Moro e Nardi: prima invernale al Campidoglio con le infradito.

Cover

Roma. Giunge in redazione la notizia che, dopo le vicissitudini sul Nanga Parbat, Simone Moro e Daniele Nardi hanno scalato con le infradito il Campidoglio, realizzando così la prima salita invernale in ciabatte del colle romano, cuore della civiltà romana e antica sede del tempio di Giove Capitolino.

Pochi giorni dopo il ritorno dal Pakistan i due si sono immediatamente e indipendentemente recati nella capitale per questa importante realizzazione.

Simone Moro, arrivato il 19 marzo con l’intercity delle 19 e 34, ha  montato il campo base alla Pensione Flora (2 stelle) in via Giolitti, nei pressi della stazione Termini. «A parte qualche clochard che dormiva sotto i portici, la prima notte è passata tranquilla», ha dichiarato il forte bergamasco.

Nardi è invece arrivato lo stesso giorno ma con l’auto e, dopo averla lasciata al parcheggio a ore di Termini, ha montato il suo campo all’hotel Sette Re di Roma. «L’hotel non aveva ascensore e il mancorrente delle scale ha ceduto durante la salita al secondo piano. Sono precipitato per tutta la rampa fino al pianerottolo: non ho riportato danni fisici, ma ero sotto choc. Dopo una bella doccia e un filmetto sulla PayTV dell’albergo, mi sono rilassato e ho recuperato le necessarie energie per la scalata».

Il giorno successivo, dopo un cappuccino e cornetto al Caffé Trombetta, i due si sono recati di buon ora alla fermata del 64, dove hanno aspettato una finestra utile nell’affolamento mattutino per poter salire in autobus. «É dura aspettare l’occasione della tua vita a Piazza dei Cinquecento» ci rivela Nardi. «In quei lunghi momenti ho pensato ai grandi del passato: Bonatti, Messner, Kucuczka e questi pensieri mi hanno aiutato a sopportare la pioggia, il guano dei piccioni sui piedi nudi, lo smog, gli zingari che chiedevano soldi e il puzzo di urina dei vagabondi che dormono alla stazione.»

Alle 8 e 32 finalmente si apre un’importante opportunità alla Porta Centrale. I due, anche se è vietato salire dalla porta centrale, sono riusciti ad entrare nell’autobus, rischiando una pesante ammenda da parte degli unici due controllori che l’ATAC sguinzaglia sui 3700 km di linee pubbliche romane.

A questo punto sono cominciati i problemi seri. L’autobus, stracolmo di gente, procedeva molto lentamente: manifestazione sindacale a Piazza Esedra, lavori dell’ACEA su Via Nazionale, incidente con motorino sul selciato a Via Quattro Novembre, borseggiatori che infilavano le mani nelle salopette degli alpinisti per cercare il portafogli  e infine un vigile megalomane che dal pulpito di Piazza Venezia, contribuiva con grandi gesti e perentori ordini impartiti con il fischietto ad intasare il traffico ormai impazzito.

Solo alle 11 35 i due alpinisti sono riusciti ad arrivare ai piedi del Campidoglio per l’impegnativa parte finale della scalata.

Nardi aveva optato per la Diretta dell’Ara Coeli, più ripida e più lunga, ma certamente più elegante e remunerativa, mentre Moro intendeva salire per la Classica Scalinata del Campidoglio, meno tecnica e meno ripida, ma con la rischiosa asperità del Dioscuri Step, lo stretto passaggio tra le statue di Castore e Polluce, che se non è in condizioni, può mettere a rischio l’intera salita.

Roma-Campidoglio-Ara-Coeli-1med

In rosso la Diretta dell’Ara Coeli, in blu la Classica della Scalinata, con il temibile Dioscuri Step

In effetti, la via Classica era occupata da una trentina di gruppi di turisti giapponesi, russi, cinesi, tedeschi e americani nonché da un sit-in degli autisti dell’ATAC che protestavano per il blocco degli straordinari.

LAPR0660 (1)

Condizioni proibitive e autisti dell’ATAC sulla via Classica del Campidoglio

Era ormai pericolosamente tardi e i due, dopo un breve consulto, hanno capito che l’unica possibilità di successo era quella di unirsi e forzare la vetta lungo la Diretta all’Ara Coeli. Durante le concitate fasi di discussione sembrerebbe che Moro si sia offerto di pagare a Nardi metà della tassa del parcheggio a ore. «Non sono un mercenario, scalo per passione e anche se il parcheggio costa 4 euro l’ora non ho voluto soldi» ha dichiarato Nardi.

I due hanno quindi attaccato la via, confidando in una veloce salita. Purtroppo i cocci delle bottiglie di birra e il vomito sugli scalini lasciato dai tifosi ubriachi dopo il derby della domenica precedente, hanno dato qualche grattacapo agli alpinisti, equipaggiati solo con le ciabattine, senza ramponi e per giunta senza ombrello. «A causa della pioggia che ha reso scivolosi i gradini dell’Ara Coeli e del Ponentino romano che stranamente fuori stagione soffiava fortissimo a 8 km all’ora, abbiamo dovuto attingere alle nostre energie più recondite per averla vinta» ci confessa Daniele Nardi.

In quelle condizioni, solo la loro rigorosa preparazione e la sovrumana forza di volontà ha permesso a Simone e Daniele di giungere vittoriosi alle 13 40 sulla vetta. Pochi minuti per le fotografie di rito, sotto alla statua equestre di Marco Aurelio e poi i due hanno ripreso la discesa verso Piazza Venezia, dove sono arrivati alle 17 30, poco prima del buio, stanchi ma in buone condizioni.

vetta

Simone Moro e Daniele Nardi in vetta, sotto al Marco Aurelio

Moro, forte del successo al Nanga Parbat,  voleva proseguire realizzando il concatenamento Piazza del Campidoglio – Visita ai Musei Capitolini, ma Nardi lo ha convito a rinunciare. «Il museo è molto grande e avremmo fatto tardi. E poi, da quando Renzi ha nascosto i bigoli alle statue greche, non è più così interessante».

Insomma, dopo i problemi sul Nanga Parbat, sembra essere scoppiata la pace tra i due forti alpinisti italiani, anche se qualcuno dice di averli visti litigare al ristorante a cena dopo la salita. Nardi urlava «Rigatoni con la pajata» e Moro ribatteva «No, non mi fido della pajata, voglio i bucatini all’amatriciana». Ma si tratta con tutta probabilità di voci infondate.

Complimenti dunque a Simone e Daniele per questa realizzazione, che li consegna definitivamente alla storia dell’alpinismo. E mentre Simone Moro gira il mondo tra conferenze e premiazioni, Nardi già pianifica le prossime salite: «L’anno prossimo andrò in ciabatte al Quirinale, in solitaria invernale e senza biglietto dell’autobus».

Circo Bianco: fuori Kitzbühel, entra Ovindoli.

La Federazione Internazionale Sport Invernali ha pubblicato il calendario per le gare di coppa del mondo di sci alpino per la stagione 2016-2017. Con sorpresa di tutti gli operatori del settore, è stata cancellata la tappa di Kitzbühel in Austria, che prevedeva ben 3 competizioni: una Discesa Libera, un SuperG e uno Slalom.

