Nuova impresa di Honnold: da Sacramento a New York contromano

Dopo la realizzazione in freesolo della via Freeride sulla parete di El Capitan in Yosemite, Alax Honnold sembra non voler finire di stupirci.

Invitato negli studi televisivi della NBC per raccontare la sua impresa, ha deciso di percorrere le 2899 miglia tra Sacramento (California) e New York, con il suo furgone completamente contromano realizzando l’impresa in sole 27 ore e 45 minuti di guida effettiva. Alle porte di New York a causa di un imbottigliamento si è poi gettato dal ponte Giovanni da Verrazzano ed ha percorso gli ultimi tre chilometri a nuoto fino a Whitehall Terminal. Da li, inseguito dai solerti agenti del NYPD, è salito sul tetto della metropolitana, emulando Steve Mc Queen e arrivando in tempo per l’intervista, anche se un po’ trafelato.

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Era già qualche anno che pensavo a questa impresa e mi sono preparato molto bene sia fisicamente che psicologicamente. Penso si tratti più che altro di un questione mentale: devi essere molto concentrato per evitare camion e pullman, e specialmente di notte devi saper valutare la lunghezza dei rimorchi per rientrare in corsia al momento giusto. Ci sono poi gli incroci e i semafori: ne ho contati circa 650, tutti passati indenne e quasi sempre con il rosso.

Honnold, con il suo stile pulito e la sua ferrea morale, ha utilizzato per questo viaggio avventura solo 60 taniche di benzina, tutte stipate nel suo van, e il sacchetto della magnesite, poggiato sul sedile del passeggero, a cui attingeva ogni tanto per evitare di far scivolare le mani sul volante nelle rapide sterzate.

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Travasi di benzina prima dell’impresa 

Anche il tempo di realizzazione dell’impresa è impressionante se pensiamo che, a parte una breve pausa nel Nebraska per un riposino nella gabbia di alcuni leoni affamati nello zoo di Omaha, il tragitto è stato percorso alla media di 170 km orari. “Ho fatto ‘na rettifica a l’igniettori der furgone, ho abbassato ‘e sospenzioni e ho messo ‘a marmitta a spillo. Faceva ‘na cifra de rumore, ma quanno sgasavo quasi m’arzavo su du rote” ha dichiarato il forte climber alla nostra testata.

Complimenti dunque ad Alex, un uomo libero e fuori dagli schemi, un supereroe potremmo dire, che oltre a fare il 7c lavorato senza cadere, conosce anche tutti i segreti dell’arte dei motori.

 

Rocco Siffredi in vetta al Bianco

Il sito di intrattenimento e gossip legato all’alpinismo, Montagna.tv, ci informa (qui) che grazie ad un accordo tra il Rifugio Brioschi del CAI di Milano e Ferrino, la nota ditta produttrice di zainetti per la scuola, sarà realizzato in cima alla Grigna Settentrionale il progetto a2410 definito come “uno spazio mobile e temporaneo pensato per esistere nelle condizioni ambientali più estreme. Uno spazio di cultura ‘casmofitico’, concepito per produrre un’esperienza immersiva e compatibile con l’ecologia montana

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Grazie alle dotazioni tecnologiche e all’impianto audovisivo all’avanguardia installato in quota, sarà possibile vedere online il video live a 360 gradi di tutto quello che succederà dentro la cella, come succede al Grande Fratello, e attraverso la rete wireless si potrà persino ascoltare della musica in vetta al monte con cuffiette messe a disposizione dagli organizzatori.

Iniziativa lodevole destinata a tutti coloro che, non  avendo l’impianto stereo a casa, avendo la radio rotta sia a casa che in macchina, non possedendo un televisore, non disponendo di un computer per accedere a youtube, avendo finito i GB di traffico incluso nell’abbonamento mensile del telefonino, avendo finito la batteria del player mp3 con le cuffiette, non frequentando H&M o Zara nei centri commerciali, non prendendo ascensori d’albergo e non potendosi permettere il biglietto per un concerto, possono finalmente andare sulla cima della Gringa per avere il privilegio di ascoltare in po’ di musica.

Il presidente della sezione CAI di Milano, proprietaria del rifugio Brioschi, che promuove l’iniziativa, ci spiega quale è il senso di questo happening. “La frequentazione della montagna è in calo soprattutto tra i teenager che preferiscono rimanere in città a casa sul divano a chattare, a postare selfie su Istagram e ad ascoltate le loro playlist. Con il progetto a2410 cerchiamo di invogliare questa categoria di potenziali frequentatori a recarsi in montagna. Abbiamo già preparato diverse playlist con Fedez, J AX, Ariana Grande, Shakira e altri idoli dei giovani.”

