Jolly Lamberti candidato al premio Nobel per la letteratura

Stoccolma. L’Italia ha un nuovo possible Premio Nobel per la Letteratura: si tratta del climber Alessandro Jolly Lamberti, guida alpina, noto tra l’altro per essere stato il primo italiano a salire un 9a (Hugh a Les Eaux Claire, Francia) e per aver effettuato la prima salita invernale della difficilissima via Fram (Parete Sud della Marmolada, 7b+ obbligatorio). Jolly ha infatti recentemente pubblicato la sua ultima fatica editoriale: il libro si intitola Run Out e, a differenza delle sue prime pubblicazioni, dedicate alle tecniche di allenamento per l’arrampicata, ripercorre, in un intimo e tormentato sentiero alla ricerca della Verità, la sua vita dalla tenera giovinezza fino ad oggi. È un’opera di altissima ed erudita letteratura, che non ha nulla da invidiare ai lavori di grandi scrittori e poeti italiani come Giosuè Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale e Dario Fo che prima di lui hanno potuto fregiarsi della medaglia d’oro con l’effige di Alfred Nobel.

Jolly Nobel

La candidatura è stata proposta dai sodali dell’Accademia Nazionale del Monodito riunitisi in plenum nei giorni scorsi. Nel documento reso pubblico dall’Accademia, firmato dalla segretaria Dolores Del Medio, in quanto tutti i membri, a causa delle gravi tendiniti, non possono più utilizzare la penna, si legge la seguente motivazione: «Per l’arte della memoria con cui l’autore ha evocato i più inafferrabili destini umani e svelato le sorti della vita e del mondo sotto la privilegiata lente d’ingrandimento della trazione su un monodito»

Accademia

La candidatura di Jolly al Nobel da parte dell’Accademia Nazionale del Monodito

L’Accademia ha dunque colto il valore universale dell’arte di Jolly, che nella sua opera si interroga sulle grandi questioni dell’esistenza umana, toccando temi profondi e trascendenti, come in questo brano:

Guidare di notte in autostrada, ingurgitando ettogrammi e ettogrammi di zucchero raffinato e artificialmente colorato, masticando decine di palline colorate, sputandone fuori le scorie ormai indurite e prive di sapore, per poi prenderne in bocca altre e altre ancora, godendo di quel piacere perfetto e illusorio che scatursice dalla insaziabilità. […]. Potrei uccidermi mangiando gomme a palla senza fermarmi mai, fino a sprofondare nel limbo del coma iperglicemico. [Dal cap. 33, Le mie cose favorite, pag. 219].

In questo passo Jolly scandaglia, nel buio della notte, gli abissi dell’animo umano combattuto tra la cullante dolcezza di una fila di gomme a palla e le pulsioni autodistruttive della bulimia: vivida metafora delle contraddizioni del mestiere di vivere.

gomme

Nel libro non mancano accenni ai grandi temi ambientali, più che mai di attualità, dal riscaldamento globale al consumo dei suoli, fino alla gestione dei rifiuti, seppur filtrati in chiave di igiene personale.

In quegli anni ero solito camminare sotto le pareti a piedi nudi, un po’ per fare il coatto e un po’ per far respirare il piede, sempre costretto dentro le scomodissime pedule d’arrampicata. Una specie di fungo mi si era formato nelle insenature tra le dita, fungo che si manifestava producendo una fetida ricottina marcia che, mischiandosi con la sporcizia raccolta nell’andare a piedi nudi, formava dei sedimenti grigio-nero-bianchi, che risultavano crostosi là dove fuoriuscivano dall’interstizio (e si seccavano) mentre rimanevano schiumosi là dove restavano protetti dal caldo umido delle dita dei piedi.  [Dal cap. 14, Fine anni’80, Petrella Liri, pag 81].