A fare le scarpe alla storica località austriaca è stata nientemeno che Ovindoli, emergente stazione sciistica dell’Appenino Centrale, in Abruzzo.

coperta

Sembra che la sostituzione, del tutto inaspettata, sia avvenuta dopo l’annuncio che il comprensorio di Ovindoli, con i suoi 20 km di piste, sarà unito con quello altrettanto vasto di Campo Felice, per formare quella che il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso definisce la più grande stazione sciistica a sud delle Alpi.
(http://www.improntalaquila.org/2016/90190-90190.html)

Come per Kitzbühel, la gare di Ovindoli, oltre ad essere valevoli per la classifica di coppa del mondo, costituiranno un trofeo a se stante che sostituirà in tutto e per tutto l’ormai obsoleto Trofeo dell’Hahnenkamm. Si tratta del Trofeo dell’Arrostikinenhorn (Corno dell’Arrosticino), dal nome dei prelibati spiedini di carne di pecora alla brace, specialità locale apprezzata in tutto il mondo. L’elegante trofeo è stato coniato per l’occasione in oro zecchino dai maestri orafi di Scurcola Marsicana.

arrosticino d'oro

L’Arrosticino d’Oro

Abbiamo incontrato il governatore D’Alfonso per parlare di questa interessante novità.

Nando Zanchetta. Governatore, innanzitutto complimenti per la sua iniziativa. Quali sono a suo parere i motivi di questo importante successo della giunta regionale da lei presieduta?

Luciano D’Alfonso. Siamo stati bravi: abbiamo deciso di unire i due comprensori di Ovindoli e Campo felice e questa scelta è stata premiata. Il Trofeo dell’Arrostikinenhorn sarà una tappa importantissima della coppa del mondo FISI: la pista prescelta per la libera, con i suoi 320 metri di dislivello, molto tecnici, costituirà il primo esempio europeo di Minimal Downhill, specialità che sta spopolando oltreoceano. Sensibilità in curva per evitare i sassi e rapidità di frenata dopo l’arrivo, per non andare a sbattere contro le macchine del parcheggio, sono le principali doti di chi pratica questa disciplina. Ci sara’ anche un salto di almeno sei metri di lunghezza, che gli atleti percorreranno alla vertiginosa velocità di 33 km all’ora! Gli amanti della Streif non avranno nulla da rimpiangere.

csm_Streif_2_9dc336717c

Arrivederci, mitica Streif

N.Z. Dopo un passato di alti e bassi, fatto di impianti e piste spesso chiusi, code infinite nel weekend, deserto nei giorni feriali, piste cosparse di sassi e bozzi, siamo dunque finalmente alla svolta.

L.D. Si, con un investimento di  appena 12 milioni di Euro, ottenuto con Fondi Europei, siamo giunti ad una svolta per la nostra area. Svolta che tuttavia vuole essere in continuità rispetto al passato.

N.Z. In che senso?

L.Z. Analogamente a quanto successo in passato, i consorzi di gestione di Ovindoli e Campo Felice, si sono impegnati a tenere chiusi gli impianti quasi sempre, a parte nel periodo natalizio, dove purtroppo saranno costretti a tenerne aperti almeno l’80%, con conseguente consumo di energia e riduzione del profitto. Le piste continueranno ad essere battute solo una volta alla settimana, per mancanza di mezzi e di personale. Questo nel tentativo di non snaturare la tecnica sciistica tipica di questa montagne che prevede lo slalom tra i sassi anziché tra i paletti. Un altro aspetto in continuità con il passato è che non appena si alzerà una bava di vento si chiuderà tutto, ovviamente senza rimborso dello skipass.

N.Z. Nella pausa pranzo ci conferma che gli impianti continueranno ad essere chiusi?

L.D. No. Grazie ad un accordo con i sindacati, abbiamo concordato una indennità hot-dog per le maestranze che avranno un piccolo pranzo al sacco potendo quindi rimanere sul posto di lavoro. 

campo-felice-senza-neve

Condizioni di innevamento abbondante a Campo Felice

N.Z. Sul lato prezzi cosa può dirci?

L.D. Lo skipass, subirà un piccolo aumento ma continuerà ad essere a buon mercato: 45 Euro nei giorni festivi e 33 nei giorni feriali, quando comunque non verrà nessuno e si apriranno solo due impianti. Tutto sommato, una famiglia romana che intende trascorre una bella domenica in coda sui nostri impianti, tra autostrada, benzina, skipass, panino e bevanda non spenderà più di 300 euro, una somma alla portata di tutti.

N.Z. Avete anche intenzione di riaprire le piste già esistenti ma ormai chiuse da oltre 30 anni?

L.D. No, pensiamo che farne delle nuove sia meno costoso. Del resto erano state chiuse dopo che Gustavo Thoeni le giudicò troppo ripide per i romani, notoriamente delle immani seghe sugli sci, e ritengo che ancora oggi questa affermazione sia pienamente condivisibile.

N.Z. Gli ambientalisti dicono che il modello di sviluppo basato sullo sci di massa è ormai superato e che danneggia l’ambiente. Cosa risponde?

L.D. Non credo che qualche km quadrato di sbancamenti possa rovinare un ambiente e una natura così  forte e arcigna come quella delle montagne abruzzesi. Non credo che qualche manufatto puzzolente di gasolio e grasso possa disturbare la fauna. Pensiamo anzi che nuove specie, non autoctone, come gabbiani e ratti, possano trovare un ambiente consono al loro sviluppo.

N.D. Ma torniamo al Trofeo dell’Arrostikinenhorn. Vuole sbilanciarsi su un pronostico? Chi vincerà secondo lei la prima edizione del Trofeo dell’Arrosticino?

L.D. Non sono un esperto di sci agonistico, ma spero che vinca Alberto Tomba, ma saremmo contenti anche se vincesse un Girardelli, uno Stenmark o un Bode Miller. Insomma, che vinca il migliore!

N.Z. Grazie signor Governatore.

L.D. Grazie a lei, dottor Zanchetta.

Arrampicata romana: trovato un drago morto sotto un volume in poliuretano.

Roma. All’alba di oggi, intorno alle 6.30, in un campo abbandonato tra la via Nomentana e la via Prenestina è stato trovato un drago morto. Il corpo dell’animale, della lunghezza di circa 30 metri, era riverso su un fianco, ma stranamente non presentava ferite di alcun tipo.

Disegno Alberto Graia

Il drago ucciso dal Volume (disegno di Alberto Graia)

Alcuni abitanti della zona hanno dichiarato di aver udito degli strani ruggiti intorno alla mezzanotte di ieri e di aver visto delle altissime fiamme sprigionarsi dalla bocca del drago, che sarebbero durate qualche minuto per poi scomparire. Un testimone oculare sostiene inoltre di aver visto un immenso volume in poliuretano, di quelli che si usano nelle palestre di arrampicata, precipitare dall’alto sul drago che sarebbe quindi deceduto per schiacciamento. Ciò potrà tuttavia essere confermato solo dall’esame autoptico sul corpo della bestia, previsto per domani presso il Dipartimento di Medicina Legale dell’ospedale Regina Elena.

