioni: – rispondono le fonti ufficiali del Governo americano dopo la pubblicazione di questi risultati – il parco di Yosemite è una delle mete preferite per le gite della domenica con grigliate a base di hamburger, salsiccie e pollo. E per quanto riguarda l’acido lattico, di solito cola fino a terra a fine giornata dalle fessure svase, che lo assorbono per osmosi dalle braccia dei climber. Niente di strano che si sia trovato del grasso sul prato o sulla parete. Rassegnatevi – ha aggiunto il portavoce con un filo di nazionalismo – su quella roba lì, Caldwell è più forte di Ondra».

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Sempre secondo i complottisti, sarebbe stato il KGB, ancora presente in Repubblica Ceca dopo oltre 25 anni dalla caduta del Muro, a spingere Adam a organizzare un viaggio in Yosemite per affermare l’egemonia dei paesi dell’ex Patto di Varsavia anche nel settore del climbing, ormai sempre più strategico sullo scacchiere internazionale. «Nei piani del KGB una salita a vista della storica via, avrebbe cancellato le imprese di Lynn Hill, che l’ha salita in libera nel 1993 e quelle, sempre in Yosemite, più recenti di Tommy Caldwell su Dawn Wall, che hanno portato troppa celebrità e lustro all’alpinismo imperialista americano» ha dichiarato un loro informato rappresentante. Come dargli torto?

E mentre le diplomazie internazionali prendono posizione su questo delicato tema, Ondra dichiara con ingenuità: «Io non credo al complotto. Se sono caduto, devo solo allenarmi di più. D’ora in poi metterò il grasso della motosega di papà sul mio pangullich!»

Occultamento di calcare: arrestato il mago Silvan

La procura di Belluno ha emesso un ordine di arresto per il mago Silvan, il noto prestigiatore e illusionista, ormai ottantenne, con gravissime accuse, tra cui quella di occultamento di calcare. Secondo i PM, il prestigiatore, durante uno dei suoi spettacoli, avrebbe fatto scomparire nel suo Baule dei pezzi di calcare, non dichiarati al fisco.

La guardia di finanza, che ha sequestrato il Baule, ha trovato anche altri corpi di reato che potrebbero aggravare pesantemente la posizione dell’indagato, tra cui pezzi di Eternit, materiale la cui detenzione è ormai vietata da anni, e un paio Pinne Gialle, di cui si cerca di identificare la provenienza.

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Alcuni assidui frequentatori degli show di Silvan, sostengono che in passato l’illusionista si era sempre limitato a far scomparire colombe e fazzoletti di seta nel cappello a cilindro. «Al massimo – ci dice uno di loro – abbiamo visto scomparire conigli o qualche orologio sportivo. Ma non abbiamo mai visto né calcare, né Pinne Gialle, né Eternit. Noi che lo seguiamo da anni siamo certi della sua onestà e abbiamo piena fiducia nella magistratura che appurerà la verità».

Dalle indagini preliminari risulterebbe che il prestigiatore utilizzasse il suo Baule per trasportare beni di lusso in Svizzera e depositarli in  cassette di sicurezza intestate a dei prestanome. Da qui, i suddetti beni sarebbero poi stati immessi sul mercato nero internazionale realizzando così ingenti plusvalenze. Le quotazioni internazionali dei pezzi di calcare e Eternit e delle Pinne Gialle, sono infatti cresciute negli ultimi anni fino a toccare somme da capogiro.  Secondo la SIKA (Society for International Kazzar Advocacy), i beni oggetto di sequestro sarebbero oggi utilizzati dal crimine organizzato per vari scopi, tra cui tirare i sassi a quelli che non scalano trad, avvelenare con l’amianto gli ambienti dei climber, e, per quanto riguarda le sgargianti Pinne Gialle, immergersi nei propri sogni, ma sempre ben visti dalla superficie.

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Mago Silvan: Contrabbando di Eternit

Pare inoltre che, per evitare i controlli doganali al valico di Chiasso, il mago Silvan,  che nonostante l’età si mantiene in perfetta forma, scalasse ripidissime pareti di roccia senza utilizzare alcuna protezione o addirittura togliendole, dove queste erano presenti, sempre in Bilico tra la vita e la morte. A conferma di ciò, alcuni alpinisti testimoniano di aver visto uno scalatore equipaggiato con maschera, boccaglio e Pinne Gialle trasportare sulle spalle un voluminoso Baule.