Attraverso il crudo impatto visivo di una prosa volutamente ripugnante e nauseabonda, l’artista tratteggia in maniera sintetica ed efficace uno dei più gravosi problemi dell’umanità: la formaggella micotica ai piedi.

run out copertina

Run Out, il nuovo libro di Alessandro Jolly Lamberti

Alcuni episodi di vita vissuta descritti nel libro evidenziano il profilo di un galante corteggiatore, un raffinato e garbato latin lover, un fine conversatore, abile ed estroverso, molto attento ai rapporti con le dame che a vario titolo si legano all’altro capo della sua corda. Una lezione di educazione e savoir-faire per coloro che, solo perché una donna ha le mani sporche di magnesite, si sentono autorizzati ad abdicare ai principi della cavalleria e della buona creanza con il gentil sesso. Leggiamo:

Abilmente feci una asola di bloccaggio, con controasola di sicurezza, a valle del Gri-Gri, per evitare che si potesse sbloccare accidentalmente (non per niente stavo per diventare una guida alpina). Ci vollero pochi istanti. Lei non si era accorta di nulla.
“Stai attento, ora per colpa tua mi sono stancata, mi hai fatto stare due ore su quel passaggio dimmerda”.
Mi incamminai sul sentiero che costeggiava la falesia. L’aria era fresca, le querce cominciavano già a macchiarsi di rosso, qualche foglia qua e là. Ottobre era il mio mese preferito per arrampicare. Il clima migliore. Cominciavo la stagione. Come fosse l’inizio dell’anno scolastico.
“Va bene”, risposi in automatico.
In risposta ci fu un silenzio attonito: la mia voce le stava arrivando da una angolazione diversa: quella di un osservatore che si stava allontanando.
Finalmente guardò sotto, e si rese conto che non c’era più nessuno, a farle sicura.
Quando cominciò a urlare, ormai avevo girato l’angolo del sentiero.
“Sei pazzo!! Pazzo! Mi fai paura”. [Dal cap. 18, Sfoghi, pag. 108].

L’Accademia proponente ha inoltre valutato positivamente i brani che lo stesso autore definisce erotici, ravvisando in essi anche una valenza medico-scientifica. Eccone uno:

Se fossi stato genuinamente me stesso, 14 minuti sarebbero stati anche troppi e dopo i primi rapidissimi secondi, gli altri si sarebbero dilatati in 14 interminabili ore di imbarazzo. Ma l’alcol mi aveva salvato, aveva funzionato come un miracoloso elisir di coraggio e potenza, e quando lei si inginocchiò davanti a me per baciarmi, con la testa in su per potermi guardare mentre lo faceva, sorridendo e gemendo dolcemente di piacere, riuscii a resistere, senza neppure dovermi ripetere mentalmente tutti e trentasette i passaggi della via di 8b che stavo provando. [Dal cap. 20, Primi anni ’90. Terminillo, pag. 128].

Il sessuologo-letterato Jolly indica dunque una nuova strada per soluzione del problema della eiaculatio precox: se proprio non potete farvi mezzo litro, è sufficiente, durante la copula o la fellatio, ripassare i movimenti del vostro 8b. E voi, ragazze, non lamentatevi più dei vostri non-performing partners: trovategli un 8b da provare, ma che sia molto duro, continuo e che abbia almeno 50 movimenti, per un piacere intenso e prolungato.

Secondo le indicazioni degli accademici è poi degno di nota il sincero e sconfinato amore che lo scrittore manifesta per i suoi allievi, un amore nato e cresciuto nelle lunghe giornate da maestro di arrampicata nella sua palestra o nei corsi in falesia. Leggiamo questo brano, intriso di passione per l’insegnamento e di autentica devozione verso i suoi discenti:

Ho il calo glicemico. Proprio oggi, un’altra rompicoglioni mi ha fatto saltare il consueto panino bresaola e melanzana, attaccandomi un pippone sul fatto che lei faceva le ferrate e voleva fare un corso di arrampicata soltanto per andare meglio in montagna, che la scalata sportiva non le interessava ma la voleva praticare come allenamento per la montagna… bla-bla-bla, parole che ho sentito mille volte: so che sono tutte stronzate e che poi quel tipo di soggetto entrerà in fissa proprio con la scalata sportiva. [Dal cap. 51, Il calo glicemico, pag. 319].

Sembrerebbe che molti allievi della sua palestra, apprezzando la sincerità di Jolly e non volendo più arrecare disturbo, dopo la lettura del libro abbiano chiesto il rimborso dell’abbonamento per andarsi ad allenare presso altre strutture. Alcuni avrebbero addirittura cambiato sport, per evitare, in caso di incontri in falesia, di turbare la meditabonda quiete del Maestro durante il suo pranzo al sacco.