draghisti

La polizia sta indagando sui Volumisti, un gruppo di anarchici-poliuretanisti, i cui accoliti venerano i grossi volumi da tenere a mano stesa insieme a tallonaggi e movimenti dinamici frontali, e che da tempo combatte la sua guerra clandestina contro un altro gruppuscolo, i Draghisti, che venerano invece la tacca a dita arcuate e il movimento laterale.
Tutto è cominciato qualche tempo fa quando un noto Nove-Draghista, ha sostenuto (https://www.climbook.com/articoli/1451-il-drago-la-pulzella-e-la-decadenza-della-scalata-moderna) che i volumi non servono per imparare ad arrampicare sulla roccia e anzi sono addirittura controproducenti. «Non possiamo far credere ai nostri giovani apprendisti e stagisti, ancora Quinto-Draghisti, poveri cristi, che a fare i Volumisti si diventa Otto-Draghisti: saremmo dei qualunquisti, degli arrivisti, dei terroristi, dei bugiardi professionisti».
Nel suo articolo il Nove-Draghista, se la prende anche con i pantaloni colorati a cavallo basso e con l’hiphop, eleggendo a naturali compagni di vita dei Draghisti, i Medievalisti, i Romanticisti e i Wagneristi.
I Volumisti hanno reagito immediatamente alle provocazioni, sostenendo che il Drago è morto da tempo e che ognuno ha diritto di usare prese dei colori che vuole, di mettere il cavallo dei suoi pantaloni all’altezza che preferisce, di fare esclusivamente tallonaggi senza mettersi mai in laterale. «Porta sfiga – dicono – ma soprattutto non serve per fare top. Noi Volumisti, siamo indipendentisti, ascoltiamo i nostri musicisti, balliamo, ci divertiamo e siam menefreghisti verso i Draghi e tutto il resto».
E così in poche ore i Volumisti hanno invaso le bacheche della climbing community con commenti e sberleffi di vario tipo all’indirizzo del povero Nove-Draghista, taluni espressi da bravi tecnicisti, altri da simpatici satiristi, altri ancora da autentici cretinisti. Ma si sa: la rete da voce a tutti, anche ai teppisti, ai falangisti, ai separatisti, ai collaborazionisti, ai camionisti, a quelli con lessico da tassisti e a quanti, ubriacati dai trappisti, scrivono sfondoni mai visti. Per questi, lo chiedono i linguisti, si dovrebbero adunare i riservisti, per fare un repulisti!
Diciamocelo: son cose un poco tristi!
Nessuno sembra in grado di mediare tra queste due posizioni cosi distanti, esacerbate ora dall’uccisione del Drago.
Ma noi Zanchettisti, che non siamo né Volumisti né Draghisti, né fondamentalisti né integralisti, ma solo pacifisti un poco ecumenisti, tentiamo qui ed ora proposte da ottimisti, anzi, da buonisti.
Volumisti rispettate i Draghisti: senza di loro, sareste ancora dei vetusti alpinisti Sesto-Draghisti, dei tristi passatisti, dolomitisti che puzzano di scisti.
Draghisti rispettate i Volumisti: son giovani fantasisti, simpatici edonisti, colorati liberisti, allegrotti e dinamisti.
E allora, non fate gli scissionisti, incontratevi dai baristi e bevete un Lacryma Christi!

lacryma_sannino

Unioni civili, Cirinnà: «Piu diritti per gli alpinisti»

Alla viglia del dibattito al Senato, il disegno di Legge Cirinnà su unioni civili e coppie di fatto si arricchisce di un nuovo interessante capitolo: i diritti civili per le cordate di alpinisti e arrampicatori.

Il Capo Terzo della proposta di legge, spuntato ieri a tarda sera dopo discussioni informali tra i principali gruppi parlamentari, stabilisce la disciplina dei diritti e dei doveri delle cordate alpinistiche definite come ‘due  persone  maggiorenni, unite  stabilmente da una corda, che si fanno sicura reciprocamente e non  vincolate da  rapporti  di  parentela, matrimonio  o  unione  civile’.

coppie

Per il riconoscimento dello status di Cordata Alpinistica basta solo aver percorso insieme 3 vie di almeno 6 tiri o aver trascorso 5 giorni in falesia ad arrampicare. Tale riconoscimento avviene inoltre ex lege, vale a dire senza la necessità di dichiarazioni da parte dei componenti della cordata.

I nuovi articoli di legge in sostanza estendono alle cordate alpinistiche tutti i diritti già stabiliti per unioni civili e coppie conviventi. Ad esempio, in caso di malattia di uno dei membri della cordata alpinistica, l’altro ha il dovere di accudirlo, pur continuando a godere del diritto di andare a scalare con altre persone, ma solo se la via prescelta non fa già parte dei programmi comuni della cordata. «E’ successo a tanti di noi, – dice la senatrice Cirinnà – mesi di preparativi per fare una via impegnativa e poi quando c’è la finestra di bel tempo, uno dei due hai il raffreddore e il compagno se ne va con qualcun altro. Non è giusto!».

Per l’arrampicata sportiva, regolata dall’art. 13 “Disciplina del Superlavorato“, in caso di malattia dell’assicuratore abituale, il climber non ha diritto ad un altro assicuratore sulle via che sta provando, se non dopo un periodo di 30 giorni. Questo per garantire a chi fa sicura abitualmente, dopo mesi di noiosi turni con il gri gri al freddo sotto la via, almeno la soddisfazione di dire quando l’ha liberata, facevo sicura io. «Una conquista di civiltà» ha dichiarato il promotore dell’emendamento.

Ma è sulle questioni patrimoniali che si gioca tutta la partita: l’art. 15 stabilisce infatti che ‘in caso di cessazione della Cordata Alpinstica […..], il giudice stabilisce il diritto di uno dei membri della cordata di ricevere dall’altro quanto necessario per il suo mantenimento’, imponendo che quest’ultimo riceva dall’altro ‘gli alimenti per un periodo determinato in proporzione alla durata della cordata stessa’.

Su questo punto il dibattito è acceso. «Mi chiedo se sia giusto dover dare gli alimenti all’ex compagno di cordata se abbiamo deciso di scalare con qualcun altro – ci dice un senatore del PD che vuole mantenere l’anonimato – Se ho tirato le vie per anni, su tutti i gradi, perché devo dare gli alimenti a quella pippa che mi portava lo zaino da secondo? Se il mio ex compagno, con cui andavo in Dolomiti la domenica, ora guarda la Juve su Sky invece di venire a scalare, perché dovrei pagargli un indennizzo?» Domande che toccano le corde più profonde della convivenza sociale, alla quali il dibattito parlamentare dei prossimi giorni dovrà dare delle risposte.

Tra gli addetti ai lavori, spicca la dichiarazione di Simon Yates, compagno di cordata di Joe Simpson nella scalata al Siula Grande, descritta nel romanzo La morte sospesa, che ha immediatamente dichiarato «Gli alimenti per gli ex compagni di cordata? Sapevo di aver avuto ragione quando ho tagliato la corda….»

La senatrice PD Cirinnà difende l’impianto globale del DDL che, a suo parere, «finalmente offre tutele alla parte più debole della cordata, quella che si caga sotto sul quarto grado e non sa nemmeno piazzare una protezione».

Per quanto riguarda le dichiarazioni di voto, Alfano si è detto contrario, ma con 3 sottosegretari in più potrebbe decidere di cambiare idea.

Grillo fa sapere che lascerà libertà di coscienza, mentre il Movimento 5 Stelle ha detto che voterà contro. I Pentastellati voteranno invece tutti a favore e il gruppo di Di Maio ha imposto ai suoi l’astensione, pena una multa salata.

