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Carpenteria d’Abruzzo: nuova chiodatura a Roccamorice.

La nostra redazione è stata informata che la storica falesia di Roccamorice in provincia di Pescara, con le sue oltre 220 vie,  è stata completamente riattrezzata in gran fretta la notte scorsa dopo le polemiche dei giorni passati.

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Era infatti appena apparsa la notizia che il sindaco della nota località abruzzese alle pendici della Maiella, aveva intimato ad alcuni arrampicatori locali di interrompere l’opera di sostituzione delle vecchie protezioni. «In caso contrario ci denuncerà ai carabinieri» dicono i gestori della pagina Facebook del gruppo Arrampicare a Roccamorice. E continuano: «Non è nostro compito giudicare il lavoro di manutenzione svolto fin ora né usurpare il ruolo di nessuno. Noi vogliamo solo evitare di rischiare gravi infortuni, se non la vita, arrampicando».

Il sindaco Alessandro D’Ascanio, per tacitare le polemiche ha subito preso l’iniziativa e ha incaricato Il Manutentore, di riattrezzare tutte le vie con chiodi da carpenteria 16 x 60 a testa piana. Dopo attente analisi sui materiali, Il Manutentore ha infatti preferito questo tipo di chiodi a quelli da tappezziere, in quanto più lunghi e con testa più larga.

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I chiodi utilizzati per la richiodatura della falesia di Roccamorice

Interrogata in merito, la direzione tecnica dell’ufficio del Comune di Roccamorice, ha assicurato che il materiale utilizzato è tutto omologato UIAA. Molti abitanti del luogo affermano infatti di aver udito per tutta la notte i tecnici del comune che durante gli accurati test, continuando a darsi le martellate sulle dita, urlavano continuamente UIAAAAA!!! Il personale addetto, sostiene che, a parte qualche unghia nera, tutte le fasi di collaudo hanno dato esito positivo.

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Piccoli ma dolorosi incidenti durante il collaudo de materiale: UIAAA!!!

In poche ore, Il Manutentore, equipaggiato con guanti e martello, ha effettuato il lavoro a regola d’arte. Gli stessi Carabinieri, accompagnati dalla G.D.F, hanno ispezionato stamane la falesia ed hanno assicurato che il lavoro svolto permette ora di visitarla e fotografarla in piena sicurezza. Sull’arrampicata invece, il Sindaco conferma che tutti coloro chi si avventurano su queste pareti con corda e moschettoni, lo fanno a proprio rischio e pericolo.

Per quanto riguarda le soste, laddove queste erano danneggiate, il sindaco ha provveduto alla loro sostituzione con comode ed ampie piazzole di sosta (panchine, tavoli per il picnic e cestini). «Finalmente gli arrampicatori la smetteranno di dire che a Roccamorice le soste non sono sicure» ha fieramente dichiarato il Sindaco. In effetti ora i visitatori potranno fare una sosta per ammirare le pareti senza problemi e in piena sicurezza.

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Le nuove soste, il massimo della sicurezza

Nelle zone dove i lavori non sono ancora terminati, l’amministrazione locale ha poi provveduto a installare idonea segnaletica, con un apposito divieto di sosta. A questo proposito il sindaco ha dichiarato «Assistiamo alle lamentele di coloro che senza sosta sostengono ed insistono nel voler sostare sulle soste già sistemate senza sottostare all’assistenza delle associazioni che sistematicamente sistemano i sistemi di sicurezza. Siamo già nella sesta fase di assestamento». Lucidi ragionamenti di un amministratore illuminato, che la nostra redazione condivide in pieno.

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Abbiamo chiesto all’intraprendente sindaco di Roccamorice quali sono i motivi di questa lodevole iniziativa di riattrezzatura della falesia.

Alessandro D’Ascanio: L’iniziativa è nata appena 17 anni fa, nel 1999, quando sono stati riattrezzati a cura del Manutentore e a spese del questo Comune alcuni itinerari di arrampicata.  Nei 17 anni  trascorsi da allora, Il Manutentore ha continuato la sua attività, pianificando moltissimi lavori e facendone soltanto uno: la riscrittura dei nomi di alcune vie con la vernice.

Nando Zanchetta: Gli arrampicatori dicono tuttavia che molte vie rimangono pericolose e che Il Manutentore utilizza materiali non idonei.

Alessandro D’Ascanio: L’arrampicata è di per se uno sport pericoloso ed è nostra intenzione ridurre o se possibile eliminare  del tutto i rischi legati a questa attività. A questo scopo invitiamo gli arrampicatori a venire a Roccamorice con panini e birra  e a sedersi sulle nostre nuove piazzole. Del resto, anche un giorno senza scalare si potrà pur vivere! O no?

 Nando Zanchetta: Grazie signor Sindaco.

Alessandro D’Ascanio: Grazie a lei, dottor Zanchetta.

 

 

 

Somma

Vernice rossa al Gran Sasso. Gli autori «Ci quotiamo in borsa»

È di poche ora fa la notizia gli attivissimi membri di  Somma Trekking, un’associazione di escursionisti con sede a Somma Vesuviana, hanno disseminato il sentiero della via Normale di salita al Corno Grande, la vetta più alta del Gran Sasso, di marchiature rosse con il logo e il nome dell’associazione stessa.

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I commenti, quasi tutti fortemente critici, hanno subito cominciato a impazzare in rete, soprattutto sulla pagina Facebook dell’Associazione che al momento della pubblicazione del presente articolo risulta ancora chiusa.

La nostra redazione ha voluto fare una visita sul sentiero per verificare la situazione reale ed ha constatato che i danni non sono poi così gravi: delle 19.772 pietre di superficie reperibili sul sentiero, solo 1.851 sono state marchiate, con una quota che resta quindi sotto il 10%. I periti che ci hanno accompagnato hanno stimato l’uso di non più di 400 bombolette spray, per un totale di 80 kg di vernice. Gli stessi periti ci hanno confermato che, rispetto ad altre opere di interesse nazionale come per esempio la portaerei Garibaldi, la vernice utilizzata sul sentiero, rappresenta una quota piccolissima, specialmente  se pensiamo che il sentiero copre oltre 900 metri di dislivello mentre la Garibaldi è lunga solo 180 metri.

Viste le polemiche che questa azione ha generato, abbiamo voluto intervistare il presidente dell’Associazione Somma Trekking per sentire le sue ragioni. Il presidente, visto il clima che si è creato intorno a lui, ci ha detto di voler mantenere l’anonimato e pertanto useremo un nome di fantasia.

Nando Zanchetta: Presidente Svernicio, chi ha avuto l’idea di pitturare tutto il Gran Sasso?