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Il Mago Silvan, all’attacco della via trad che lo porterà in Svizzera

L’emittente Sky è stata la prima a denunciare i possibili gravi illeciti, seguita da altre rinomate testate che hanno, a quanto sembra, anche fornito inconfutabile materiale fotografico, ora al vaglio della magistratura.

Silvan, dalle pagine dell’Houdini-blog, sito di riferimento per la magia e l’illusionismo, si difende come un vecchio leone, dicendo di essere vittima di un complotto e a sua discolpa mostra alcuni SMS contenenti offese e minacce. «Mai occultato calcare, mai commerciato in Eternit, mai indossato Pinne Gialle. La mia storia lo dimostra: dopo ogni magia ho sempre rimesso tutto a posto».

Intanto il pubblico si divide tra innocentisti e colpevolisti e molti di loro vorrebbero porgli la seguente domanda:

Mago Silvan, ci hai fatto sognare con i tuoi giochi di prestigio per tutta la vita, ci hai sbalorditi facendo scomparire, fin quasi all’estinzione, milioni di conigli e di colombe bianche, ci hai estasiati tagliando a pezzi le tue belle partner  in body attillato e paillette, per poi ricomporle, più belle e splendenti di prima, sotto i nostri occhi increduli: ebbene, c’era proprio bisogno, alla tua età, di imbarcarti in una simile storia?

Riforme costituzionali: Boschi: «L’italia è una Repubblica fondata sul lavorato»

A poche settimane dal referendum, si fa sempre più caldo il dibattito sulle riforme costituzionali a cui ha alacremente lavorato il Ministro Boschi.

Il progetto di revisione costituzionale ha impegnato le forze politiche in Commissione Affari Costituzionali, fino a raggiungere un accordo sul testo che, sarà sottoposto al giudizio del Popolo.

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Tra le più importanti modifiche proposte c’è quella relativa all’articolo 1 della nostra Costituzione repubblicana che, nella nuova versione recita Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavorato.

Su questo articolo c’è stata battaglia in commissione: il relatore di opposizione ha dichiarato: «I padri costituzionali volevamo realizzare a vista Repubblica Democratica, il 9b nella falesia di Monte Citorio, nato dalla connessione di altre due vie. Come tutti sanno, Craxi è caduto sul primo tratto duro, quello in comune con Tangentopoli (8b), anche per colpa di Antonio Di Pietro che faceva sicura e non ha dato corda al momento giusto. Al secondo tentativo siamo caduti a metà, sul tratto in comune con Bunga Bunga, l’8c+, duro e sempre umido. Berlusconi non è riuscito a tenere il monodito rovescio, nonostante avesse già realizzato senza troppe difficoltà un’altra via di riferimento della falesia, Viagra, l’8c di strapiombo tutto su monoditi. Con Renzi siamo ormai arrivati al terzo tentativo e noi sosteniamo che si tratta non più di lavorato ma di super-lavorato. Quindi l’Art. 1 dovrebbe secondo noi essere: L’Italia è una Repubblica fondata sul super-lavorato».

Il costituzionalista Zagrebelsky su questo punto ha dichiarato sconsolato ai nostri microfoni: «I Francesi hanno fatto Repubblica Democratica a vista e noi siamo qui ancora a parlarne dopo 60 anni».

Importante è poi il capitolo sull’abolizione del Bisalismo Perfetto. «Fino ad oggi – ci dice il relatore Boschi – era necessario allenarsi prima nella Sala Alta, per scaldarsi, e poi nella Sala Bassa per i boulder. Pensiamo che oggi il modello del Bisalismo perfetto sia superato e proponiamo quindi l’abolizione della Sala Alta».

Immediate le proteste del Movimento 5 Spit che, per bocca della senatrice Taverna dice: «È un complotto nei confronti dei cittadini, sostenuto dalla stampa di regime: cancellare la Sala Alta significa depenalizzare tutti i reati di cui si sono resi protagonisti i politici del PD. Sono ben 178 gli amministratori PD indagati perché si sono tenuti ai rinvii e 23 sono quelli già condannati perché hanno chiuso la via lanciando in catena! È una vergogna!»

Ancora incerta la data del referendum e su questo punto il presidente Renzi è stato chiaro: «Fine novembre o inizio dicembre per me è lo stesso: se arriva un po’ di freddo, ci sarà comunque una bella aderenza e avremo più chance di realizzare Repubblica Democratica, specialmente sugli svasi in uscita, e rilanciare così il paese. Spero di passare indenne i primi due tratti, dove sono caduti Craxi e Berlusconi, e poi ce la vedremo sugli ultimi metri. Una cosa è certa: se cado ancora sotto la catena me ne vado veramente».