Salvini, con una serie di distinguo, esprime invece un pensiero più articolato: «Gli alpinisti? Tutti ricchioni!»

***

P.S.

Riporto, per conoscenza di tutti, alcuni articoli della legge (quella vera…..) in approvazione che riguardano la convivenza, che si applicano ovviamente anche alle coppie formate da persone di sesso diverso. Attenti a chi vi portate a casa e a quanto si ferma!

Art. 11.
(Della convivenza di fatto)
Ai fini delle disposizioni del presente Capo si intendono per: «conviventi di fatto» due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

Art. 15.
1. In caso di cessazione della convivenza di fatto, ove ricorrano i presupposti di cui all’articolo 156 del codice civile, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente quanto necessario per il suo mantenimento per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.(Obbligo di mantenimento o alimentare)

 

«Sul K2 Compagnoni diede un calcio a Bonatti in curva». E si riaprono le polemiche.

A più di 50 anni dalla conquista del K2 da parte della spedizione italiana coordinata da Ardito Desio, si riapre l’annosa polemica sulla prima salita del gigante del Karakorum.

Un video ritrovato negli archivi del CAI sembrerebbe finalmente dare ragione a Walter Bonatti che ottiene così post mortem il riconoscimento finale della verità. Il video mostra infatti che durante la salita, Compagnoni infastidiva Bonatti, con continui rallentamenti, staccate troppo ritardate, improvvise accelerazioni e traiettorie di curva del tutto anomale.

Il momento dell'incidente

Il momento dell’incidente. Bonatti e’ ormai quasi a terra.

L’alpinista bergamasco da parte sua, senza mantenere la dovuta calma, rispondeva alle provocazioni, cercando di danneggiare il suo compagno, rovinando in ogni modo la traccia sulla neve fino a colpirlo con una testata sul casco. Al culmine degli screzi, Compagnoni sferra un calcio a Bonatti che, dopo aver perso l’equilibrio ed essere caduto, viene lasciato solo per una notte intera e costretto ad un bivacco all’addiaccio a 8000 metri.

Compagnoni solo verso la vetta 2

Compagnoni da solo verso la vetta del K2

Tra tutti i particolari non noti di questa querelle più che cinquantenaria, la più grossa novità è quella relativa al fatto che il K2 è stato scalato con le moto da neve, anziché a piedi come tutti hanno creduto fino ad oggi. Inoltre sembra che le polemiche sulle bombole di ossigeno siano in effetti da riferirsi alle taniche di benzina. Bonatti, ormai appiedato, avrebbe in sostanza cercato gli altri due alpinisti, chiamandoli più volte nella notte, in quanto questi ultimi si erano portati via le taniche con il carburante.

Lacedelli, Compagnoni e Bonatti alla partenza dall'ultimo campo a 7900 metri di quota

Lacedelli, Compagnoni e Bonatti alla partenza dall’ultimo campo a 7900 metri di quota

Dalle ricerche condotte sui documenti dell’epoca ancora disponibili, sembrerebbe che Compagnoni sia stato indotto a danneggiare il compagno di cordata per favorire Lino Lacedelli, più di lui vicino alla conquista del campionato mondiale di moto-montagna, edizione 1954.

Ora gli eredi di Bonatti chiedono la squalifica di Achille Compagnoni e pretendono che nella prossima scalata i suoi famigliari partano dall’ultima fila. Sarà difficile per loro raggiungere gli altri alpinisti che, partendo tra i primi, non dovranno fare la coda per passare sulle scalette sistemate sui crepacci. Staremo a vedere.

Lo scandalo Volkswagen si estende all’arrampicata. l’IFSC: «Alex Megos non è Euro 6»

Francoforte. Lo scandalo Volkswagen sulle emissioni inquinanti prosegue con inattesi risvolti. Su richiesta del Governo tedesco, diverse istituzioni hanno infatti avviato controlli a tappeto in tutti i settori dove esistono regolamentazioni relative ai limiti sui gas inquinanti. In questo ambito, durante un controllo a sorpresa effettuato sul ventiquattrenne climber tedesco Alexander Megos nel corso dei suoi allenamenti, gli inquirenti della IFSC (International Federation of Sport Climbing) avrebbero rilevato emissioni del tutto fuori controllo rispetto agli standard Euro 6 imposti dalla UE.

completo

Il test è stato effettuato in palestra durante gli esercizi al trave e le emissioni di gas inquinanti dell’atleta sarebbero state fino a 30 volte superiori alla norma per alcuni componenti tra cui il particolato di wurstel e crauti, i vapori di weissbier e il livello di carbonato di magnesio (MgCO3), comunemente conosciuto come magnesite. Nelle procedure di test messe a punto dai britannici dell’FNRI (Flatulence National Research Institute) particolare attenzione è stata posta alla valutazione dell’inquinamento acustico, anch’esso risultato fuori norma, avendo superato la soglia dei 70 decibel. Il climber si è mostrato molto sorpreso dei risultati del test e ha dichiarato di avere la coscienza a posto in quanto non mangia wurstel da due anni, i crauti non li ha mai potuti digerire e quanto alla weissbier, non ne beve a causa di problemi alla vescica. Sull’inquinamento acustico, l’atleta ha dichiarato trattarsi di una innocente abitudine goliardica che condivideva per gioco con i suoi compagni di classe ai tempi del liceo.

Emissioni fuori norma per Alex Megos

Emissioni fuori norma per Alex Megos

Intanto la FEDME (Federación Española de Deportes de Montaña y Escalada),  insospettita da queste rivelazioni, ha effettuato un sopralluogo a Siurana, dove lo stesso Alex Megos ha realizzato nel 2013 la prima salita di un 9a a vista, Estado Critico. Le prime risultanze sarebbero a dir poco esplosive: è stato infatti trovato alla base della via, nascosto in un buco nella roccia, un chip progettato da Volkswagen contenente un software che secondo le perizie tecniche avrebbe avuto il compito di ingrandire le prese della via durante la salita di Megos. Il dispositivo, pilotato da un sistema di riconoscimento delle impronte digitali posizionato sulla prima presa, riconosceva la mano di Megos e consentiva, attraverso un meccanismo nascosto dietro alla superficie rocciosa, di espandere alcune delle tacche del passaggio chiave, rendendo la via molto più facile. Ulteriori accertamenti sono in corso e rimane da chiarire se l’atleta fosse a conoscenza dell’illecito o se oppure si sia trattato di una macchinazione della federazione tedesca atta a favorire il giovane climber, a sua insaputa, nel superamento di questo importate traguardo sportivo.

Alexander Megos su Estado Critico a Siurana (9a, prima salita a vista, 2013)

Alexander Megos su Estado Critico a Siurana (prima salita di un 9a, a vista, 2013)

La Cancelliera Angela Merkel si è detta scandalizzata da queste ultime rivelazioni: «Faremo chiarezza e chi dovrà pagare, pagherà. Ma non accetteremo imposizioni sulle nostre abitudini alimentari».