Gaio Svernicio: L’operazione è stata ideata e coordinata dal dipartimento di marketing della nostra Associazione. Lo scopo è quello di migliorare la brand awarness di Somma Trekking tra gli appassionati dell’outdoor per poi arrivare nel più breve tempo possibile alla quotazione in borsa della nostra l’Associazione. Standard & Puzz che cura il collocamento ci ha dato un range di quotazione tra i 300 e i 500 euro crediamo che questa possa essere un’opportunità’ di crescita economica per la nostra realtà locale.

NZ: Questo è l’unico criterio che via ha ha guidati?

GS: No, c’è anche la questione sicurezza: molti dei nostri associati, hanno avuto problemi di orientamento sul sentiero. Cito un episodio: un anno fa un nostro gruppo sponsorizzato dalla nota casa di limoncello Villa Massa, si è smarrito nella nebbia e siamo dovuti intervenire con le jeep. Per fortuna l’alto volume delle radio con gli hit di Gigi D’Alessio ci ha facilmente guidati fino a loro, altrimenti sarebbe potuta succedere una disgrazia. Probabilmente le borracce con la bevanda gialla che lo sponsor ha distribuito a Campo imperatore non hanno contribuito a facilitare la capacità di orientamento degli escursionisti,  ma resta il fatto che il sentiero è pericoloso, pieno di pietre e, pensate, in alcuni tratti è addirittura in salita. Problemi ai quali abbiamo voluto mettere mano.

NZ: Alcuni sostengono che si tratti di uno scempio.

GS: Non siamo d’accordo. Il logo è stato disegnato da Ciucciaro e ha un suo stile sobrio ed elegante, come i botti a Forcella a Capodanno.

NZ: Alcuni vi chiedono di riparare il danno e di porgere le vostre scuse. Cosa
risponde?

GS: Se parliamo di danni ambientali a questo punto la domanda è: inquina di più la vernice o il solvente per toglierla? No, crediamo che le aquile e le marmotte, numerosissime in quelle zone, non meritino di dover ingerire i solventi anti-vernice. E poi la quotazione in borsa andrebbe a farsi benedire! Quanto alle scuse, riteniamo di aver fatto opera meritoria. Quindi… Ciaone.

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Zuckerberg: «Facebook entra nel ricco mercato del Climbing»

Mark Zuckerberg, il plurimiliardario americano fondatore e padrone di Facebook, durante una conferenza stampa tenutasi a Menlo Park (California) ha dichiarato di volere entrare nel mercato online dell’arrampicata e delle attività ad esso connesse.

«Crediamo che l’arrampicata sia una delle attività con le maggiori prospettive di sviluppo al mondo e quindi vogliamo investire in questo settore. Dopo l’acquisto di Whattsapp per 19 miliardi di dollari, vogliamo concentrarci sulle applicazioni online dedicate ai mercati verticali e quello dell’arrampicata è sicuramente il più promettente», ha dichiarato Zuckerberg. «Decine o addirittura centinaia di utilizzatori che si scambiano consigli e informazioni su questa o quella via, su come tenere una tacca, o su dove fare il knee-bar sono una ricchezza che vogliamo valorizzare».

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La notizia giunge a pochi giorni dalla comunicazione [e questa è l’unica cosa vera in questo articolo] da parte del gestore del sito di arrampicata http://www.climbook.com che la stessa Facebook inc. avrebbe intimato al sito stesso la chiusura immediata per violazione del copyright sul nome del dominio. Secondo il parere degli avvocati il dominio climbook.com danneggia Facebook e può ingannare gli utenti, a causa dell’assonanza del suffisso book. Lo stesso approccio sembra che sia stato applicato ad altri siti ispirati a verbi di successo come wake-upbook.com, il portale di quelli che si svegliano la mattina, eatbook.com, dedicato alla minoranza di umani che mangia, sleepbook.bed, un social da consultare nel sonno, breathbook.air, per la community di quelli che respirano e pissbook.wc, il noto sito dedicato alla community, sempre più ampia, di coloro che pisciano.

Il sito climbook.com, nato nel 2008, è utilizzato da molti arrampicatori italiani, per registrare le vie di scalata già percorse e tenerne così memoria.

In effetti, recenti studi di mercato hanno confermato che la base di utilizzatori di circa 3000 utenti che utilizza il sito, è in continua crescita e potrebbe  raggiungere nel 2030 l’incredibile quota di 5000 utenti. È ovvio quindi che questi numeri facciano gola al gigante Californiano, che, con circa 1,7 miliardi di utenti, capitalizza ormai 330 miliardi di dollari.

Ambienti legati all’intelligence sostengono che dietro alla scelta di Zuckerberg ci sia in realtà la CIA, e che la decisione sia legata alle opzioni strategiche di supremazia planetaria che gli Stati Uniti intendono svolgere nei prossimi decenni e la base dati di climbook sarebbe in questo senso un asset senza paragoni. Le fonti citate assicurano che «conoscere i movimenti di Invidia al Grottone, sapere quante persone l’hanno fatta a vista o flash, o avere la statistica dei tentativi su Piccoli Gesti, costituisce, nell’attuale scacchiere internazionale, un vantaggio strategico di incomparabile valore. Lo Stato Islamico avanza e prima o poi ci ritroveremo le forze del male a Andonno a liberare i nostri 9b, magari a vista, solo perché hanno letto i movimenti su Climbook. A quel punto l’occidente sarà fottuto! Fermare la divulgazione dei segreti delle vie superlavorate non è più un’opzione ma un obbligo».

Zuckerberg ha anche annunciato di aver acquistato la newco che ha lanciato Candy Crashpad Saga, il nuovo gioco dedicato ai boulderisti che probabilmente diventerà virale nei prossimi mesi. L’utente deve cercare di salire i blocchi, tutti a forma di caramelle, senza cadere fuori del crashpad.

Preparatevi dunque alle notifiche Mark Zuckerberg invited you to play Candy Crashpad Saga.

Post Scriptum.

Mark, tu sei un ragazzo bravo  e intelligente e per questo hai tanti soldi. Così tanti che forse non sei più in grado di capire che nel mondo ci sono persone che fanno cose solo per passione. Non per soldi.

Se Climbook chiuderà, con le sue poche centinaia di utilizzatori, tu avrai forse protetto i tuoi interessi economici, ma avrai disprezzato la passioni di un gruppo di persone che non guadagna nulla da tutto ciò.

Facebook esiste, perché ci sono persone che condividono sulla tua piattaforma le loro passioni. Non disprezzarli. Potrebbe essere un errore.

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Moro e Nardi: prima invernale al Campidoglio con le infradito.

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Roma. Giunge in redazione la notizia che, dopo le vicissitudini sul Nanga Parbat, Simone Moro e Daniele Nardi hanno scalato con le infradito il Campidoglio, realizzando così la prima salita invernale in ciabatte del colle romano, cuore della civiltà romana e antica sede del tempio di Giove Capitolino.