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L’iniziativa è piaciuta al mondo del web, al punto che la branch italiana del sito Youporn ha immediatamente annunciato la realizzazione, in collaborazione con il MAI (Magyar Alpin Club) Sezione di Budapest, del progetto GS4810, ovvero la Grande Sorella al Monte Bianco. Il progetto prevede l’installazione di un set cinematografico  per film hard all’interno di una struttura a forma di glande cuore rosso, montata sul tetto d’Europa.

I temerari alpinisti giunti in vetta, che potranno godere di letti ad acqua, idromassaggio e di una selezione di divertenti sexy toys a forma di Grand Capucin e di Campanil Basso, potranno essi stessi diventare i protagonisti delle video performance che saranno distribuite anche in diretta web.

Rocco Siffredi, che avrà il ruolo di MC e Stage Director, metterà a disposizione tutta la sua esperienza a favore degli alpinisti, ponendo l’accento sulla valenza cul-turale e sportiva dell’evento. “La compenetrazione dei corpi delle nostre bellissime attrici con quelli degli alpinisti lassù tra i ghiacci, sullo sfondo di un tramonto in quota, così come nelle bianche giornate di fitta nebbia o durante le bufere invernali, è una esperienza che arricchisce non solo chi la fa, ma anche chi la guarda. Ma attenzione: fottere a quasi 5000 metri non è per tutti” e chiude con una raccomandazione: “I cardiopatici ci vadano piano con il viagra e soprattutto, per il sadomaso, non usino piccozza e ramponi!”

Decreto Lorenzini “I vaccini obbigatori diventano 13”

 

Il Ministro della salute Beatrice Lorenzini ha annunciato di voler aggiungere il tredicesimo vaccino alla lista di quelli resi obbligatori dal noto decreto.

Si tratta del vaccino mono-valente contro il virus Hemophilus Ghisii di tipo B, comunemente noto come Antighisa, da applicare a tutti climber tra 0 e 99 anni. “Il numero dei climber ghisati è aumentato moltissimo negli ultimi anni ed è arrivato sopra i livelli di guardia – ha specificato il ministro- “e dobbiamo quindi fare qualcosa.”

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La ghisa, cioè la cosiddetta sindrome dell’avambraccio gonfio, ha colpito nel nostro paese nel solo 2016 circa 200.000 persone, in pratica tutti quelli che in Italia scalano sopra il 6b. Le pericolose conseguenze della ghisa negli avambracci  sono molto note nella letteratura medica e vanno dalla caduta poco sotto la catena, all’incapacità di stringere le prese, anche quelle più grandi, e nei casi peggiori può portare all’impossibilita di tenere il boccale di birra al bar dopo una giornata in falesia.

“Con la diminuzione del numero dei vaccinati è venuto a mancare l’effetto gregge, nonostante il fatto che gli arrampicatori continuino a pascolare come dei pecoroni, tutti nella stessa falesia e tutti sotto le stesse vie” ci dice il prof. Massimo Dell’Acciaio, primario di ghisologia all’università di Santa Linya.

Gli anti-vaccinisti sono di nuovo sul piede di guerra. “Il vaccino Antighisa contiene metalli molto pesanti e invece che migliorare la situazione rischia di farla peggiorare. Vorrei vedere voi a scalare con cinque chili di piombo e mercurio attaccati all’imbragatura”.

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Metalli molto pesanti nel vaccino Antighisa

Gli stessi anti-vaccinisti citano poi un recente studio effettuato dal ricercatore americano Mortimer Pumped che sostiene ci sia una forte correlazione tra il vaccino Antighisa e l’autismo. “I climber vaccinati, subito dopo il trattamento, si chiudono in se stessi, parlano poco, fanno lunghissime e ripetitive sedute al campus board (il pan gullich, ndr) e guardano continuamente e in modo compulsivo i video di Adam Ondra su Youtube. Inoltre abbiamo notato una grande facilità nel memorizzare a prima vista lunghissime sequenze di movimenti: dei veri Rain Men dell’arrampicata, imbattibili nello stile flash.”

Le associazioni delle famiglie invece, almeno per questa volta, non hanno avuto nulla da ridire “Se volete toglierci la patria potestà per i figli che arrampicano, fate pure: tanto sono sempre in giro a scalare, non studiano, spendono somme altissime per benzina e vacanze e, se qualche volta piove e pranzano a casa, a tavola parlano solo di gradi. Per favore, liberatecene!”

 

 

Dolce & Calibbana lancia la nuova linea 2017

Spitti Uomo presenta in questi giorni ad Ascoli Piceno le sfilate della nuova linea per il climbing di Dolce & Calibbana.

Grandi novità per una delle aziende leader nell’abbigliamento per l’arrampicata e per l’outdoor, protagonista di un’ascesa senza precedenti in questo difficile settore.