Adam Ondra ha difeso il collega Megos dicendo che le sue emissioni di wurstel e crauti non sono tali da modificare in modo sensibile le prestazioni. «Probabilmente anch’io non sono in regola con il particolato di cavoli e patate che noi in Repubblica Ceca mangiamo anche a colazione. La prestazione di Megos a mio parere rimane valida. Riguardo al fatto che alcune prese sarebbero state ingrandite con il chip Voskswagen, non ci credo, anche perché su quella via prese piccole non ce ne sono. Basta guardare il video su Youtube, quello che Mogos non aveva visto prima di fare la via…»

Si teme ora un’escalation dello scandalo in quanto la IFSC vorrebbe testare tutti gli atleti che partecipano alla Coppa del Mondo. Il torinese Stefano Ghisolfi ha protestato. «Non rinuncerò mai alla bagna cauda prima delle gare: il richiamino di aglio mi dà la giusta carica prima della competizione e persino la mia fidanzata accetta di buon grado la mia alitosi pur di favorire le mie prestazioni», ha dichiarato l’atleta di punta della Nazionale Italiana. D’altra parte il giapponese Sachi Amma ha detto di non avere problemi: «Dottor Zanchetta, vorrà dire che mangerò meno sushi: con i prezzi che avete qui in Europa, in sei mesi mi compro un appartamento a Tokio».

Jolly Lamberti candidato al premio Nobel per la letteratura

Stoccolma. L’Italia ha un nuovo possible Premio Nobel per la Letteratura: si tratta del climber Alessandro Jolly Lamberti, guida alpina, noto tra l’altro per essere stato il primo italiano a salire un 9a (Hugh a Les Eaux Claire, Francia) e per aver effettuato la prima salita invernale della difficilissima via Fram (Parete Sud della Marmolada, 7b+ obbligatorio). Jolly ha infatti recentemente pubblicato la sua ultima fatica editoriale: il libro si intitola Run Out e, a differenza delle sue prime pubblicazioni, dedicate alle tecniche di allenamento per l’arrampicata, ripercorre, in un intimo e tormentato sentiero alla ricerca della Verità, la sua vita dalla tenera giovinezza fino ad oggi. È un’opera di altissima ed erudita letteratura, che non ha nulla da invidiare ai lavori di grandi scrittori e poeti italiani come Giosuè Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale e Dario Fo che prima di lui hanno potuto fregiarsi della medaglia d’oro con l’effige di Alfred Nobel.

Jolly Nobel

La candidatura è stata proposta dai sodali dell’Accademia Nazionale del Monodito riunitisi in plenum nei giorni scorsi. Nel documento reso pubblico dall’Accademia, firmato dalla segretaria Dolores Del Medio, in quanto tutti i membri, a causa delle gravi tendiniti, non possono più utilizzare la penna, si legge la seguente motivazione: «Per l’arte della memoria con cui l’autore ha evocato i più inafferrabili destini umani e svelato le sorti della vita e del mondo sotto la privilegiata lente d’ingrandimento della trazione su un monodito»

Accademia

La candidatura di Jolly al Nobel da parte dell’Accademia Nazionale del Monodito

L’Accademia ha dunque colto il valore universale dell’arte di Jolly, che nella sua opera si interroga sulle grandi questioni dell’esistenza umana, toccando temi profondi e trascendenti, come in questo brano:

Guidare di notte in autostrada, ingurgitando ettogrammi e ettogrammi di zucchero raffinato e artificialmente colorato, masticando decine di palline colorate, sputandone fuori le scorie ormai indurite e prive di sapore, per poi prenderne in bocca altre e altre ancora, godendo di quel piacere perfetto e illusorio che scatursice dalla insaziabilità. […]. Potrei uccidermi mangiando gomme a palla senza fermarmi mai, fino a sprofondare nel limbo del coma iperglicemico. [Dal cap. 33, Le mie cose favorite, pag. 219].

In questo passo Jolly scandaglia, nel buio della notte, gli abissi dell’animo umano combattuto tra la cullante dolcezza di una fila di gomme a palla e le pulsioni autodistruttive della bulimia: vivida metafora delle contraddizioni del mestiere di vivere.

gomme

Nel libro non mancano accenni ai grandi temi ambientali, più che mai di attualità, dal riscaldamento globale al consumo dei suoli, fino alla gestione dei rifiuti, seppur filtrati in chiave di igiene personale.

In quegli anni ero solito camminare sotto le pareti a piedi nudi, un po’ per fare il coatto e un po’ per far respirare il piede, sempre costretto dentro le scomodissime pedule d’arrampicata. Una specie di fungo mi si era formato nelle insenature tra le dita, fungo che si manifestava producendo una fetida ricottina marcia che, mischiandosi con la sporcizia raccolta nell’andare a piedi nudi, formava dei sedimenti grigio-nero-bianchi, che risultavano crostosi là dove fuoriuscivano dall’interstizio (e si seccavano) mentre rimanevano schiumosi là dove restavano protetti dal caldo umido delle dita dei piedi.  [Dal cap. 14, Fine anni’80, Petrella Liri, pag 81].

Attraverso il crudo impatto visivo di una prosa volutamente ripugnante e nauseabonda, l’artista tratteggia in maniera sintetica ed efficace uno dei più gravosi problemi dell’umanità: la formaggella micotica ai piedi.

run out copertina

Run Out, il nuovo libro di Alessandro Jolly Lamberti

Alcuni episodi di vita vissuta descritti nel libro evidenziano il profilo di un galante corteggiatore, un raffinato e garbato latin lover, un fine conversatore, abile ed estroverso, molto attento ai rapporti con le dame che a vario titolo si legano all’altro capo della sua corda. Una lezione di educazione e savoir-faire per coloro che, solo perché una donna ha le mani sporche di magnesite, si sentono autorizzati ad abdicare ai principi della cavalleria e della buona creanza con il gentil sesso. Leggiamo:

Abilmente feci una asola di bloccaggio, con controasola di sicurezza, a valle del Gri-Gri, per evitare che si potesse sbloccare accidentalmente (non per niente stavo per diventare una guida alpina). Ci vollero pochi istanti. Lei non si era accorta di nulla.
“Stai attento, ora per colpa tua mi sono stancata, mi hai fatto stare due ore su quel passaggio dimmerda”.
Mi incamminai sul sentiero che costeggiava la falesia. L’aria era fresca, le querce cominciavano già a macchiarsi di rosso, qualche foglia qua e là. Ottobre era il mio mese preferito per arrampicare. Il clima migliore. Cominciavo la stagione. Come fosse l’inizio dell’anno scolastico.
“Va bene”, risposi in automatico.
In risposta ci fu un silenzio attonito: la mia voce le stava arrivando da una angolazione diversa: quella di un osservatore che si stava allontanando.
Finalmente guardò sotto, e si rese conto che non c’era più nessuno, a farle sicura.
Quando cominciò a urlare, ormai avevo girato l’angolo del sentiero.
“Sei pazzo!! Pazzo! Mi fai paura”. [Dal cap. 18, Sfoghi, pag. 108].

L’Accademia proponente ha inoltre valutato positivamente i brani che lo stesso autore definisce erotici, ravvisando in essi anche una valenza medico-scientifica. Eccone uno:

Se fossi stato genuinamente me stesso, 14 minuti sarebbero stati anche troppi e dopo i primi rapidissimi secondi, gli altri si sarebbero dilatati in 14 interminabili ore di imbarazzo. Ma l’alcol mi aveva salvato, aveva funzionato come un miracoloso elisir di coraggio e potenza, e quando lei si inginocchiò davanti a me per baciarmi, con la testa in su per potermi guardare mentre lo faceva, sorridendo e gemendo dolcemente di piacere, riuscii a resistere, senza neppure dovermi ripetere mentalmente tutti e trentasette i passaggi della via di 8b che stavo provando. [Dal cap. 20, Primi anni ’90. Terminillo, pag. 128].