Jolly su Fram (Parete Sud della Marmolada), 1992, Prima salita invernale

Jolly su Fram (Parete Sud della Marmolada), 1992, Prima salita invernale

Acute, intense e penetranti le sue costruttive riflessioni sul mestiere di guida alpina, una sorta di vademecum deontologico che dovrebbe a nostro parere ispirare tutta la categoria.

La guida è la puttana delle pareti. Va con chiunque, basta che paghi. Quando si è in parete, la corda, che viene giuntata proprio all’altezza dei genitali, diventa la prolunga del sesso e del senso; quando infilo la corda nell’imbracatura di qualche cliente, e poi la infilo nella mia, l’energia inizia a scambiarsi, non importa se etero o omo, se sensuale o sessuale.
Per 200 mila lire mi lego al primo che capita.
Ma è peggio che per una puttana. Perché la guida, pur essendo stata comprata, diventa padrone del primo che capita, padre, tutore, per 200 merdose mila lire diventa responsabile assoluto di una vita, diventa un Dio.
Sono poche 200 mila lire per una puttana brava come me.
Sono poche 200 mila lire per trasformarsi in un Dio. 
[Dal cap. 41, La puttana delle pareti, pag. 275]

D’ora in poi coloro che si legheranno ancora alla sua corda, sappiano che stanno in effetti intrattenendo rapporti sessuali a pagamento con una meretrice, seppur divina.

L’opera apre quindi al lettore inattese prospettive e rivoluzionarie visioni sui nostri universi e Jolly, moderno Orfeo, attraverso un impercettibile ma ineluttabile climax, ci conduce con la sua nodosa mano dall’Ade dell’apprendersi sul 6a all’Olimpo del fare 10 trazioni su un braccio. E l’umanità intera gliene rende merito.

Non resta che augurarci che la giuria di Stoccolma riconosca la sopraffina arte, l’inusitato talento e l’originale weltanschauung dell’uomo di lettere Alessandro Jolly Lamberti e magari chiuda un occhio sui suoi errori di grammatica.

Il libro costa come una pizza con gli amici, ma è molto più gustoso e non ingrassa. Per maggiori informazioni:

http://www.jollypower.com/libro2.html

Il Cafone e Wolfgang Güllich, ovvero l’ultimatum

Siamo alle solite! È sufficiente digitare le due parole Marco Bradipo su un qualunque motore di ricerca e dopo qualche click si viene a conoscenza di altre immonde e indicibili bravate del Cafone. L’ultima, solo in ordine di tempo, ma certamente tra le prime in ordine di importanza, è quella di cui vi parlerò nella presente nota.

Il redattore prega i gentili lettori di osservare attentamente  le immagini che seguono, reperite su diversi siti, citati in calce ad ogni immagine, e le relative marcature in colore rosa:

Si, cari lettori. Avete letto bene. Il Cafone ha fatto un 9a, Bain de Sang, a Saint-Loup (Svizzera) e ha informato uno o più di questi siti sulla sua magnifica realizzazione.

Non credete ai vostri occhi? È la stessa reazione che ha avuto il redattore. Egli, con l’aiuto del suo fedele scudiero Nando Zanchetta, a seguito di questi scoprimenti, ha svolto nei giorni scorsi una approfondita inchiesta, rivolgendo puntuali quesiti ai webmaster dei siti sopramenzionati. Di seguito si riportano i relativi scambi di email.

De : nando.zanchetta@gmail.com
À : escalade9.contact@yahoo.fr
Envoyé le : Vendredi 20 mars 2015 20h53
Objet : Information

Dear climbingaway.fr,
I’m carrying out an informal research on Italian climbers. Looking at the ones who have redpointed 9a routes, I’ve found the name of Marco Bradipo, supposed to have climbed Bain de Sang. I do not know anything about him. Do you know when he climbed this route? Where did you find this information? Is it verified? I checked 8a.nu and the route is not mentioned in his thick list.
Thank you for any information you can provide.
Kind regards.
Nando Zanchetta on behalf of Il Nuovo Redattore

[Caro climbingaway.fr,
Sto effettuando una ricerca informale sui climber italiani. Cercando quelli che  hanno liberato vie di 9a, ho trovato il nome di Marco Bradipo, che si suppone abbia scalato Bain de Sang. Non ho altre informazioni su di lui. Sapete quando ha fatto questa via? Dove avete trovato questa informazione? È verificata? Ho controllato 8a.nu e la salita non è menzionata nella sua thick list.
Grazie per qualsiasi informazione potete fornire.
Cordiali saluti.]