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Il look dei climber secondo Dolce & Calibbana prevede quest’anno colori tenui, dal verde pisello al giallo canarino e al fucsia, con inserti e rinforzi in prodotti naturali come il nitrobenzene diclorato, il perossido di bario e il cloridrato di idrossilammina. Le nuove linee sono ispirate ad una ritrovata responsabilità ambientale, rappresentata sulle nuove T-shirt da un gigante logo D&C, allo sviluppo sostenibile, rappresentato da un gigante logo D&C, e all’amore per la natura e la libertà, ben esemplificato da un gigante logo D&C che campeggia sia sul davanti che sul di dietro delle magliette. Sfiziosi e portabili sono anche i nuovi cappellini per l’inverno, in diversi materiali e molto originali, caratterizzati da un gigante logo D&C.

Insomma, modernità e sobrietà la fanno da padrone, con un deciso cambio di rotta rispetto al passato.

“La percentuale di copertura del logo D&C sul totale del tessuto utilizzato è scesa dal 97% al 90% ” ci dice Maura Calibbana, co-fondatrice della maison e designer della linea. “È una precisa scelta di mercato, che avvicina la nostra politica a quella di antichi e affermati marchi come Lacoste o Fred Perry.”

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Il logo D&C appena visibile sulle nuove T-shirt della collezione 2017

Maura, qual’è l’idea di fondo dietro a questa nuova politica?

“Il mondo dell’arrampica evolve insieme alla società e noi vogliamo essere al passo. Vogliamo diffondere l’utilizzo dei nostri capi anche ad altri momenti della vita, dalle serate in discoteca tra impasticcati, alle risse fuori delle birrerie, fino alle sprangate gratuite per una storta nel traffico e, perché no, al lancio di fumogeni e petardi allo stadio. A questo scopo abbiamo pensato ad una linea con i colori delle squadre di calcio, sia per i tifosi italiani che per quelli stranieri. Abbiamo cominciato con il Barcellona di Lionel Messi, che ci darà visibilità soprattutto nella comunità dei climber spagnoli.

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Lionel Messi, nuovo acquisto del #D&C Team

Per quanto riguarda gli accessori cosa proponete?

“Oltre ai nostri classici sacchetti e sacche di tutti i tipi e colori, completiamo quest’anno la serie dei nostri brush, non più solo per arrampicata e bouldering ma anche per le pulizie in casa. Tra questi, il mocho e lo scopino per il wc sono i nostri pezzi forti. E mi raccomando, per le prese come per il resto, pulite bene: è una questione di rispetto per chi viene dopo di voi!”

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Climbing is Cul. L’IFSC mette all’asta il culo degli atleti

Dopo la cessione dei diritti di distribuzione delle dirette delle gare di Coppa del Mondo di arrampicata, la Internatinal Federation of Sport Climbing (IFSC) lancia una nuova e originale iniziativa, denominata Climbing is Cul, attraverso la quale sarà messo all’asta nientemeno che il sedere di arrampicatori e arrampicatrici delle Federazioni Nazionali affiliate all’IFSC.
“Il bando di gara prevede la messa a disposizione per 4 anni dei diritti di utilizzo del deretano degli atleti di tutte le categorie, sia maschili che femminili, che saranno ceduti al miglior offerente”, recita il comunicato stampa. E prosegue “I culi dovranno essere restituiti al termine del contratto nello stesso stato in cui sono stati consegnati e senza segni di manate.”
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La vendita sarà bandita per gruppi suddivisi in base ai parametri di qualità stabiliti da specifiche griglie di valutazione e dalla specialità praticata.
In fascia A saranno inseriti i culi della categoria Boulder, in genere grossi volumi rotondeggianti, molto sodi per via dei tallonaggi tipici di questa specialità.
In fascia B i culi della categoria Speed, muscolosi, ben formati e molto reattivi.
Mentre in fascia C ci saranno i culi degli ateleti del Lead, molto magri e spesso difficili da reperire sotto i larghi pantaloni.
In fascia D saranno infine inseriti i culi da Combinata, di varie forme e consistenze, che nell’utilizzo possono comunque riservare piacevoli sorprese.
Per invogliare i possibili investitori e inserzionisti il kit includerà anche un cambio di mutande, un rotolo di carta igenica, sempre utile in falesia, e un barattolino di vasellina, il cui utilizzo non è stato ben chiarito dalla divisione Marchetting dell’IFSC.
Per evitare accuse di sessismo, il board dell’IFSC non ha voluto differenziare i fondo schiena maschili da quelli femminili, ma è da prevedere che i culetti delle femminucce saranno quotati certamente di più dei 120 dollari all’anno stabiliti come base d’asta.
Il portavoce dell’IFSC ha dichiarato che “scalare è sempre più di moda, (Climbing is more and more cul, ndr) e in vista delle Olimpiadi abbiamo bisogno di ingenti risorse finanziarie: i culi degli atleti possono contribuire in modo positivo al loro reperimento”.
Le principali case che realizzano strutture artificiali hanno subito cominciato a sviluppare nuovi appigli in resina da applicare al sedere dei climber e c’è da giurare che queste prese per il culo avranno un grosso successo internazionale.
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Presa per il culo o culo per la presa?