Il sessuologo-letterato Jolly indica dunque una nuova strada per soluzione del problema della eiaculatio precox: se proprio non potete farvi mezzo litro, è sufficiente, durante la copula o la fellatio, ripassare i movimenti del vostro 8b. E voi, ragazze, non lamentatevi più dei vostri non-performing partners: trovategli un 8b da provare, ma che sia molto duro, continuo e che abbia almeno 50 movimenti, per un piacere intenso e prolungato.

Secondo le indicazioni degli accademici è poi degno di nota il sincero e sconfinato amore che lo scrittore manifesta per i suoi allievi, un amore nato e cresciuto nelle lunghe giornate da maestro di arrampicata nella sua palestra o nei corsi in falesia. Leggiamo questo brano, intriso di passione per l’insegnamento e di autentica devozione verso i suoi discenti:

Ho il calo glicemico. Proprio oggi, un’altra rompicoglioni mi ha fatto saltare il consueto panino bresaola e melanzana, attaccandomi un pippone sul fatto che lei faceva le ferrate e voleva fare un corso di arrampicata soltanto per andare meglio in montagna, che la scalata sportiva non le interessava ma la voleva praticare come allenamento per la montagna… bla-bla-bla, parole che ho sentito mille volte: so che sono tutte stronzate e che poi quel tipo di soggetto entrerà in fissa proprio con la scalata sportiva. [Dal cap. 51, Il calo glicemico, pag. 319].

Sembrerebbe che molti allievi della sua palestra, apprezzando la sincerità di Jolly e non volendo più arrecare disturbo, dopo la lettura del libro abbiano chiesto il rimborso dell’abbonamento per andarsi ad allenare presso altre strutture. Alcuni avrebbero addirittura cambiato sport, per evitare, in caso di incontri in falesia, di turbare la meditabonda quiete del Maestro durante il suo pranzo al sacco.

Jolly su Fram (Parete Sud della Marmolada), 1992, Prima salita invernale

Jolly su Fram (Parete Sud della Marmolada), 1992, Prima salita invernale

Acute, intense e penetranti le sue costruttive riflessioni sul mestiere di guida alpina, una sorta di vademecum deontologico che dovrebbe a nostro parere ispirare tutta la categoria.

La guida è la puttana delle pareti. Va con chiunque, basta che paghi. Quando si è in parete, la corda, che viene giuntata proprio all’altezza dei genitali, diventa la prolunga del sesso e del senso; quando infilo la corda nell’imbracatura di qualche cliente, e poi la infilo nella mia, l’energia inizia a scambiarsi, non importa se etero o omo, se sensuale o sessuale.
Per 200 mila lire mi lego al primo che capita.
Ma è peggio che per una puttana. Perché la guida, pur essendo stata comprata, diventa padrone del primo che capita, padre, tutore, per 200 merdose mila lire diventa responsabile assoluto di una vita, diventa un Dio.
Sono poche 200 mila lire per una puttana brava come me.
Sono poche 200 mila lire per trasformarsi in un Dio. 
[Dal cap. 41, La puttana delle pareti, pag. 275]

D’ora in poi coloro che si legheranno ancora alla sua corda, sappiano che stanno in effetti intrattenendo rapporti sessuali a pagamento con una meretrice, seppur divina.

L’opera apre quindi al lettore inattese prospettive e rivoluzionarie visioni sui nostri universi e Jolly, moderno Orfeo, attraverso un impercettibile ma ineluttabile climax, ci conduce con la sua nodosa mano dall’Ade dell’apprendersi sul 6a all’Olimpo del fare 10 trazioni su un braccio. E l’umanità intera gliene rende merito.

Non resta che augurarci che la giuria di Stoccolma riconosca la sopraffina arte, l’inusitato talento e l’originale weltanschauung dell’uomo di lettere Alessandro Jolly Lamberti e magari chiuda un occhio sui suoi errori di grammatica.

Il libro costa come una pizza con gli amici, ma è molto più gustoso e non ingrassa. Per maggiori informazioni:

http://www.jollypower.com/libro2.html

L’alpinista e blogger Alessandro Gogna internato in clinica psichiatrica. Il medico “Troppi post”

Milano. Lunedì scorso l’alpinista Alessandro Gogna, stimato scrittore e coordinatore del seguitissimo blog sul sito banff.it (http://www.banff.it/category/gogna-blog/), è stato internato in una clinica psichiatrica per gravi disturbi dovuti ai troppi post e alla dipendenza da social network.

gogna coperta

I primi sintomi del disturbo si sono manifestati la scorsa settimana, quando a pranzo con alcuni amici in un ristorante, apprezzando le trofie al pesto che stava mangiando, ha chiesto al cameriere dove fosse il bottone per mettere Mi piace e poi condividere.

Tornato a casa ha subito scritto un articolo sul suo blog dal titolo Bonatti, la Nord del Cervino e le trofie al pesto, nel quale affermava che prima di partire per Zermatt per la sua solitaria invernale, l’alpinista bergamasco avrebbe appunto mangiato per diversi giorni solo questo piatto e che la salita non dovrebbe essere considerata valida in quanto basilico e pinoli conterebbero sostanze dopanti.

trofie_pesto

Trofie, basilico e pinoli: sostanze dopanti, secondo Alessandro Gogna

Subito dopo aver postato l’articolo nei 634 gruppi Facebook a cui è iscritto, Gogna , non ricevendo che pochi like, si è barricato nel suo appartamento armato di pialla e, dopo aver preso in ostaggio alcuni storici cunei di legno recuperati sul Civetta nel 1972, ha minacciato di darsi alle fiamme utilizzando i trucioli da essi ottenuti, qualora le autorità non avessero immediatamente cancellato la salita di Bonatti dagli annali.

A questo punto sono intervenuti alcuni famigliari che, dopo aver cambiato le password di amministratore del suo blog e del suo account Facebook, lo hanno immobilizzato, messo in condizioni di nuocere a se stesso e agli altri, e trasportato presso la più vicina clinica psichiatrica.

Il dottor Massimo Micalo che lo ha preso in cura, pur manifestando un cauto ottimismo, ha affermato che la terapia sarà lunga e difficile. «Dottor Zanchetta, – ci ha detto lo psichiatra – la disintossicazione deve avvenire gradualmente e pertanto in questi primi giorni gli è stato consegnato in uso uno smartphone, seppure con accesso limitato e con molti siti bloccati. Potrà consultare i siti ufficiali del CAI, del Soccorso Alpino, il sito ufficiale di Chris Bonington e i cataloghi di chiodi storici dei musei di Reinhold Messner. Rigorosamente vietati invece la lista delle funivie del Supersky Dolomiti e del MonteRosa Skirama, le foto dei chiodi a pressione di Cesare Mastri sul Cerro Torre, il sito 8a.nu e il blog di Caterina Balivo, che presto condurrà su RAIDUE il reality show Monte Bianco».

Nella seconda fase della terapia gli verranno invece proiettati alcuni film di eroiche storie dell’alpinismo, tra cui Cliffhanger, Assassinio sull’Eiger, La Montagna, con l’indimenticato Spencer Tracy e Mary Poppins, archetipo di libertà nei cieli e ispiratrice del moderno parapendio.