La prima risposta é la seguente

escalade9.contact@yahoo.fr
Mar 21 at 10:36 AM

Hello,
It seems that Marco Bradipo climbed “Bain de Sang” on 25th December 2009. I read the news in 8a.nu 2 days later (the 27th). According to Marco, the route should be graded 8c, and not 9a [il grassetto è del redattore].
I don’t have further information…
Best regards
Emilien CARLE

[Ciao,
sembrerebbe che Marco Bradipo abbia scalato Bain de Sang il 25 dicember 2009. Ho letto questa notizia 2 giorni dopo (il 27). Secondo Marco, la via dovrebbe essere valutata 8c e non 9a.
Non ho altre informazioni.]

Nando Zanchetta ha poi ricevuto una seconda risposta. Eccola.

Hello Nando,
This web site talk about this send
http://escalade9.wifeo.com/italiens.php but you are alright, that weird, Marco didn’t add this send on is 8a.nu card …
If you got the truth, let me know 🙂 [il grassetto è del redattore].
See you
Guilhem

[Ciao Nando,
questo sito parla di questa registrazione http://escalade9.wifeo.com/italiens.php ma hi ragione, é strano, Marco Bradipo non l’ha registrata sulla sua scheda di 8a.nu. Se scopri la verità fammi sapere 🙂]

Dopo queste ripsote, Zanchetta ha inviato una mail, piu’ o meno con lo stesso testo, a 8a.nu. Di seguito la risposta:
Mar 21 at 8:34 PM

Hi… I do not have any info and I think it is a misunderstanding from them.
Med Vänliga Hälsningar, Best regards,
Jens Larssen
http://www.8a.nu

 [ciao, non ho alcuna informazione e penso si tratti di un un malinteso da parte loro]

Fin qui le evidenze documentali, dalle quali risultano tre cose:
1) Il Cafone dichiara di aver ha fatto Bain de Sang il giorno di Natale del 2009
2) Il Cafone ha quotato questa via 8c.
3) Il Cafone ha informato di ciò il sito 8a.nu, dal quali gli altri siti (climbingaway.fr e poi Wikipedia) hanno ripreso la notizia.

Come i lettori possono da se medesimi giudicare, siamo ben oltre i limiti dell’assurdo.

Ma prima di analizzare, con l’aiuto dell’algebra delle proposizioni, questi curiosi fatti, il redattore vorrebbe ripercorre brevemente la storia dei gradi top fino al 9a.

Questa è lista delle prime vie fatte dal grado 8b al grado 9a:

primo 8b: Kanal im Rauchen, Altmuehlat, Wolgang Güllich, 1984
primo 8b+: Punks in the Gym, Mt. Arapiles, Wolgang Güllich, 1985
primo 8c: Wall Street, Frankenjura, Wolgang Güllich, 1987
primo 8c+: Hubble, Raven Tor, Ben Moon, 1990
primo 9a: Actione Direct, Frankenjura, Wolfgang Guillich,1991

Come si vede, tra il 1984 e il 1991 Wolfgang Güllich ha alzato il livello dell’arrampicata dall’8b al 9a. Ognuno ha i propri miti, ma Güllich, morto il 31 agosto nel 1992 in un incidente stradale, è un mito per tutti i climber. Un precursore, un esempio per tutti. È stato il primo uomo a fare 8b, 8b+, 8c e 9a, intercalato sull’8c+ dal grande Ben Moon, in una stagione in cui l’arrampicata era ancora esclusivamente uno sport derivato dall’alpinismo. Un innovatore, nella tecnica e nell’allenamento, uno di quegli uomini che nella sua disciplina, ha determinato uno scarto, un salto di qualità, come Einstein nella fisica, Darwin nella biologia o Galileo e Copernico nell’astronomia. A giudizio di molti il più forte scalatore di tutti i tempi.