Gli atleti hanno subito protestato. “Già diamo il culo per allenarci e per venire a gareggiare” ci dice l’atleta canadese Sean McCull, “e poi se ce lo tolgono non abbiamo più dove attaccare gli adesivi degli sponsor durante le gare. Moriremo di fame!”.
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Sean McCull: senza sedere niente piu’ impegno sociale…

Anche la rete si è mobilitata a livello internazionale al grido di Free climbing for all of ass raccogliendo in poche ore più di 10.000 firme.
A seguito di questi eventi, il Presidente Marco Scolaris si è letteralmente trovato in un cul de sac e ha agito in prima persona per sospendere temporanente l’iniziativa.
“I primi culi dell’anno sono gratis. Poi si vedrà.”

Federica e il Pesce Fritto

Frittura di Pesce: questo è quanto l’arrampicatrice e alpinista Federica Mingolla ha ordinato qualche giorno fa come secondo presso il noto ristorante Dal Nostromo. Di per se non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che la prelibata pietanza a base di calamari, gamberetti, trigliette e merluzzi, bollenti e intrisi di olio fritto, arrivava dopo due supplì, quattro antipasti di crudi di mare, un sauté di cozze, spaghetti alle vongole e tagliolini alla bottarga. Federica, sotto gli occhi esterrefatti degli altri avventori, ha poi concluso la sua cena luculliana con un branzino in umido capperi e olive, una grigliata mista di pesce, un tiramisù, un caffè e un limoncello.
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È bastata la cronaca di questa cena, riportata da una notissima e molto competente rivista online di alpinismo, per far impazzare la polemica sul web, dove i commenti si sono inseguiti come il gatto e il topo in un cartone di Tom e JeRis. Il popolo verticale si è infatti lanciato a capofritto in una delle più accese e insensate querelle degli ultimi anni: se vuoi fare il 9a+ puoi mangiare il Pesce fritto?
Nei commenti, alcuni sostengono che, per un’arrampicatrice di oggi, mangiare il Pesce fritto non sia poi una grande impresa e che se proprio lo vuoi mangiare almeno non pubblicizzarlo: “Mangiati ‘sta frittura di paranza e stai zitta” dicono a Federica.
Altri sostengono che, se sei veramente forte, il 9a+ lo fai anche se mangi pesante prima del tentativo. “Ho visto Stefano Ghisolfi mangiare lasagne, cannelloni e porchetta e poi partire per First Round First Minute” dice un commentatore che sostiene di essere stato lui stesso a Margalef a preparare la besciamelle per Stefano il giorno della libera.
Alcuni hanno scritto che Federica sputa nel piatto dove ha mangiato ma forse non hanno tenuto conto del fatto che ora in quel piatto ci sono solo le lische delle triglie e i gusci dei gamberetti.
Altri ancora, con limpido sillogismo, ritengono che Federica sia una fighetta mediatizzata bionda con gli occhi azzurri e che quindi non può parlare di alpinismo.
Altri ancora infine, con mirabile intelligenza ed elaborate argomentazioni, scrivono parolacce e imprecazioni all’indirizzo della povera Federica, colpevole solo di aver detto quello che pensava. Tutti questi, abbiamo verificato con cura, hanno fatto il Pesce il libera.
La incontriamo, visibilmente ingrassata ma sorridente e rilassata, per un  breve colloquio alla sosta S23 del diedro Philipp-Flambè in Civetta durante la sua invernale: ai primi di marzo fa ancora molto freddo sulla Nord-Ovest, ma, su quel comodo terrazzino, davanti a una grigliata, questa volta di salsicce, e a una bottiglia di acquavite, le abbiamo fatto qualche domanda.
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Ciro ‘o pesciarolo, il nuovo allenatore di Federica

NZ: Federica, come mai qui sul Philipp-Flambè in inverno?
FM: Perché dopo il Pesce Fritto ho deciso di diventare una Alpinista (per favore Nando, scrivilo con la A maiuscola…) e sono venuta a verificare se qui si tratta di Alpinismo o meno.
NZ: E hai trovato una risposta?
FM: Beh, al tiro 18 ho trovato un volume in resina avvitato dentro al diedro: c’era il verglass ma io sono passata  con un tallonaggio e un ristabilimento un po delicato: direi che su quel passaggio si tratta di bouldering e per il resto si tratta di trekking, con bei panorami. Di alpinismo ancora nemmeno l’ondra.
NZ: Le tue critiche a Margot non sono piaciute molto al popolo del web…
FM: Non volevo criticarla e, wow, è stata bravissima: e comunque per scusarmi l’ho invitata a cena Dal Nostromo visto che non dovrebbe costarmi una fortuna…

NZ: Dopo il Pesce fritto cosa farai?