Pochi giorni dopo il ritorno dal Pakistan i due si sono immediatamente e indipendentemente recati nella capitale per questa importante realizzazione.

Simone Moro, arrivato il 19 marzo con l’intercity delle 19 e 34, ha  montato il campo base alla Pensione Flora (2 stelle) in via Giolitti, nei pressi della stazione Termini. «A parte qualche clochard che dormiva sotto i portici, la prima notte è passata tranquilla», ha dichiarato il forte bergamasco.

Nardi è invece arrivato lo stesso giorno ma con l’auto e, dopo averla lasciata al parcheggio a ore di Termini, ha montato il suo campo all’hotel Sette Re di Roma. «L’hotel non aveva ascensore e il mancorrente delle scale ha ceduto durante la salita al secondo piano. Sono precipitato per tutta la rampa fino al pianerottolo: non ho riportato danni fisici, ma ero sotto choc. Dopo una bella doccia e un filmetto sulla PayTV dell’albergo, mi sono rilassato e ho recuperato le necessarie energie per la scalata».

Il giorno successivo, dopo un cappuccino e cornetto al Caffé Trombetta, i due si sono recati di buon ora alla fermata del 64, dove hanno aspettato una finestra utile nell’affolamento mattutino per poter salire in autobus. «É dura aspettare l’occasione della tua vita a Piazza dei Cinquecento» ci rivela Nardi. «In quei lunghi momenti ho pensato ai grandi del passato: Bonatti, Messner, Kucuczka e questi pensieri mi hanno aiutato a sopportare la pioggia, il guano dei piccioni sui piedi nudi, lo smog, gli zingari che chiedevano soldi e il puzzo di urina dei vagabondi che dormono alla stazione.»

Alle 8 e 32 finalmente si apre un’importante opportunità alla Porta Centrale. I due, anche se è vietato salire dalla porta centrale, sono riusciti ad entrare nell’autobus, rischiando una pesante ammenda da parte degli unici due controllori che l’ATAC sguinzaglia sui 3700 km di linee pubbliche romane.

A questo punto sono cominciati i problemi seri. L’autobus, stracolmo di gente, procedeva molto lentamente: manifestazione sindacale a Piazza Esedra, lavori dell’ACEA su Via Nazionale, incidente con motorino sul selciato a Via Quattro Novembre, borseggiatori che infilavano le mani nelle salopette degli alpinisti per cercare il portafogli  e infine un vigile megalomane che dal pulpito di Piazza Venezia, contribuiva con grandi gesti e perentori ordini impartiti con il fischietto ad intasare il traffico ormai impazzito.

Solo alle 11 35 i due alpinisti sono riusciti ad arrivare ai piedi del Campidoglio per l’impegnativa parte finale della scalata.

Nardi aveva optato per la Diretta dell’Ara Coeli, più ripida e più lunga, ma certamente più elegante e remunerativa, mentre Moro intendeva salire per la Classica Scalinata del Campidoglio, meno tecnica e meno ripida, ma con la rischiosa asperità del Dioscuri Step, lo stretto passaggio tra le statue di Castore e Polluce, che se non è in condizioni, può mettere a rischio l’intera salita.

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In rosso la Diretta dell’Ara Coeli, in blu la Classica della Scalinata, con il temibile Dioscuri Step

In effetti, la via Classica era occupata da una trentina di gruppi di turisti giapponesi, russi cinesi, tedeschi e americani nonché da un sit-in degli autisti dell’ATAC che protestavano per il blocco degli straordinari.

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Condizioni proibitive e autisti dell’ATAC sulla via Classica del Campidoglio

Era ormai pericolosamente tardi e i due, dopo un breve consulto, hanno capito che l’unica possibilità di successo era quella di unirsi e forzare la vetta lungo la Diretta all’Ara Coeli. Durante le concitate fasi di discussione sembrerebbe che Moro si sia offerto di pagare a Nardi metà della tassa del parcheggio a ore. «Non sono un mercenario, scalo per passione e anche se il parcheggio costa 4 euro l’ora non ho voluto soldi» ha dichiarato Nardi.

I due hanno quindi attaccato la via, confidando in una veloce salita. Purtroppo i cocci delle bottiglie di birra e il vomito sugli scalini lasciato dai tifosi ubriachi dopo il derby della domenica precedente, hanno dato qualche grattacapo agli alpinisti, equipaggiati solo con le ciabattine, senza ramponi e per giunta senza ombrello. «A causa della pioggia che ha reso scivolosi i gradini dell’Ara Coeli e del Ponentino romano che stranamente fuori stagione soffiava fortissimo a 8 km all’ora, abbiamo dovuto attingere alle nostre energie più recondite per averla vinta» ci confessa Daniele Nardi.

In quelle condizioni, solo la loro rigorosa preparazione e la sovrumana forza di volontà ha permesso a Simone e Daniele di giungere vittoriosi alle 13 40 sulla vetta. Pochi minuti per le fotografie di rito, sotto alla statua equestre di Marco Aurelio e poi i due hanno ripreso la discesa verso Piazza Venezia, dove sono arrivati alle 17 30, poco prima del buio, stanchi ma in buone condizioni.

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Simone Moro e Daniele Nardi in vetta, sotto al Marco Aurelio

Moro, forte del successo al Nanga Parbat,  voleva proseguire realizzando il concatenamento Piazza del Campidoglio – Visita ai Musei Capitolini, ma Nardi lo ha convito a rinunciare. «Il museo è molto grande e avremmo fatto tardi. E poi, da quando Renzi ha nascosto i bigoli alle statue greche, non è più così interessante».

Insomma, dopo i problemi sul Nanga Parbat, sembra essere scoppiata la pace tra i due forti alpinisti italiani, anche se qualcuno dice di averli visti litigare al ristorante a cena dopo la salita. Nardi urlava «Rigatoni con la pajata» e Moro ribatteva «No, non mi fido della pajata, voglio i bucatini all’amatriciana». Ma si tratta con tutta probabilità di voci infondate.

Complimenti dunque a Simone e Daniele per questa realizzazione, che li consegna definitivamente alla storia dell’alpinismo. E mentre Simone Moro gira il mondo tra conferenze e premiazioni, Nardi già pianifica le prossime salite: «L’anno prossimo andrò in ciabatte al Quirinale, in solitaria invernale e senza biglietto dell’autobus».

 

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Circo Bianco: fuori Kitzbühel, entra Ovindoli.

La Federazione Internazionale Sport Invernali ha pubblicato il calendario per le gare di coppa del mondo di sci alpino per la stagione 2016-2017. Con sorpresa di tutti gli operatori del settore, è stata cancellata la tappa di Kitzbühel in Austria, che prevedeva ben 3 competizioni: una Discesa Libera, un SuperG e uno Slalom.