E sembra che, a seguito di queste dichiarazioni, sia già cominciata la corsa a mettere il grasso sulle prese.

Carpenteria d’Abruzzo: nuova chiodatura a Roccamorice.

La nostra redazione è stata informata che la storica falesia di Roccamorice in provincia di Pescara, con le sue oltre 220 vie,  è stata completamente riattrezzata in gran fretta la notte scorsa dopo le polemiche dei giorni passati.

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Era infatti appena apparsa la notizia che il sindaco della nota località abruzzese alle pendici della Maiella, aveva intimato ad alcuni arrampicatori locali di interrompere l’opera di sostituzione delle vecchie protezioni. «In caso contrario ci denuncerà ai carabinieri» dicono i gestori della pagina Facebook del gruppo Arrampicare a Roccamorice. E continuano: «Non è nostro compito giudicare il lavoro di manutenzione svolto fin ora né usurpare il ruolo di nessuno. Noi vogliamo solo evitare di rischiare gravi infortuni, se non la vita, arrampicando».

Il sindaco Alessandro D’Ascanio, per tacitare le polemiche ha subito preso l’iniziativa e ha incaricato Il Manutentore, di riattrezzare tutte le vie con chiodi da carpenteria 16 x 60 a testa piana. Dopo attente analisi sui materiali, Il Manutentore ha infatti preferito questo tipo di chiodi a quelli da tappezziere, in quanto più lunghi e con testa più larga.

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I chiodi utilizzati per la richiodatura della falesia di Roccamorice

Interrogata in merito, la direzione tecnica dell’ufficio del Comune di Roccamorice, ha assicurato che il materiale utilizzato è tutto omologato UIAA. Molti abitanti del luogo affermano infatti di aver udito per tutta la notte i tecnici del comune che durante gli accurati test, continuando a darsi le martellate sulle dita, urlavano continuamente UIAAAAA!!! Il personale addetto, sostiene che, a parte qualche unghia nera, tutte le fasi di collaudo hanno dato esito positivo.

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Piccoli ma dolorosi incidenti durante il collaudo de materiale: UIAAA!!!

In poche ore, Il Manutentore, equipaggiato con guanti e martello, ha effettuato il lavoro a regola d’arte. Gli stessi Carabinieri, accompagnati dalla G.D.F, hanno ispezionato stamane la falesia ed hanno assicurato che il lavoro svolto permette ora di visitarla e fotografarla in piena sicurezza. Sull’arrampicata invece, il Sindaco conferma che tutti coloro chi si avventurano su queste pareti con corda e moschettoni, lo fanno a proprio rischio e pericolo.

Per quanto riguarda le soste, laddove queste erano danneggiate, il sindaco ha provveduto alla loro sostituzione con comode ed ampie piazzole di sosta (panchine, tavoli per il picnic e cestini). «Finalmente gli arrampicatori la smetteranno di dire che a Roccamorice le soste non sono sicure» ha fieramente dichiarato il Sindaco. In effetti ora i visitatori potranno fare una sosta per ammirare le pareti senza problemi e in piena sicurezza.

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Le nuove soste, il massimo della sicurezza

Nelle zone dove i lavori non sono ancora terminati, l’amministrazione locale ha poi provveduto a installare idonea segnaletica, con un apposito divieto di sosta. A questo proposito il sindaco ha dichiarato «Assistiamo alle lamentele di coloro che senza sosta sostengono ed insistono nel voler sostare sulle soste già sistemate senza sottostare all’assistenza delle associazioni che sistematicamente sistemano i sistemi di sicurezza. Siamo già nella sesta fase di assestamento». Lucidi ragionamenti di un amministratore illuminato, che la nostra redazione condivide in pieno.

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Abbiamo chiesto all’intraprendente sindaco di Roccamorice quali sono i motivi di questa lodevole iniziativa di riattrezzatura della falesia.

Alessandro D’Ascanio: L’iniziativa è nata appena 17 anni fa, nel 1999, quando sono stati riattrezzati a cura del Manutentore e a spese del questo Comune alcuni itinerari di arrampicata.  Nei 17 anni  trascorsi da allora, Il Manutentore ha continuato la sua attività, pianificando moltissimi lavori e facendone soltanto uno: la riscrittura dei nomi di alcune vie con la vernice.

Nando Zanchetta: Gli arrampicatori dicono tuttavia che molte vie rimangono pericolose e che Il Manutentore utilizza materiali non idonei.