FM: Ho molte vie in programma: la Abbuffat a L’Aguille du Midi, poi una via sportiva in Dolomiti come Spaghettata Galaktica, e alcune vie classiche: la Vinaccer in Marmolada e il Diedro Astice alla Punta Civetta. Poi, dopo aver digerito, vedremo…

Un 8b+ a 92 anni: Domenico Intorre fa il miracolo.

Apprediamo dalla testata specializzata Down-Climbing.com che Domenico Intorre, il novantaduenne chiodatore e scalatore ciociaro, ha salito Dreamland (8b+) una nuova connessione fra Tomorrowland e Il traverso dei sogni alla grotta della Cueva di Collepardo (Frosinone).

La difficilissima via è stata salita con circa 42.000 tentativi distribuiti nel corso degli ultimi 70 anni. I primi tentativi risalgono infatti agli anni 40: si erano appena spenti i fuochi del secondo conflitto mondiale e Domenico già provava la via, utilizzando staffe per la progressione e protezioni aleatorie, come cunei di legno e chiodi da fessura. Il 2 giugno del 1946, subito dopo aver votato per la Monarchia, prende il primo torpedone disponibile e si reca nella grotta per cominciare a prendere confidenza con il calcare del frusinate.

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Gli anni ’50 sono anni di esplorazione: tocca alcune prese accanto alla linea di Dreamland, per vedere se trova qualcosa di più facile, ma senza successo.

Negli anni ’60 ha già totalizzato circa 5.000 tentativi: nel ’68 si trasferisce con una comune di figli dei fiori dentro la grotta, dove con i suoi compagni di avventura pratica l’amore libero e si nutre di prodotti del bosco, come ghiande, fogliame, bacche e castagne selvatiche. “Mi piace vivere indu de uaild“, soleva ripetere con il suo accento da burino. Alcuni osservatori sostengono tuttavia che, nonostante il suo buon stato di forma, le continue costipazioni dovute a questa alimentazione gli hanno probabilmente impedito in quegli anni di realizzare la via.

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I successivi 15 anni anni li dedica a capire i movimenti tra la sesta e la settima protezione, prima del tratto chiave. E così nei primi anni ’80 Domenico, riprende più seriamente il progetto in mano. Nell’estate dell’82, galvanizzato dai gol di Paolo Rossi, Intorre frequenta la spelonca con continuità, realizzando circa 6.000 dei 42.000 tentativi, ma gran parte di questi, a detta dell’arbitro, erano in fuorigioco.

Ma è negli anni ’90 che, grazie alle nuove tecniche di allenamento, Domenico comincia a concatenare i passaggi e sente che la via può finalmente diventare sua: riesce a fare in continuità i primi due movimenti, con il primo rinvio messo, e a fine stagione riesce a raggiungere il secondo spit con un solo resting.

Gli anni 2000 passano velocemente e Domenico, ormai pensionato,  preso tra la bocciofila, i tornei di tressette e la laurea in veterinaria alla Università della Terza Età, accantona momentaneamente il progetto. “Troppi caffè coretti al Mistrà Pallini al baretto del paese” dice.

Nel 2012 ricomincia ad allenarsi e nel febbraio del 2017 arriva finalmente la libera, che, da ricerche effettuate dalla nostra redazione, sembrerebbe essere la prima di questo grado realizzata da un ultranovantenne.

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Abbiamo raggiunto Domenico al telefono per fargli qualche domanda.

Nando Zanchetta: Quale credi che sia stata la motivazione vera che dopo tanti anni ti ha portato al successo?

Domenico Intorre: Il motivo è presto detto: sotto c’era la piccola campionessa Laura Rogora. Ha 78 anni meno di me e usa questa via come riscaldamento. Come puoi immaginare, mi sono sentito colpito nell’orgoglio, così ho dato il meglio di me.

NZ: Vuoi dedicare questa realizzazione a qualcuno in particolare?

DI: Si, a tutti i miei amici della Casa per Anziani dove mi sono trasferito, con un messaggio: la vita riserva sempre delle belle sorprese, a qualunque età.

NZ: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

DI: Penso di aggiungere uno spit alla via. Dovrebbe diventare almeno 8c e a 120 anni sono sicuro di poter fare la prima libera.

NZ: Hai dei rimpianti?