Nella terza ed ultima fase gli saranno consegnati dei libri da colorare con i profili di alcune montagne molto conosciute, tra cui Cervino, Tre Cime di Lavaredo e Everest, associate ad alcuni oggetti come ad esempio souvenir delle piramidi di Giza in plastica, coppe di gelato, barattoli di marmellata. «Questo dovrebbe far regredire la sua malattia e riportarlo ad una stato di normalità nel quale dovrebbe tornare a riconoscere le montagne come montagne, gli sciatori come sciatori e i reality show come reality show» a affermato il dottor Micalo.

La famiglia ha ricevuto moltissime attestazioni di vicinanza da parte di importanti personalità della montagna e dell’arte, tra cui Andy Warhol Jr. fondatore della nuova Pop-up art e autore dell’opera 101 Gogna Facebook Notifications, esposta al MoMA di New York, e ispirata proprio alle infinite liste di notifiche generate da Gogna.

lista post 2

Andy Warhol Jr: 101 Gogna Facebook Notifications, MoMA, New York, manifesto della nuova pop-up art

Dal giorno del ricovero, molti utenti Facebook, non ricevendo più le oltre venti notifiche giornaliere provenienti da Gogna Official, Gogna Unofficial, I Ragni di Gogna, Gogna Moderna e Donne con le Gogne, credendo in un malfunzionamento del computer, hanno reinstallato l’applicazione Facebook, con gravi perdite di dati.

Scontri si sono registrati tra la polizia e gli attivisti dei movimenti NO BANFF, informati sull’accaduto sin dalle prime ore del mattino, che hanno sfilato con festeggiamenti e caroselli improvvisati davanti alle sedi del Club Alpino Italiano di tutta Italia. Tutto si è risolto con la rottura di qualche bacheca degli avvisi e con il furto di alcune corde di canapa in uso alla Commissione Gite.

I principali provider internet, pur esprimendo costernazione e vicinanza alla famiglia per la situazione dell’alpinista, hanno immediatamente annunciato un sensibile taglio agli investimenti e hanno cancellato gli ordini per gli upgrade hardware necessari allo stoccaggio di tutti gli articoli di Gogna, che ormai hanno raggiunto qualche miliardo di TeraByte. D’altra parte, a Wall Street  il titolo di Oracle, il software per la gestione della base dati di Gogna, ha perso in pochi minuti circa il 10% del valore, prima che la contrattazione venisse sospesa.

La nostra redazione augura ad Alessandro una pronta guarigione e auspica di poter presto rileggere le interessanti liste di regolamenti da lui pubblicate, gli interventi dei presidenti in 342 cartelle, le doverose e improcrastinabili controrisposte dei vicepresidenti vicari in 456 cartelle, i documenti programmatici della CNSASA (Commissione Nazionale Sali Alto Scendi Alticcio), le schede tecniche del CNSAS (Corpo Nazionale Sauvignon, Aglianico e Sangiovese), gli inviti ai cocktail del CAI-TAM (CAI Tutela Ambiente Mondano) e i comunicati stampa del CAGAI (non è una sigla).

Nell’attesa, non avendo nulla da leggere, i fedeli lettori del suo blog avranno finalmente tempo per andare in montagna.

Grillo: «Rifacciamo Céüse a Cesano Maderno con la stampante 3D»

In uno degli ultimi post, Beppe Grillo lancia un’idea destinata a sollevare polemiche.

«Questa classe politica fatta di raccomandati corrotti e incompetenti vuole farci credere che per provare una via sia necessario fare centinaia di chilometri e spendere somme immense per la benzina a favore delle solite lobby dei petrolieri e delle mafie di governo. È ora di dire basta e noi abbiamo la soluzione: fare una copia identica delle falesie preferite proprio sotto casa: è sufficiente un tablet, uno scanner,  un po’ di resina e una stampante 3D».

coperta

Questa è la rivoluzionaria proposta del vulcanico leader pentastellato, che non manca mai di stupire con le sue originali esternazioni.

Lo abbiamo incontrato nella sua casa di Genova per avere più dettagli sulla sua idea.

Nando Zanchetta: Signor Grillo da quale falesia vuole cominciare?

Beppe Grillo: Direi da Céüse, è da sempre la più  bella ed ora è tornata di moda dopo la libera di Biografie fatta da Stafano Ghisolfi. Abbiamo individuato un sito vicino a Cesano Maderno che andrebbe benissimo. Li ci sono le majorette che possono fare in po’ di animazione sotto alle pareti. E poi è in pianura così si evita il sentiero. Lei lo sa….due palle! Arrivi su già stanco e poi non ti tieni. E la mafia e le multinazionali ci guadagnano.

Nando Zanchetta: In che senso?

Beppe Grillo: Non faccia finta di non capire…..se lei non si tiene, si allenerà di più e magari si comprerà anche gli integratori, gli amminoacidi e tutte quelle porcherie che usate voi climber. Ed ecco che ci guadagnano le potentissime lobby delle palestre di arrampicata e quelle dell’industria chimica, che già incassano centinaia di miliardi con la storia delle scie chimiche.

Nando Zanchetta: Ora capisco. E a che settori avete pensato?

Beppe Grillo: Tutti eccetto Berlin, perché la Merkel ci sta sui coglioni! A Face de Rat mettiamo invece un poster gigante con la faccia di Renzie, il nostro topo di fogna preferito!

Nando Zanchetta: E il settore Cascade?

Beppe Grillo: Rifacciamo anche quello ma nella cascata invece dell’acqua ci mettiamo il vino: pensavamo a uno spumantino Franciacorta DOCG: ricorda il paese di origine della falesia ma valorizza i prodotti nostrani. Anche se a Céüse le vie non sono proprio corte…..

magnum

Franciacorta Brut Cuvée: prosecchino al settore Cascade, a Cesano Maderno

Nando Zanchetta: E avete pensato anche dei tiri nuovi?

Beppe Grillo: Si, proprio a Face de Rat, accanto alle altre vie dure vorremmo aprire tre tiri nuovi di zecca.
Il primo si chiamerà Meno banche, più zanche, che esprime un desiderio non solo degli arrampicatori di ma di tutti gli italiani. È un tiro quasi totalmente indipendente ma prende in prestito, con microcredito a tasso agevolato, una delle zanche (si fa per dire) di Race de Fate, 8b. Per pochi euro di interessi direi che vale la pena.
Il secondo lo chiameremo Roghi per Draghi, più che una via direi un auspicio. Non è mai troppo tardi per reintrodurre la Santa Inquisizione.
Il terzo è Un Petard pour Christine Lagarde, una via scoppiettante in onore del Direttore Operativo del Fondo Monetario Internazionale.

Face de rat + list

Tre nuove vie al settore Face de Rat: 8 – Meno banche, più zanche;    9 – Roghi per Draghi;      10 – Un Petard pour Christine Lagarde

Nando Zanchetta: Ma non le sembra in questo modo di violare la sacralità e la storia arrampicatoria di quelle pareti?

Beppe Grillo: Dottor Zanchetta, lei è un pennivendolo al servizio dei soliti noti. Il paese è con noi. Con pochi euro di investimento creiamo un indotto incredibile. Invece di fare la TAV e l’Expo, che arricchiscono solo le lobby e le mafie, ecco un’opera veramente utile.

Nando Zanchetta: E i soldi?