Wolfgang Güllich e il suo sorriso

Wolfgang Güllich e il suo sorriso

Due anni dopo la realizzazione di Action Direct, nel 2003, un altro grande, Fred Nicole, apre e libera Bain de Sang, e la quota 9a.

Intanto Iker Pou, salito agli onori delle cronache per essere stato nel 2000 il terzo ripetitore di Action Direct (dopo Güllich e Alexander Adler), libera egli stesso Bain de Sang nell’anno 2003.

Iker Pou dichiara che Bain de Sang é un poco più facile di Action Direct, ma un poco più difficile di Elfe (8c+ a Grimsell, Svizzera), quotandola quindi 8c+ / 9a, si potrebbe dire mezzo grado in meno rispetto ad Action Direct. Ecco la sa dichiarazione a Desnivel:

Comparando también con Action Direct me parece más fácil, dentro del mismo grado. Me ha costado muchos menos intentos y creo que requiere también menos entrenamiento, aunque es diferente, otro estilo. También me parece algo más dura que Elfe que finalmente se ha quedado como 8c+…

[Confrontandola con Action Direct mi sembra più facile, all’interno dello stesso grado. Mi ci sono voluti molti meno tentativi e penso che richiede anche meno allenamento e di tipo diverso, per un altro stile. La trovo anche un po più difficile di Elfe, che alla fine è rimasta quotata 8c+].

Iker Pou su Alpinismo deportivo, 8c, Cuenca, salita flah

Iker Pou su Alpinismo deportivo, 8c, Cuenca, salita flah

Cerchiamo di fare ordine nel materiale raccolto, e isoliamo le diverse risultanze, formalizzandole in proposizioni e applicando poi le regole dell’implicazione logica.

[Il segno ≡ significa coincide con
il segno → significa ne segue che]

proposizione A
Action Direct è 9a (secondo Güllich, certamente un’autorità)

proposizione B
Bain de sang è 8c+ / 9a (secondo Iker Pou, anche lui certamente un’autorità)

Bain de Sang è mezzo grado in meno di Action Direct

Action Direct é mezzo grado in più di Bain de Sang

proposizione C
Bain de Sang è 8c (secondo Marco Bradipo)

Bain de Sang è un grado e mezzo in meno rispetto alla quotazione di Iker Pou (sempre secondo Marco Bradipo)

Ragioniamo all’inverso, per assurdo:

Se Bain de Sang è 8c é un proposizione vera
e se
Action Direct è mezzo di grado in più di Bain de Sang é un proposizione vera
→ (ne segue che)
Action Direct è 8c/ 8c+
→ (ne segue che)
Marco Badipo sgrada le vie di Wolfgan Güllich di un grado e mezzo!

Che coatto, che allucinate presuntuoso , che schifoso tamarro, che inutile ammennicolo dell’umanità, che sbruffone dei nostri zibidei, che panzanaro di periferia, che indicibile pallonaro, che clamoroso idiota, che rumoroso imbecille, che  sonoro e immondo mentecatto, che stolto figuro, che mendace pusillanime, che sproloquiatore delle nostre gonadi, che rincallito bugiardone, che cervello flautolente, che esemplare testa di pene, che puzzolente e rinsecchito escremento solido, che fogna a cielo aperto, che cloaca maxima di minimo valore, che cafone!

Il  Cafone sgrada le vie a Wolfagang Gullich!
Il  Cafone sgrada le vie a Fred Nicole!
Il  Cafone sgrada le vie a Iker Pou!
Il Cafone si beffa di grandissimi climber come il fratello di Fred, Francois Nicole, Fred Rouhling, Josune Bereziartu, prima donna a salire un 9a, Alessandro Lamberti, Dave Graham, Riccardo Scarian e Maurizio Zanolla, detto Manolo e altri.

Chiedo ai lettori: voi ci credete? O siamo di nuovo di fronte ad un caso di vergognosa e impunita menzogna ? Dovrebbe forse il redattore di nuovo redarguire il Cafone per le sue evidenti bugie? Dovrebbe mandarlo di nuovo all’inferno tra i falsari di parole?

Lo si deve confessare: il redattore è stanco! La sua pazienza è messa a dura prova ed egli non è più in grado di reperire termini nel vasto vocabolario del nostro idioma che possano esprimere l’indignazione, la riprovazione, lo scandalo e più propriamente lo schifo che un tale mendacio ingenera in lui e nella comunità tutta.