DI: Si, ho un grande rammarico: se ci penso, forse potevo farla a vista 70 anni fa. Pazienza!

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Domenico Intorre incastrato su Dreamland, in attesa dell’intervento dei Pompieri

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Che stile!

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Felicitazioni dagli altri amici pensionati

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Domenico con Lauretta Rogora: 78 anni di differenza e non sentirli

Quarta ripetizione di “Attaccato” a La Poltrona

Il presidente della FASI, Ariano Amici, tenterà il giorno 22 gennaio la sua quarta ripetizione assoluta di Attaccato a La Poltrona, la storica via nella falesia sita nella zona di Cala Gonone in Sardegna. Si tratta di una via di placca molto tecnica  che, nonostante la bassa difficoltà (forse non arriva a 6a) conta fino ad oggi, dopo 30 anni dalla sua apertura, solo le ripetizioni dell’attuale Presidente della FASI.

Il motivo di questo bassissimo numero di ripetizioni è presto detto: Attaccato a La Poltrona ha delle sequenze di movimenti molto complesse e solo un climber con una vasta esperienza può venirne a capo.

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La via si articola infatti in due sezioni principali. Il tratto iniziale, detto anche della candidatura, non è difficile, ma deve essere eseguito molto lentamente. Si deve infatti partire da una zanchetta il 19 dicembre per arrivare alla tacca successiva il 2 gennaio, subito dopo la Notte di San Silvestro, termine ultimativo, tassativo, perentorio e improcrastinabile, come da Statuto Federale. Salvo imprevisti, la sequenza dovrebbe permettere di non avere altri climber a disturbare la salita. Quest’anno così non è stato e, nonostante il campione uscente sia partito in tempo, un altro atleta, Andrea Gennari Daneri, partito molto in ritardo per il tentativo, ha preso anche lui la tacca pochi minuti prima della mezzanotte del 2 gennaio 2017, ed ora è giocoforza che uno dei due cada. Il passaggio chiave, detto dell’Assemblea o Dei voti plurimi deve ancora venire: Amici sembra sia riuscito a legare tutti i movimenti nel corso del 2015, ma non nel 2016. Rimane pertanto ancora incerto l’esito della scalata che dovrebbe concludersi appunto il 22 gennaio.

Colui che arriverà in catena potrà beneficiare di un premio speciale e unico nella storia dell’arrampicata italiana: seguire la Nazionale e i nostri promettenti campioni per i prossimi quattro anni e accompagnarli a Tokyo per le Olimpiadi del 2020.

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Alcuni dicono che fare un 6a lavorato a La Poltrona non è sufficiente per sviluppare Il Movimento degli arrampicatori, per avere una Nazionale competitiva e magari per vincere degli Ori. Altri sostengono che servirebbero finanziatori per la Federazione e per i nostri scalatori, in modo da non far pagare a loro accompagnatori, albergatori e restauratori quando si fanno le gare fuori. Altri ancora sostengono che servirebbero organizzatori e formatori per gli operatori e per i loro collaboratori. Un’altra parte sostiene che servano dei riformatori, che lo Statuto è pieno di errori, non c’è democrazia per gli elettori e non c’è trasparenza per i controllori e per i revisori. Poi dicono che servono dei tracciatori che facciano dei boulder da inventori, con movimenti aleatori per gli arti superiori e senza gli appoggi per quelli inferiori; dei bravi istruttori per crescere i salitori ancora minori, che scalano con i genitori; degli allenatori che allarghino il raggio dei gesti motori, affinché i climber diventino tallonatori, bloccatori, lanciatori, che siano dei gladiatori, che spingano in gara come trattori e sprizzino energia da tutti i pori; e poi che servono i preparatori, che allenino bene gli adduttori e i grandi flessori e sviluppino forza come nei tori; poi servono bravi dottori che facciano uso di integratori, senza mai usare antinfiammatori, massaggiatori che leniscano i dolori; che gli amatori siano anch’essi competitori, purché non gli vengano dei malori;  e che poi la FASI si occupi anche degli attrezzatori, dei trapanatori, degli spittatori e della sicurezza dei chiodi protettori sulle vie dei rocciatori; ma soprattutto dicono che ci vogliono presidenti rottamatori ma continuatori, trottatori e motivatori ma che siano anche risparmiatori e che non buttino soldi in progetti illusori e non meritori.

Insomma, tanti parlatori, sostenitori e contestatori, governatori, direttori e coadiutori, ideatori ed esecutori, alcuni con progetti da sognatori altri con idee da malfattori.

Nessuno di questi tuttavia ha mai pensato di impegnarsi a fare le cose che dice di voler fare. E quindi si rischia di assistere ancora alla ripetizione di una via che tutti dicono di poter liberare, ma nessuno prova. Tra Amici non si fa! dicono.