A fare le scarpe alla storica località austriaca è stata nientemeno che Ovindoli, emergente stazione sciistica dell’Appenino Centrale, in Abruzzo.

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Sembra che la sostituzione, del tutto inaspettata, sia avvenuta dopo l’annuncio che il comprensorio di Ovindoli, con i suoi 20 km di piste, sarà unito con quello altrettanto vasto di Campo Felice, per formare quella che il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso definisce la più grande stazione sciistica a sud delle Alpi.
(http://www.improntalaquila.org/2016/90190-90190.html)

Come per Kitzbühel, la gare di Ovindoli, oltre ad essere valevoli per la classifica di coppa del mondo, costituiranno un trofeo a se stante che sostituirà in tutto e per tutto l’ormai obsoleto Trofeo dell’Hahnenkamm. Si tratta del Trofeo dell’Arrostikinenhorn (Corno dell’Arrosticino), dal nome dei prelibati spiedini di carne di pecora alla brace, specialità locale apprezzata in tutto il mondo. L’elegante trofeo è stato coniato per l’occasione in oro zecchino dai maestri orafi di Scurcola Marsicana.

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L’Arrosticino d’Oro

Abbiamo incontrato il governatore D’Alfonso per parlare di questa interessante novità.

Nando Zanchetta. Governatore, innanzitutto complimenti per la sua iniziativa. Quali sono a suo parere i motivi di questo importante successo della giunta regionale da lei presieduta?

Luciano D’Alfonso. Siamo stati bravi: abbiamo deciso di unire i due comprensori di Ovindoli e Campo felice e questa scelta è stata premiata. Il Trofeo dell’Arrostikinenhorn sarà una tappa importantissima della coppa del mondo FISI: la pista prescelta per la libera, con i suoi 320 metri di dislivello, molto tecnici, costituirà il primo esempio europeo di Minimal Downhill, specialità che sta spopolando oltreoceano. Sensibilità in curva per evitare i sassi e rapidità di frenata dopo l’arrivo, per non andare a sbattere contro le macchine del parcheggio, sono le principali doti di chi pratica questa disciplina. Ci sara’ anche un salto di almeno sei metri di lunghezza, che gli atleti percorreranno alla vertiginosa velocità di 33 km all’ora! Gli amanti della Streif non avranno nulla da rimpiangere.

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Arrivederci, mitica Streif

N.Z. Dopo un passato di alti e bassi, fatto di impianti e piste spesso chiusi, code infinite nel weekend, deserto nei giorni feriali, piste cosparse di sassi e bozzi, siamo dunque finalmente alla svolta.

L.D. Si, con un investimento di  appena 12 milioni di Euro, ottenuto con Fondi Europei, siamo giunti ad una svolta per la nostra area. Svolta che tuttavia vuole essere in continuità rispetto al passato.

N.Z. In che senso?

L.Z. Analogamente a quanto successo in passato, i consorzi di gestione di Ovindoli e Campo Felice, si sono impegnati a tenere chiusi gli impianti quasi sempre, a parte nel periodo natalizio, dove purtroppo saranno costretti a tenerne aperti almeno l’80%, con conseguente consumo di energia e riduzione del profitto. Le piste continueranno ad essere battute solo una volta alla settimana, per mancanza di mezzi e di personale. Questo nel tentativo di non snaturare la tecnica sciistica tipica di questa montagne che prevede lo slalom tra i sassi anziché tra i paletti. Un altro aspetto in continuità con il passato è che non appena si alzerà una bava di vento si chiuderà tutto, ovviamente senza rimborso dello skipass.

N.Z. Nella pausa pranzo ci conferma che gli impianti continueranno ad essere chiusi?

L.D. No. Grazie ad un accordo con i sindacati, abbiamo concordato una indennità hot-dog per le maestranze che avranno un piccolo pranzo al sacco potendo quindi rimanere sul posto di lavoro. 

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Condizioni di innevamento abbondante a Campo Felice

N.Z. Sul lato prezzi cosa può dirci?

L.D. Lo skipass, subirà un piccolo aumento ma continuerà ad essere a buon mercato: 45 Euro nei giorni festivi e 33 nei giorni feriali, quando comunque non verrà nessuno e si apriranno solo due impianti. Tutto sommato, una famiglia romana che intende trascorre una bella domenica in coda sui nostri impianti, tra autostrada, benzina, skipass, panino e bevanda non spenderà più di 300 euro, una somma alla portata di tutti.

N.Z. Avete anche intenzione di riaprire le piste già esistenti ma ormai chiuse da oltre 30 anni?

L.D. No, pensiamo che farne delle nuove sia meno costoso. Del resto erano state chiuse dopo che Gustavo Thoeni le giudicò troppo ripide per i romani, notoriamente delle immani seghe sugli sci, e ritengo che ancora oggi questa affermazione sia pienamente condivisibile.

N.Z. Gli ambientalisti dicono che il modello di sviluppo basato sullo sci di massa è ormai superato e che danneggia l’ambiente. Cosa risponde?

L.D. Non credo che qualche km quadrato di sbancamenti possa rovinare un ambiente e una natura così  forte e arcigna come quella delle montagne abruzzesi. Non credo che qualche manufatto puzzolente di gasolio e grasso possa disturbare la fauna. Pensiamo anzi che nuove specie, non autoctone, come gabbiani e ratti, possano trovare un ambiente consono al loro sviluppo.

N.D. Ma torniamo al Trofeo dell’Arrostikinenhorn. Vuole sbilanciarsi su un pronostico? Chi vincerà secondo lei la prima edizione del Trofeo dell’Arrosticino?

L.D. Non sono un esperto di sci agonistico, ma spero che vinca Alberto Tomba, ma saremmo contenti anche se vincesse un Girardelli, uno Stenmark o un Bode Miller. Insomma, che vinca il migliore!

N.Z. Grazie signor Governatore.

L.D. Grazie a lei, dottor Zanchetta.

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Arrampicata romana: trovato un drago morto sotto un volume in poliuretano.

Roma. All’alba di oggi, intorno alle 6.30, in un campo abbandonato tra la via Nomentana e la via Prenestina è stato trovato un drago morto. Il corpo dell’animale, della lunghezza di circa 30 metri, era riverso su un fianco, ma stranamente non presentava ferite di alcun tipo.