Alessandro D’Ascanio: L’arrampicata è di per se uno sport pericoloso ed è nostra intenzione ridurre o se possibile eliminare  del tutto i rischi legati a questa attività. A questo scopo invitiamo gli arrampicatori a venire a Roccamorice con panini e birra  e a sedersi sulle nostre nuove piazzole. Del resto, anche un giorno senza scalare si potrà pur vivere! O no?

 Nando Zanchetta: Grazie signor Sindaco.

Alessandro D’Ascanio: Grazie a lei, dottor Zanchetta.

 

 

 

Vernice rossa al Gran Sasso. Gli autori «Ci quotiamo in borsa»

È di poche ora fa la notizia gli attivissimi membri di  Somma Trekking, un’associazione di escursionisti con sede a Somma Vesuviana, hanno disseminato il sentiero della via Normale di salita al Corno Grande, la vetta più alta del Gran Sasso, di marchiature rosse con il logo e il nome dell’associazione stessa.

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I commenti, quasi tutti fortemente critici, hanno subito cominciato a impazzare in rete, soprattutto sulla pagina Facebook dell’Associazione che al momento della pubblicazione del presente articolo risulta ancora chiusa.

La nostra redazione ha voluto fare una visita sul sentiero per verificare la situazione reale ed ha constatato che i danni non sono poi così gravi: delle 19.772 pietre di superficie reperibili sul sentiero, solo 1.851 sono state marchiate, con una quota che resta quindi sotto il 10%. I periti che ci hanno accompagnato hanno stimato l’uso di non più di 400 bombolette spray, per un totale di 80 kg di vernice. Gli stessi periti ci hanno confermato che, rispetto ad altre opere di interesse nazionale come per esempio la portaerei Garibaldi, la vernice utilizzata sul sentiero, rappresenta una quota piccolissima, specialmente  se pensiamo che il sentiero copre oltre 900 metri di dislivello mentre la Garibaldi è lunga solo 180 metri.

Viste le polemiche che questa azione ha generato, abbiamo voluto intervistare il presidente dell’Associazione Somma Trekking per sentire le sue ragioni. Il presidente, visto il clima che si è creato intorno a lui, ci ha detto di voler mantenere l’anonimato e pertanto useremo un nome di fantasia.

Nando Zanchetta: Presidente Svernicio, chi ha avuto l’idea di pitturare tutto il Gran Sasso?

Gaio Svernicio: L’operazione è stata ideata e coordinata dal dipartimento di marketing della nostra Associazione. Lo scopo è quello di migliorare la brand awarness di Somma Trekking tra gli appassionati dell’outdoor per poi arrivare nel più breve tempo possibile alla quotazione in borsa della nostra l’Associazione. Standard & Puzz che cura il collocamento ci ha dato un range di quotazione tra i 300 e i 500 euro crediamo che questa possa essere un’opportunità’ di crescita economica per la nostra realtà locale.

NZ: Questo è l’unico criterio che via ha ha guidati?

GS: No, c’è anche la questione sicurezza: molti dei nostri associati, hanno avuto problemi di orientamento sul sentiero. Cito un episodio: un anno fa un nostro gruppo sponsorizzato dalla nota casa di limoncello Villa Massa, si è smarrito nella nebbia e siamo dovuti intervenire con le jeep. Per fortuna l’alto volume delle radio con gli hit di Gigi D’Alessio ci ha facilmente guidati fino a loro, altrimenti sarebbe potuta succedere una disgrazia. Probabilmente le borracce con la bevanda gialla che lo sponsor ha distribuito a Campo imperatore non hanno contribuito a facilitare la capacità di orientamento degli escursionisti,  ma resta il fatto che il sentiero è pericoloso, pieno di pietre e, pensate, in alcuni tratti è addirittura in salita. Problemi ai quali abbiamo voluto mettere mano.

NZ: Alcuni sostengono che si tratti di uno scempio.

GS: Non siamo d’accordo. Il logo è stato disegnato da Ciucciaro e ha un suo stile sobrio ed elegante, come i botti a Forcella a Capodanno.

NZ: Alcuni vi chiedono di riparare il danno e di porgere le vostre scuse. Cosa
risponde?

GS: Se parliamo di danni ambientali a questo punto la domanda è: inquina di più la vernice o il solvente per toglierla? No, crediamo che le aquile e le marmotte, numerosissime in quelle zone, non meritino di dover ingerire i solventi anti-vernice. E poi la quotazione in borsa andrebbe a farsi benedire! Quanto alle scuse, riteniamo di aver fatto opera meritoria. Quindi… Ciaone.