E allora, almeno rendiamo onore a chi, forse solo per provocazione, ha voluto lanciare su quella tacca.

Per il resto, come sempre, non ce ne frega gran che. Tanto, domenica andiamo a scalare!

Ondra in vetta a Dawn Wall dopo il Big Pusher

Ce l’ha fatta: Adam Ondra, partito il 15 novembre per il Big Pusher il giorno 22 è uscito in vetta dopo aver superato in libera tutti i tiri di Dawn Wall.

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Ad attenderlo c’era la banda a stelle strisce dei pompieri di Sacramento che suonavano Lucy in the Sky with (Black) Diamond (LSBD). Con questo storico hit dei Beatles si è voluta così ricordare la stagione d’oro dell’arrampicata in Yosemite, quando la generazione Think Pink stazionava in parete per settimane e settimane, facendo viaggi verticali, sia fisici che mentali, a base di LSD.

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Tutta la comunità degli arrampicatori ha seguito, giorno per giorno, tappa dopo tappa,  con affetto e trepidazione la scalata di Adam, che, nessuno nutriva dubbi, sarebbe stata coronata dal successo.

Arrampicate notturne, illuminate dagli elicotteri in volo con proiettori da 2000 Watt che diffondevano a tutto volume drum&bass underground della West Coast;

migliaia di metri e centinaia di salite e discese sulle corde fisse con il supporto degli argani a manovella azionati dai boscaioli del Parco e dai numerosi fans festanti presenti in valle e giunti da ogni angolo del pianeta;

sette paia di scarpette numero 34, per lui che porta 43, strette e dolorose, con le suole rifinite al tornio e riprofilate al raggio laser per poterle meglio spalmare sulle microtacche e gli svasi del granito Californiano;

14.600 tonnellate di rinvii, distribuiti su tutta la parete, alcuni dei quali utilizzati per appendere macchinette Nespresso What Else? e refiller di Pepsi Cola Light con molto giaccio per le giornate calde;

pericolosissimi run-out sul 7c+ protetti con le attach plastificate multicolore dell’ufficio di papà;

Jacuzzi appese a 800 metri di altezza, con idromassaggio alle acque di sorgente, sigari cubani, strisce di magnesite e prostitute portoricane, per sentirsi finalmente “Lo Scarface che viene dall’Est”;

cliffhangers tenuti fermi sulla parete con lo Scotch o con il Bourbon (ma si sa, Adam preferisce il Single Malt);

faticosissime e stressanti dulfer su aleatorie fessurine lunghe 140 metri di grado 8b+ o su fessuroni off-width larghi fino a 5 metri, protetti incastrando carrelli elevatori e altri macchinari per uso industriale, avvoltolati con cordini da 15 metri;

pelle consumata dai micro cristalli e ricostruita in poche ore con speciali e rivoluzionari unguenti, preparati nei laboratori clandestini della ex Unione Sovietica a base di cellule staminali, uranio 235 e proteine sintetiche, già in uso ai ginnasti della DDR;

lanci di 14 metri in orizzontale tra una tacca e l’altra, con sbandierate, circonvoluzioni di 360 gradi, avvitamenti, doppi carpiati e tripli tolup;

formose donnine in bikini che annunciavano l’assalto al prossimo tiro, come negli incontri di boxe;

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grandi velieri dalle fauci infuocate, rinoceronti rossi e dinosauri alati che gli svolazzavano intorno durante i tentativi lanciando stelle filanti argentate e incitandolo al grido  Ola! Ola!;

skateboard in carbonio a 12 ruote per fare qualche flip trick e qualche loop slegato sulle strettissime cenge (visto che ce no sono tante…)

brevi ma comodi riposi sul portledge, trascorsi tra una minestrina nutriente, qualche Twix  da fame chimica, una intervista via satellite con la stampa internazionale, una foto per gli sponsor e qualche ora di sonno leggero;

e tanta, tanta classe e determinazione.

Questi gli ingredienti della salita che ha portato il fortissimo fuoriclasse ceco ad essere il primo uomo al mondo ad aver percorso integralmente in libera questa via che è ormai da considerarsi a tutti gli effetti una cult route  del ventunesimo secolo.

Di ritorno in valle, le Cheersleaders hanno fatto una grande festa: divise in due gruppi, le biondine si dedicavano a balli e coreografie, che includevano anche eleganti trazioni e sensuali sospensioni con l’ombelico scoperto sui rami degli alberi, mentre le morette massaggiavano dolcemente i piedi di Adam come delle gheishe giapponesi . «È stata un festa meravigliosa» ha detto Ondra ringraziando tutti e sorridendo con le guance sporche di rossetto, come i campioni del Giro d’Italia.