Disegno Alberto Graia

Il drago ucciso dal Volume (disegno di Alberto Graia)

Alcuni abitanti della zona hanno dichiarato di aver udito degli strani ruggiti intorno alla mezzanotte di ieri e di aver visto delle altissime fiamme sprigionarsi dalla bocca del drago, che sarebbero durate qualche minuto per poi scomparire. Un testimone oculare sostiene inoltre di aver visto un immenso volume in poliuretano, di quelli che si usano nelle palestre di arrampicata, precipitare dall’alto sul drago che sarebbe quindi deceduto per schiacciamento. Ciò potrà tuttavia essere confermato solo dall’esame autoptico sul corpo della bestia, previsto per domani presso il Dipartimento di Medicina Legale dell’ospedale Regina Elena.

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La polizia sta indagando sui Volumisti, un gruppo di anarchici-poliuretanisti, i cui accoliti venerano i grossi volumi da tenere a mano stesa insieme a tallonaggi e movimenti dinamici frontali, e che da tempo combatte la sua guerra clandestina contro un altro gruppuscolo, i Draghisti, che venerano invece la tacca a dita arcuate e il movimento laterale.
Tutto è cominciato qualche tempo fa quando un noto Nove-Draghista, ha sostenuto (https://www.climbook.com/articoli/1451-il-drago-la-pulzella-e-la-decadenza-della-scalata-moderna) che i volumi non servono per imparare ad arrampicare sulla roccia e anzi sono addirittura controproducenti. «Non possiamo far credere ai nostri giovani apprendisti e stagisti, ancora Quinto-Draghisti, poveri cristi, che a fare i Volumisti si diventa Otto-Draghisti: saremmo dei qualunquisti, degli arrivisti, dei terroristi, dei bugiardi professionisti».
Nel suo articolo il Nove-Draghista, se la prende anche con i pantaloni colorati a cavallo basso e con l’hiphop, eleggendo a naturali compagni di vita dei Draghisti, i Medievalisti, i Romanticisti e i Wagneristi.
I Volumisti hanno reagito immediatamente alle provocazioni, sostenendo che il Drago è morto da tempo e che ognuno ha diritto di usare prese dei colori che vuole, di mettere il cavallo dei suoi pantaloni all’altezza che preferisce, di fare esclusivamente tallonaggi senza mettersi mai in laterale. «Porta sfiga – dicono – ma soprattutto non serve per fare top. Noi Volumisti, siamo indipendentisti, ascoltiamo i nostri musicisti, balliamo, ci divertiamo e siam menefreghisti verso i Draghi e tutto il resto».
E così in poche ore i Volumisti hanno invaso le bacheche della climbing community con commenti e sberleffi di vario tipo all’indirizzo del povero Nove-Draghista, taluni espressi da bravi tecnicisti, altri da simpatici satiristi, altri ancora da autentici cretinisti. Ma si sa: la rete da voce a tutti, anche ai teppisti, ai falangisti, ai separatisti, ai collaborazionisti, ai camionisti, a quelli con lessico da tassisti e a quanti, ubriacati dai trappisti, scrivono sfondoni mai visti. Per questi, lo chiedono i linguisti, si dovrebbero adunare i riservisti, per fare un repulisti!
Diciamocelo: son cose un poco tristi!
Nessuno sembra in grado di mediare tra queste due posizioni cosi distanti, esacerbate ora dall’uccisione del Drago.
Ma noi Zanchettisti, che non siamo né Volumisti né Draghisti, né fondamentalisti né integralisti, ma solo pacifisti un poco ecumenisti, tentiamo qui ed ora proposte da ottimisti, anzi, da buonisti.
Volumisti rispettate i Draghisti: senza di loro, sareste ancora dei vetusti alpinisti Sesto-Draghisti, dei tristi passatisti, dolomitisti che puzzano di scisti.
Draghisti rispettate i Volumisti: son giovani fantasisti, simpatici edonisti, colorati liberisti, allegrotti e dinamisti.
E allora, non fate gli scissionisti, incontratevi dai baristi e bevete un Lacryma Christi!

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Unioni civili, Cirinnà: «Piu diritti per gli alpinisti»

Alla viglia del dibattito al Senato, il disegno di Legge Cirinnà su unioni civili e coppie di fatto si arricchisce di un nuovo interessante capitolo: i diritti civili per le cordate di alpinisti e arrampicatori.

Il Capo Terzo della proposta di legge, spuntato ieri a tarda sera dopo discussioni informali tra i principali gruppi parlamentari, stabilisce la disciplina dei diritti e dei doveri delle cordate alpinistiche definite come ‘due  persone  maggiorenni, unite  stabilmente da una corda, che si fanno sicura reciprocamente e non  vincolate da  rapporti  di  parentela, matrimonio  o  unione  civile’.

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Per il riconoscimento dello status di Cordata Alpinistica basta solo aver percorso insieme 3 vie di almeno 6 tiri o aver trascorso 5 giorni in falesia ad arrampicare. Tale riconoscimento avviene inoltre ex lege, vale a dire senza la necessità di dichiarazioni da parte dei componenti della cordata.

I nuovi articoli di legge in sostanza estendono alle cordate alpinistiche tutti i diritti già stabiliti per unioni civili e coppie conviventi. Ad esempio, in caso di malattia di uno dei membri della cordata alpinistica, l’altro ha il dovere di accudirlo, pur continuando a godere del diritto di andare a scalare con altre persone, ma solo se la via prescelta non fa già parte dei programmi comuni della cordata. «E’ successo a tanti di noi, – dice la senatrice Cirinnà – mesi di preparativi per fare una via impegnativa e poi quando c’è la finestra di bel tempo, uno dei due hai il raffreddore e il compagno se ne va con qualcun altro. Non è giusto!».

Per l’arrampicata sportiva, regolata dall’art. 13 “Disciplina del Superlavorato“, in caso di malattia dell’assicuratore abituale, il climber non ha diritto ad un altro assicuratore sulle via che sta provando, se non dopo un periodo di 30 giorni. Questo per garantire a chi fa sicura abitualmente, dopo mesi di noiosi turni con il gri gri al freddo sotto la via, almeno la soddisfazione di dire quando l’ha liberata, facevo sicura io. «Una conquista di civiltà» ha dichiarato il promotore dell’emendamento.

Ma è sulle questioni patrimoniali che si gioca tutta la partita: l’art. 15 stabilisce infatti che ‘in caso di cessazione della Cordata Alpinstica […..], il giudice stabilisce il diritto di uno dei membri della cordata di ricevere dall’altro quanto necessario per il suo mantenimento’, imponendo che quest’ultimo riceva dall’altro ‘gli alimenti per un periodo determinato in proporzione alla durata della cordata stessa’.

Su questo punto il dibattito è acceso. «Mi chiedo se sia giusto dover dare gli alimenti all’ex compagno di cordata se abbiamo deciso di scalare con qualcun altro – ci dice un senatore del PD che vuole mantenere l’anonimato – Se ho tirato le vie per anni, su tutti i gradi, perché devo dare gli alimenti a quella pippa che mi portava lo zaino da secondo? Se il mio ex compagno, con cui andavo in Dolomiti la domenica, ora guarda la Juve su Sky invece di venire a scalare, perché dovrei pagargli un indennizzo?» Domande che toccano le corde più profonde della convivenza sociale, alla quali il dibattito parlamentare dei prossimi giorni dovrà dare delle risposte.