Beppe Grillo: Dottor Zanchetta, lei è un troll pagato dai finanzieri di Wall Street. I soldi non sono un problema: quando avremo il 100% dei voti, usciremo dall’Euro e quindi i soldi ce li stampiamo da soli.

Nando Zanchetta: Come sarà composto lo staff di supporto?

Beppe Grillo: La senatrice Taverna, vista l’ugola di cui dispone, urlerà i movimenti da sotto per coloro che vogliono fare le vie flash. Sarà inoltre incaricata di urlare Ladri  a quelli che partono con la corda passata nel secondo rinvio.
Il senatore Crimi, pagando un piccolo extra prima di partire per la via, dirà le parolacce  al posto di quelli che cadono all’ultima presa: risparmiano il fiato per il prossimo tentativo.
Di Maio farà il fighetto alternativo in giacca e cravatta parlando forbito (è l’unico che ci riesce) per rimorchiare le arrampicatrici mentre i fidanzati scalano.
Di Battista, andrà in giro a incoraggiare i climber ripetendo che con la partecipazione di tutti ce la possiamo fare a liberare il paese dalle mafie e anche a liberare la via. “Un movimento ciascuno e siamo in catena, ognuno secondo le sue possibilità”. Io, alla mia età, farò solo i riposi.
Casaleggio, oltre a contare i soldi in cassa la sera, si occuperà della comunicazione, cioè non farà un cazzo, come al solito.

Nando Zanchetta: Ma il PD dice che si tratta di un’opera inutile e che il paese ha altre priorità: lavoro, debito pubblico, immigrazione…..

Beppe Grillo: Quelli del PD meno Elle sono dei cadaveri che dovono stare zitti perché non hanno fatto niente per il paese. Sull’occupazione Renzie non è stato capace di creare un solo posto di lavoro, mentre noi a Cesano Maderno impiegheremo almeno 15 persone, anche se solo nei fine settimana. Sul debito pubblico, solo di tasse e IVA saremo in grado di far incassare all’erario almeno 1500 euro al mese. E sull’immigrazione siamo convinti che un simile progetto allontanerà molti clandestini: nemmeno i profughi vorranno rimanere in un paese dove si fa una minchiata del genere! Lei che ne dice?

Nando Zanchetta: Perché? A me sembra un’ottima idea…..

Alfano «Rifugi CAI per i profughi». E compaiono i vu’ cumpra’ sulla Normale al Bianco

Courmayeur. Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha comunicato che nel corso del Consiglio dei Ministri svoltosi lunedì scorso è stato deciso l’utilizzo dei rifugi di montagna del Club Alpino Italiano per ospitare i profughi che sbarcano in Sicilia.

bianco alfano

Il decreto, entrato immediatamente in vigore, mette a disposizione dei prefetti le strutture dei rifugi CAI, indipendentemente dalla quota o dall’ubicazione, per tutti i posti branda disponibili.

I primi profughi hanno cominciato ad occupare le sedi assegnate e sembra non ci siano state difficoltà nelle operazioni di trasferimento, a parte qualche problema per i rifugi in quota, difficilmente raggiungibili dagli extracomunitari equipaggiati solo con ciabatte infradito.

Tra i primi ad essere stati occupati c’è il rifugio Onorio Falier alla Marmolada di Ombretta. Gli ospiti, in gran parte eritrei e somali, dopo aver preso possesso delle loro brande, hanno subito familiarizzato con gli alpinisti presenti al rifugio, che hanno volentieri insegnato ai profughi i primi rudimenti della loro disciplina. Il giorno successivo uno di loro, Mossad Hussain, ha aperto un piccolo chiosco di kebab nella nicchia della via Attraverso il pesce. Il business sembra andare a gonfie vele, visto che pochissime sono le cordate che riescono a percorrere la via in giornata e un pasto caldo in parete fa sempre piacere. Anche se molti considerano un disturbo per la vista il fumo dell’arrosto che continuamente fuoriesce dalla nicchia, sino ad ora l’iniziativa è comunque stata apprezzata da gran parte dei ripetitori di questo impegnativo itinerario.

Diversa è la situazione sul Monte Bianco. Il Rifugio Torino è sovraffollato ben oltre i limite di capienza e molte sono le lamentele di coloro che frequentano il rifugio. Per poter servire il consueto servizio mensa è stato richiesto ad alcuni profughi di lavorare in cucina, ma lo shawarma di pollo, troppo piccante, non ha incontrato il favore degli sfortunati avventori. Gli alpinisti diretti alla vetta del Monte Bianco hanno inoltre protestato a causa dell’elevato numero di vù cumprà presenti sul ghiacciaio. Collanine, braccialetti in pelle, giacche in Goretex marcate Dolce & Gabbana, altimetri marcati Cartier, ramponi in plastica, piccozze con manico fosforescente, tutto Made in China,  sono i prodotti più venduti. Tra gli extracomunitari si sono anche inseriti alcuni venditori ambulanti napoletani con i loro carretti ramponati e le valli risuonano piacevolmente dei loro gridi cocco bellooooo…. granatineeee…… A causa della corsa agli acquisti,  gli sciroppi di orzata e tamarindo per le granatine sono tuttora irreperibili nei supermercati di tutta la Valle D’Aosta. Nessun problema invece per il ghiaccio tritato, reperito direttamente il loco.

bianco 2

Un vu’ cumpra’ ai satelliti del Tacul

Angelino Alfano, promotore dell’iniziativa ha dichiarato ai nostri microfoni che «ognuno deve fare la sua parte e la comunità alpinistica non deve sottrarsi alle proprie responsabilità».

La Presidente della camera Laura Boldrini si è trasferita con il suo ufficio in una una tenda da bivacco al Col du Midi, ma qualche ora dopo è stata fatta sgomberare dalla Gendarmerie di Chamonix. «È offensivo per la dignità dell’alpinista non poter acquistare un Rolex falso a 4000 metri» ha dichiarato.

Matteo Salvini, al grido di Forza Crepaccio, ha invitato attivisti e sostenitori a recarsi sul ghiacciaio del Monte Bianco dotati di asciugacapelli, in modo da favorire il cedimento dei ponti di neve sui crepacci che possono così più facilmente inghiottire gli incauti extracomunitari.

L’Associazione Guide Alpine Italiane (AGAI), ha invece protestato dichiarando che quella della Guida Alpina è l’unica figura professionale abilitata dalla legge a vendere collanine, orologi e cocco bello sui ghiacciai. «È una questione di sicurezza: un passo falso mentre si sceglie la collanina potrebbe essere fatale», ha detto il presidente Cesare Cesa Bianchi.

L’onorevole Di Battista (M5S) ha invece dichiarato che i rifugi costano troppo, i gestori sono tutti corrotti al servizio delle lobby del sacco-lenzuolo e delle multinazionali del minestrone ed ha annunciato che i parlamentari del Gruppo rinunceranno al gettone doccia a favore di un fondo per i piccoli e medi alpinisti. «E’ vero, puzziamo un po di sudore, ma abbiamo già raccolto 40 euro», si inorgoglisce Di Battista.

Renzi ha invece valutato positivamente l’iniziativa: «Il governo sta gestendo l’emergenza», ed ha poi concluso «Nel prossimo consiglio direttivo del partito proporrò il cambio del nome da PD a PD+. Dottor Zanchetta, il paese cresce!»