Abbiamo già analizzato in precedenti scritti il vizietto del Cafone di dire le balle e di inventarsi la realizzazione di vie che, è stato dimostrato prese alla mano, non sono mai state da lui fatte: un atto di scherno e di disprezzo, un depravato modo di atteggiarsi, un indecente e scostumato modus vivendi, un gesto deliberatemene offensivo e immorale nei confronti di coloro che le hanno realmente salite in libera, consumando energie psico-fisiche e risorse economiche.

Il Cafone si mette a confronto con Güllich e gli svaluta le vie. Non lascia in pace nemmeno i morti, li evoca e si beffa di loro.

Lo immaginiamo mentre, vestito dei suoi capi firmati e9, va a farsi una passeggita al cimitero di Obertrubach, tra Nürnberg e Bayreuth, a visitare la tomba di Wolfgang Güllich . Lo immaginiamo altresì, mentre si avvicina al sepolcro e con fare coatto dice aho, pure questo era ‘na pippa, j’ho dovuto sgradà la via.

Stentiamo invece ad immaginare quanto grande sia stata la sua meraviglia quando dal profondo dell’avello ha udito la voce di Wolfgang che lo esortava a smetterla con le sue cafonate e le sue bugie per, alfine, intraprendere la via del pentimento.

In quella situazione possiamo figurarci la risata sarcastica e sbeffeggiante del Cafone, senza timor di Dio, e la risposta del grande Wolfgang Güllich:

Di rider finirai pria dell’aurora.
Ribaldo audace! Lascia à morti la pace.

Preso da un delirio di onnipotenza, miscredente e strafottente, immaginiamo il Cafone che se la ride dello spirito di Güllich e per burla lo invita la sera stessa a mangiare würstel e crauti (in quel periodo il Cafone non era a dieta) nella vicina brasserie.

Non sapeva, il Cafone, che Güllich, essendo un ragazzo educato e a modino, qualora qualcuno lo inviati a cena, di solito, se non ha altri impegni, accetta con gradimento. E non essendoci nell’aldilà altre grandi distrazioni, anche in questo caso avrebbe accettato l’invito.

La fortunata sorte ha voluto che casualmente il poeta Lorenzo Da Ponte quella sera passasse proprio da quella brasserie e registrasse in versi il colloquio e gli eventi drammatici che lo seguirono in quella memorabile serata a cui partecipò anche Leporello, amico e assicuratore di fiducia del Cafone.

Questi versi sono stati poi messi in musica, con memorabile maestria, dal (solito) Mozart.

GÜLLICH
Gran Cafone! a cenar teco
m’invitasti, e son venuto.

IL CAFONE
Non l’avrei giammai creduto,
ma farò quel che potrò.
(a Leporello)
Leporello, un’altra cena
fà che subito si porti!

LEPORELLO (mezzo fuori col capo dalla mensa)
Ah, Cafon!… Siam tutti morti!

IL CAFONE
Vanne, dico… (Leporello, con molti atti di paura, va per partire)

GÜLLICH
                           Ferma un pò!
Non si pasce di cibo mortale
chi si pasce di cibo celeste.
Altre cure più gravi di queste,
altra brama quaggiù mi guidò!

LEPORELLO
La terzana d’avere mi sembra,
e le membra fermar più non so.

IL CAFONE
Parla, dunque: che chiedi? che vuoi?

LEPORELLO
E le membra fermar più non so.

IL CAFONE
Parla, parla: ascoltando ti sto.

GÜLLICH
Parlo, ascolta: più tempo non ho.

GÜLLICH
Tu m’invitasti a cena:
il tuo dover or sai.
Rispondimi: verrai
tu a cenar meco?

LEPORELLO (a Güllich, da lontano, tremando)
Oibò! Tempo non ha… scusate.

IL CAFONE
A torto di viltate tacciato mai sarò!

GÜLLICH
Risolvi!

IL CAFONE
                  Ho già risolto!

GÜLLICH
Verrai?

LEPORELLO (al Cafone)
Dite di no.

IL CAFONE
Ho fermo il core in petto,
non ho timor: verrò!