Tra gli addetti ai lavori, spicca la dichiarazione di Simon Yates, compagno di cordata di Joe Simpson nella scalata al Siula Grande, descritta nel romanzo La morte sospesa, che ha immediatamente dichiarato «Gli alimenti per gli ex compagni di cordata? Sapevo di aver avuto ragione quando ho tagliato la corda….»

La senatrice PD Cirinnà difende l’impianto globale del DDL che, a suo parere, «finalmente offre tutele alla parte più debole della cordata, quella che si caga sotto sul quarto grado e non sa nemmeno piazzare una protezione».

Per quanto riguarda le dichiarazioni di voto, Alfano si è detto contrario, ma con 3 sottosegretari in più potrebbe decidere di cambiare idea.

Grillo fa sapere che lascerà libertà di coscienza, mentre il Movimento 5 Stelle ha detto che voterà contro. I Pentastellati voteranno invece tutti a favore e il gruppo di Di Maio ha imposto ai suoi l’astensione, pena una multa salata.

Salvini, con una serie di distinguo, esprime invece un pensiero più articolato: «Gli alpinisti? Tutti ricchioni!»

***

P.S.

Riporto, per conoscenza di tutti, alcuni articoli della legge (quella vera…..) in approvazione che riguardano la convivenza, che si applicano ovviamente anche alle coppie formate da persone di sesso diverso. Attenti a chi vi portate a casa e a quanto si ferma!

Art. 11.
(Della convivenza di fatto)
Ai fini delle disposizioni del presente Capo si intendono per: «conviventi di fatto» due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

Art. 15.
1. In caso di cessazione della convivenza di fatto, ove ricorrano i presupposti di cui all’articolo 156 del codice civile, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente quanto necessario per il suo mantenimento per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.(Obbligo di mantenimento o alimentare)

 

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«Sul K2 Compagnoni diede un calcio a Bonatti in curva». E si riaprono le polemiche.

A più di 50 anni dalla conquista del K2 da parte della spedizione italiana coordinata da Ardito Desio, si riapre l’annosa polemica sulla prima salita del gigante del Karakorum.

Un video ritrovato negli archivi del CAI sembrerebbe finalmente dare ragione a Walter Bonatti che ottiene così post mortem il riconoscimento finale della verità. Il video mostra infatti che durante la salita, Compagnoni infastidiva Bonatti, con continui rallentamenti, staccate troppo ritardate, improvvise accelerazioni e traiettorie di curva del tutto anomale.

Il momento dell'incidente

Il momento dell’incidente. Bonatti e’ ormai quasi a terra.

L’alpinista bergamasco da parte sua, senza mantenere la dovuta calma, rispondeva alle provocazioni, cercando di danneggiare il suo compagno, rovinando in ogni modo la traccia sulla neve fino a colpirlo con una testata sul casco. Al culmine degli screzi, Compagnoni sferra un calcio a Bonatti che, dopo aver perso l’equilibrio ed essere caduto, viene lasciato solo per una notte intera e costretto ad un bivacco all’addiaccio a 8000 metri.

Compagnoni solo verso la vetta 2

Compagnoni da solo verso la vetta del K2

Tra tutti i particolari non noti di questa querelle più che cinquantenaria, la più grossa novità è quella relativa al fatto che il K2 è stato scalato con le moto da neve, anziché a piedi come tutti hanno creduto fino ad oggi. Inoltre sembra che le polemiche sulle bombole di ossigeno siano in effetti da riferirsi alle taniche di benzina. Bonatti, ormai appiedato, avrebbe in sostanza cercato gli altri due alpinisti, chiamandoli più volte nella notte, in quanto questi ultimi si erano portati via le taniche con il carburante.

Lacedelli, Compagnoni e Bonatti alla partenza dall'ultimo campo a 7900 metri di quota

Lacedelli, Compagnoni e Bonatti alla partenza dall’ultimo campo a 7900 metri di quota

Dalle ricerche condotte sui documenti dell’epoca ancora disponibili, sembrerebbe che Compagnoni sia stato indotto a danneggiare il compagno di cordata per favorire Lino Lacedelli, più di lui vicino alla conquista del campionato mondiale di moto-montagna, edizione 1954.

Ora gli eredi di Bonatti chiedono la squalifica di Achille Compagnoni e pretendono che nella prossima scalata i suoi famigliari partano dall’ultima fila. Sarà difficile per loro raggiungere gli altri alpinisti che, partendo tra i primi, non dovranno fare la coda per passare sulle scalette sistemate sui crepacci. Staremo a vedere.

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Lo scandalo Volkswagen si estende all’arrampicata. l’IFSC: «Alex Megos non è Euro 6»

Francoforte. Lo scandalo Volkswagen sulle emissioni inquinanti prosegue con inattesi risvolti. Su richiesta del Governo tedesco, diverse istituzioni hanno infatti avviato controlli a tappeto in tutti i settori dove esistono regolamentazioni relative ai limiti sui gas inquinanti. In questo ambito, durante un controllo a sorpresa effettuato sul ventiquattrenne climber tedesco Alexander Megos nel corso dei suoi allenamenti, gli inquirenti della IFSC (International Federation of Sport Climbing) avrebbero rilevato emissioni del tutto fuori controllo rispetto agli standard Euro 6 imposti dalla UE.

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Il test è stato effettuato in palestra durante gli esercizi al trave e le emissioni di gas inquinanti dell’atleta sarebbero state fino a 30 volte superiori alla norma per alcuni componenti tra cui il particolato di wurstel e crauti, i vapori di weissbier e il livello di carbonato di magnesio (MgCO3), comunemente conosciuto come magnesite. Nelle procedure di test messe a punto dai britannici dell’FNRI (Flatulence National Research Institute) particolare attenzione è stata posta alla valutazione dell’inquinamento acustico, anch’esso risultato fuori norma, avendo superato la soglia dei 70 decibel. Il climber si è mostrato molto sorpreso dei risultati del test e ha dichiarato di avere la coscienza a posto in quanto non mangia wurstel da due anni, i crauti non li ha mai potuti digerire e quanto alla weissbier, non ne beve a causa di problemi alla vescica. Sull’inquinamento acustico, l’atleta ha dichiarato trattarsi di una innocente abitudine goliardica che condivideva per gioco con i suoi compagni di classe ai tempi del liceo.