Dalla Colombia, il cartello di Medellín ha fatto sapere di voler reclutare Ondra tra i suoi testimonial mentre il senatore Gasparri dall’Italia, pur apprezzando il gesto sportivo, ha dichiarato «Siamo contrari alla cultura dello sballo».

Adam invece rimane concentrato sui suoi progetti «Ora voglio tornare a casa per andare dal mio podologo a Brno. Ma il mio grande sogno è quello di tornare e finalmente scalare questa via in sole 24 ore, in libera, in stile alpino e senza mai cadere. Sempre che non mi facciano l’antidoping!»

Obama a Kalymnos: «Gli USA vicini alla climber community»

La stampa greca ci informa che il presidente  americano Barak Obama si è recato nell’isola di Kalymnos per un breve periodo di riposo prima degli impegnativi incontri europei ad Atene e Berlino (non ci crederete ma è vero: http://axinios.blogspot.ro/2016/11/blog-post.html?m=1) . È stata l’occasione per gustare le specialità locali preparate dal suo amico chef Andrew Zimmern, per scalare qualche via ad Arginonta con la guida  Bear Grylls (che fiero ha postato il suo selfie su Twitter) e per fare il punto della situazione sull’arrampicata dopo l’elezione di Trump.

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«Non ci sono discontinuità rispetto al passato  – ha dichiarato a cena davanti ad un bicchiere di retsina – gli USA sono sempre stati e continueranno ad essere vicini alla comunità globale dei climber».

Incalzato dagli scalatori vicini di tavolo, intenti a mangiare i soliti calamari gommosi, Obama ha detto, a proposito della durissima campagna elettorale che ha visto Hillary Clinton soccombere nei confronti di Trump, che entrambi i candidati, pur con sottili differenze, sostengono lo sviluppo di questo meraviglioso sport.

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«Ho parlato a quattrocchi con il nuovo presidente Trump che mi ha confermato che aggiungerà lo strapiombo al muro di confine tra California e Messico: una muraglia per il bouldering lunga più di 700 miglia. La chiameremo MexoBlocco e sarà la più grande struttura artificiale per l’arrampicata mai vista sul pianeta di cui beneficeranno i boulderisti di tutto il mondo. Abbiamo già messo a punto i particolari: sul lato statunitense ci sarà un boulder problem ogni 10 metri, 160 per miglio, per un totale di oltre 100.000 blocchi, tutti da liberare.  Le difficoltà saranno di ogni tipo, dal 6a in su e sarà sicuramente una gran festa. Sul lato messicano invece Trump preferisce far tracciare solo blocchi molto duri, 7c minimo, e per rendere tutto più divertente e adrenalinico, farà scavare sotto il muro un largo fossato con i piranha, animali che si trovano molto bene nel caldo clima del sud della California, specialmente se alimentati con carne fresca. Il governo messicano ha già prenotato la struttura per i campionati nazionali».

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Il muro tra Messico e USA: 700 miglia di boulder

Durante la visita a Kalymnos ci sono stati però anche momenti di tensione, sempre tenuti sotto controllo dagli angeli custodi della security di Obama. Alcuni profughi siriani, presenti sull’isola dal marzo scorso, data dell’accordo UE – Turchia, hanno duramente contestato il presidente. «Fuggiamo dalla Siria per andare a fare qualche tiro duro in Frankenjura, ma non ci lasciano passare. Siamo stanchi delle pinzate sulle tufas di Kalymnos!» hanno gridato al Presidente al grido di Monoditi! Monoditi!

«Capisco la loro rabbia, ma la nostra amministrazione ha fatto molto per i climber del medio oriente. Grazie alle politiche messe in atto dal Segretario di Stato Hillary Clinton, abbiamo creato molte opportunità. Nuove aree boulder sono nate sia in Siria che in Libia, e ora i nostri amici mediorientali possono scalare tanti nuovi blocchi, a Damasco come a Mosul, a Tripoli come a Misurata, e possono godere di tantissime nuove aree dove praticare questa disciplina».

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La vasta area boulder a Damasco (Siria) fortemente voluta da Hillary Clinton

Obama ha aggiunto che Trump gli ha assicurato che, grazie agli accordi con la Russia di Putin, la politica americana di diffusione del bouldering sarà estesa anche ad altri paesi dell’area e si è detto certo che su questo punto il neo-presidente potrà godere dell’appoggio dell’opposizione.

Prima di ripartire, Obama si è recato ad Arginonta per provare l’ebrezza degli sport estremi, mentre Michelle negoziava con il vecchietto della spiaggia 50 dollari per due ore su un lettino sporco e fatiscente. Barak visibilmente emozionato dopo aver liberato il suo primo 6b, ha confessato «Credo proprio che continuerò. È bello essere i padroni del mondo, ma la soddisfazione di fare una bella libera, credetemi, non ha eguali!»