GÜLLICH
Dammi la mano in pegno!

IL CAFONE
Eccola!  (grida forte)
Ohimè!

GÜLLICH
                                 Cos’hai?

IL CAFONE
Che gelo è questo mai!

GÜLLICH
Pèntiti, cangia vita:
è l’ultimo momento!

IL CAFONE (vuol sciogliersi, ma invano)
No, no, ch’io non mi pento:

vanne lontan da me!

GÜLLICH
Pèntiti scellerato!

IL CAFONE
No, vecchio infatuato!

GÜLLICH
Pèntiti.

IL CAFONE
            No.

GÜLLICH
                        Sì.

IL CAFONE
                                    No.

GÜLLICH
Ah! tempo più non v’è! (fuoco da diverse parti, tremuoto, etc. Güllich sparisce)

IL CAFONE
Da qual tremore insolito
… sento… assalir… gli spiriti…
Donde escono quei vortici
di fuoco pien d’orror?…

CORO DEI CLIMBERS NELLA BIRRERIA
Tutto a tue colpe è poco.
Vieni: c’è un mal peggior!

IL CAFONE
Chi l’anima mi lacera!…
Chi m’agita le viscere!…
Che strazio! ohimè! che smania!
Che inferno!… che terror!…

LEPORELLO
Che ceffo disperato!…
Che gesti da dannato!…
Che gridi! che lamenti!…
Come mi fa terror!…

CORO DEI CLIMBERS NELLA BIRRERIA
Tutto a tue colpe è poco.
Vieni: c’è un mal peggior!
(il fuoco cresce. Il Cafone si sprofonda sottoterra)

IL CAFONE E LEPORELLO
Ah!

Il Convitato di Pietra Wolfgang Güllich fa sprofondare il Cafone negli inferi per le sue immonde menzogne

Il Convitato di Pietra Wolfgang Güllich fa sprofondare il Cafone negli inferi,  tra le fiamme, per le sue immonde menzogne (Commendatore: Reinhard Hagen, Don Giovanni: Erwin Schrott, Royal Opera Hose)

Qualcuno penserà che il redattore sia un po fissato con Mozart. Il redattore non ha difficoltà a confermare, sostenendo tuttavia di averne ben donde.

Il teatro di Mozart, con le sue 22 opere, alcune delle quali incompiute, contiene, come il teatro di Shakespeare, quasi tutto ciò che l’umanità può dire o fare su questa terra e anche oltre questa terra, come nel caso presente. E laddove il testo è manchevole, interviene la musica a chiarire, a completare e a rendere la sua arte unica ed insuperata. Il redattore invita quindi i suoi lettori amanti del bello a sfamare il loro appetito estetico con questo meraviglioso terzetto, che fa parte a buon diritto della storia universale della musica.

Ma non siamo qui per tessere gli elogi e fare l’esegesi del divino Wolfgang, perché in tutta certezza non ne ha bisogno. Siamo qui invece ad ammonire e rampognare ancora una volta Marco Bradipo, dandogli un ultimatum, come segue.

Cafone: dopo la scoperta dell’ultima bravata, solo un destino rimane possibile: sprofondare all’Inferno, spinto dalla fredda mano di Wolfgang Amadeus Güllich, che dall’aldilà ti trascina sotto terra. Sei un bugiardo e sei stato sbugiardato.

Rendi pubblica la testimonianza del tuo assicuratore mentre liberavi Bain de Sang, il 25 dicembre del 2009, insieme a Babbo Natale e a Gesu’ Bambino, oppure, in mancanza di ciò, il redattore, per il tramite di Nando Zanchetta, sarà costretto a chiedere ai siti di cui sopra di cancellare la tua realizzazione di Bain de Sang, evidente menzogna.

Ma ti si vuole offrire ancora una chance: invia tu una mail e informa i bravi gestori dei siti che si trattava di una burla, pregandoli di cancellarti. Vedrai, non si arrabbieranno.
Si arrabbieranno invece se, dopo i dieci giorni che ti vengono concessi, a partire da ora, per agire in tal senso, Nando Zanchetta richiederà la cancellazione e renderà pubblica, anche oltr’Alpe, la tua insolenza e la tua ribalda sfacciataggine.

Non resta che augurarti buon lavoro, Cafone!