Emissioni fuori norma per Alex Megos

Emissioni fuori norma per Alex Megos

Intanto la FEDME (Federación Española de Deportes de Montaña y Escalada),  insospettita da queste rivelazioni, ha effettuato un sopralluogo a Siurana, dove lo stesso Alex Megos ha realizzato nel 2013 la prima salita di un 9a a vista, Estado Critico. Le prime risultanze sarebbero a dir poco esplosive: è stato infatti trovato alla base della via, nascosto in un buco nella roccia, un chip progettato da Volkswagen contenente un software che secondo le perizie tecniche avrebbe avuto il compito di ingrandire le prese della via durante la salita di Megos. Il dispositivo, pilotato da un sistema di riconoscimento delle impronte digitali posizionato sulla prima presa, riconosceva la mano di Megos e consentiva, attraverso un meccanismo nascosto dietro alla superficie rocciosa, di espandere alcune delle tacche del passaggio chiave, rendendo la via molto più facile. Ulteriori accertamenti sono in corso e rimane da chiarire se l’atleta fosse a conoscenza dell’illecito o se oppure si sia trattato di una macchinazione della federazione tedesca atta a favorire il giovane climber, a sua insaputa, nel superamento di questo importate traguardo sportivo.

Alexander Megos su Estado Critico a Siurana (9a, prima salita a vista, 2013)

Alexander Megos su Estado Critico a Siurana (prima salita di un 9a, a vista, 2013)

La Cancelliera Angela Merkel si è detta scandalizzata da queste ultime rivelazioni: «Faremo chiarezza e chi dovrà pagare, pagherà. Ma non accetteremo imposizioni sulle nostre abitudini alimentari».

Adam Ondra ha difeso il collega Megos dicendo che le sue emissioni di wurstel e crauti non sono tali da modificare in modo sensibile le prestazioni. «Probabilmente anch’io non sono in regola con il particolato di cavoli e patate che noi in Repubblica Ceca mangiamo anche a colazione. La prestazione di Megos a mio parere rimane valida. Riguardo al fatto che alcune prese sarebbero state ingrandite con il chip Voskswagen, non ci credo, anche perché su quella via prese piccole non ce ne sono. Basta guardare il video su Youtube, quello che Mogos non aveva visto prima di fare la via…»

Si teme ora un’escalation dello scandalo in quanto la IFSC vorrebbe testare tutti gli atleti che partecipano alla Coppa del Mondo. Il torinese Stefano Ghisolfi ha protestato. «Non rinuncerò mai alla bagna cauda prima delle gare: il richiamino di aglio mi dà la giusta carica prima della competizione e persino la mia fidanzata accetta di buon grado la mia alitosi pur di favorire le mie prestazioni», ha dichiarato l’atleta di punta della Nazionale Italiana. D’altra parte il giapponese Sachi Amma ha detto di non avere problemi: «Dottor Zanchetta, vorrà dire che mangerò meno sushi: con i prezzi che avete qui in Europa, in sei mesi mi compro un appartamento a Tokio».

Jolly Nobel

Jolly Lamberti candidato al premio Nobel per la letteratura

Stoccolma. L’Italia ha un nuovo possible Premio Nobel per la Letteratura: si tratta del climber Alessandro Jolly Lamberti, guida alpina, noto tra l’altro per essere stato il primo italiano a salire un 9a (Hugh a Les Eaux Claire, Francia) e per aver effettuato la prima salita invernale della difficilissima via Fram (Parete Sud della Marmolada, 7b+ obbligatorio). Jolly ha infatti recentemente pubblicato la sua ultima fatica editoriale: il libro si intitola Run Out e, a differenza delle sue prime pubblicazioni, dedicate alle tecniche di allenamento per l’arrampicata, ripercorre, in un intimo e tormentato sentiero alla ricerca della Verità, la sua vita dalla tenera giovinezza fino ad oggi. È un’opera di altissima ed erudita letteratura, che non ha nulla da invidiare ai lavori di grandi scrittori e poeti italiani come Giosuè Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale e Dario Fo che prima di lui hanno potuto fregiarsi della medaglia d’oro con l’effige di Alfred Nobel.

Jolly Nobel

La candidatura è stata proposta dai sodali dell’Accademia Nazionale del Monodito riunitisi in plenum nei giorni scorsi. Nel documento reso pubblico dall’Accademia, firmato dalla segretaria Dolores Del Medio, in quanto tutti i membri, a causa delle gravi tendiniti, non possono più utilizzare la penna, si legge la seguente motivazione: «Per l’arte della memoria con cui l’autore ha evocato i più inafferrabili destini umani e svelato le sorti della vita e del mondo sotto la privilegiata lente d’ingrandimento della trazione su un monodito»

Accademia

La candidatura di Jolly al Nobel da parte dell’Accademia Nazionale del Monodito

L’Accademia ha dunque colto il valore universale dell’arte di Jolly, che nella sua opera si interroga sulle grandi questioni dell’esistenza umana, toccando temi profondi e trascendenti, come in questo brano:

Guidare di notte in autostrada, ingurgitando ettogrammi e ettogrammi di zucchero raffinato e artificialmente colorato, masticando decine di palline colorate, sputandone fuori le scorie ormai indurite e prive di sapore, per poi prenderne in bocca altre e altre ancora, godendo di quel piacere perfetto e illusorio che scatursice dalla insaziabilità. […]. Potrei uccidermi mangiando gomme a palla senza fermarmi mai, fino a sprofondare nel limbo del coma iperglicemico. [Dal cap. 33, Le mie cose favorite, pag. 219].

In questo passo Jolly scandaglia, nel buio della notte, gli abissi dell’animo umano combattuto tra la cullante dolcezza di una fila di gomme a palla e le pulsioni autodistruttive della bulimia: vivida metafora delle contraddizioni del mestiere di vivere.

gomme

Nel libro non mancano accenni ai grandi temi ambientali, più che mai di attualità, dal riscaldamento globale al consumo dei suoli, fino alla gestione dei rifiuti, seppur filtrati in chiave di igiene personale.

In quegli anni ero solito camminare sotto le pareti a piedi nudi, un po’ per fare il coatto e un po’ per far respirare il piede, sempre costretto dentro le scomodissime pedule d’arrampicata. Una specie di fungo mi si era formato nelle insenature tra le dita, fungo che si manifestava producendo una fetida ricottina marcia che, mischiandosi con la sporcizia raccolta nell’andare a piedi nudi, formava dei sedimenti grigio-nero-bianchi, che risultavano crostosi là dove fuoriuscivano dall’interstizio (e si seccavano) mentre rimanevano schiumosi là dove restavano protetti dal caldo umido delle dita dei piedi.  [Dal cap. 14, Fine anni’80, Petrella Liri, pag 81].

Attraverso il crudo impatto visivo di una prosa volutamente ripugnante e nauseabonda, l’artista tratteggia in maniera sintetica ed efficace uno dei più gravosi problemi dell’umanità: la formaggella micotica ai piedi.

run out copertina

Run Out, il nuovo libro di Alessandro Jolly Lamberti

Alcuni episodi di vita vissuta descritti nel libro evidenziano il profilo di un galante corteggiatore, un raffinato e garbato latin lover, un fine conversatore, abile ed estroverso, molto attento ai rapporti con le dame che a vario titolo si legano all’altro capo della sua corda. Una lezione di educazione e savoir-faire per coloro che, solo perché una donna ha le mani sporche di magnesite, si sentono autorizzati ad abdicare ai principi della cavalleria e della buona creanza con il gentil sesso. Leggiamo:

Abilmente feci una asola di bloccaggio, con controasola di sicurezza, a valle del Gri-Gri, per evitare che si potesse sbloccare accidentalmente (non per niente stavo per diventare una guida alpina). Ci vollero pochi istanti. Lei non si era accorta di nulla.
“Stai attento, ora per colpa tua mi sono stancata, mi hai fatto stare due ore su quel passaggio dimmerda”.
Mi incamminai sul sentiero che costeggiava la falesia. L’aria era fresca, le querce cominciavano già a macchiarsi di rosso, qualche foglia qua e là. Ottobre era il mio mese preferito per arrampicare. Il clima migliore. Cominciavo la stagione. Come fosse l’inizio dell’anno scolastico.
“Va bene”, risposi in automatico.
In risposta ci fu un silenzio attonito: la mia voce le stava arrivando da una angolazione diversa: quella di un osservatore che si stava allontanando.
Finalmente guardò sotto, e si rese conto che non c’era più nessuno, a farle sicura.
Quando cominciò a urlare, ormai avevo girato l’angolo del sentiero.
“Sei pazzo!! Pazzo! Mi fai paura”. [Dal cap. 18, Sfoghi, pag. 108].

L’Accademia proponente ha inoltre valutato positivamente i brani che lo stesso autore definisce erotici, ravvisando in essi anche una valenza medico-scientifica. Eccone uno:

Se fossi stato genuinamente me stesso, 14 minuti sarebbero stati anche troppi e dopo i primi rapidissimi secondi, gli altri si sarebbero dilatati in 14 interminabili ore di imbarazzo. Ma l’alcol mi aveva salvato, aveva funzionato come un miracoloso elisir di coraggio e potenza, e quando lei si inginocchiò davanti a me per baciarmi, con la testa in su per potermi guardare mentre lo faceva, sorridendo e gemendo dolcemente di piacere, riuscii a resistere, senza neppure dovermi ripetere mentalmente tutti e trentasette i passaggi della via di 8b che stavo provando. [Dal cap. 20, Primi anni ’90. Terminillo, pag. 128].

Il sessuologo-letterato Jolly indica dunque una nuova strada per soluzione del problema della eiaculatio precox: se proprio non potete farvi mezzo litro, è sufficiente, durante la copula o la fellatio, ripassare i movimenti del vostro 8b. E voi, ragazze, non lamentatevi più dei vostri non-performing partners: trovategli un 8b da provare, ma che sia molto duro, continuo e che abbia almeno 50 movimenti, per un piacere intenso e prolungato.

Secondo le indicazioni degli accademici è poi degno di nota il sincero e sconfinato amore che lo scrittore manifesta per i suoi allievi, un amore nato e cresciuto nelle lunghe giornate da maestro di arrampicata nella sua palestra o nei corsi in falesia. Leggiamo questo brano, intriso di passione per l’insegnamento e di autentica devozione verso i suoi discenti:

Ho il calo glicemico. Proprio oggi, un’altra rompicoglioni mi ha fatto saltare il consueto panino bresaola e melanzana, attaccandomi un pippone sul fatto che lei faceva le ferrate e voleva fare un corso di arrampicata soltanto per andare meglio in montagna, che la scalata sportiva non le interessava ma la voleva praticare come allenamento per la montagna… bla-bla-bla, parole che ho sentito mille volte: so che sono tutte stronzate e che poi quel tipo di soggetto entrerà in fissa proprio con la scalata sportiva. [Dal cap. 51, Il calo glicemico, pag. 319].

Sembrerebbe che molti allievi della sua palestra, apprezzando la sincerità di Jolly e non volendo più arrecare disturbo, dopo la lettura del libro abbiano chiesto il rimborso dell’abbonamento per andarsi ad allenare presso altre strutture. Alcuni avrebbero addirittura cambiato sport, per evitare, in caso di incontri in falesia, di turbare la meditabonda quiete del Maestro durante il suo pranzo al sacco.

Jolly su Fram (Parete Sud della Marmolada), 1992, Prima salita invernale

Jolly su Fram (Parete Sud della Marmolada), 1992, Prima salita invernale

Acute, intense e penetranti le sue costruttive riflessioni sul mestiere di guida alpina, una sorta di vademecum deontologico che dovrebbe a nostro parere ispirare tutta la categoria.

La guida è la puttana delle pareti. Va con chiunque, basta che paghi. Quando si è in parete, la corda, che viene giuntata proprio all’altezza dei genitali, diventa la prolunga del sesso e del senso; quando infilo la corda nell’imbracatura di qualche cliente, e poi la infilo nella mia, l’energia inizia a scambiarsi, non importa se etero o omo, se sensuale o sessuale.
Per 200 mila lire mi lego al primo che capita.
Ma è peggio che per una puttana. Perché la guida, pur essendo stata comprata, diventa padrone del primo che capita, padre, tutore, per 200 merdose mila lire diventa responsabile assoluto di una vita, diventa un Dio.
Sono poche 200 mila lire per una puttana brava come me.
Sono poche 200 mila lire per trasformarsi in un Dio. 
[Dal cap. 41, La puttana delle pareti, pag. 275]

D’ora in poi coloro che si legheranno ancora alla sua corda, sappiano che stanno in effetti intrattenendo rapporti sessuali a pagamento con una meretrice, seppur divina.

L’opera apre quindi al lettore inattese prospettive e rivoluzionarie visioni sui nostri universi e Jolly, moderno Orfeo, attraverso un impercettibile ma ineluttabile climax, ci conduce con la sua nodosa mano dall’Ade dell’apprendersi sul 6a all’Olimpo del fare 10 trazioni su un braccio. E l’umanità intera gliene rende merito.

Non resta che augurarci che la giuria di Stoccolma riconosca la sopraffina arte, l’inusitato talento e l’originale weltanschauung dell’uomo di lettere Alessandro Jolly Lamberti e magari chiuda un occhio sui suoi errori di grammatica.

Il libro costa come una pizza con gli amici, ma è molto più gustoso e non ingrassa. Per maggiori informazioni:

http://www.jollypower.com/libro2.html