Alfano «Rifugi CAI per i profughi». E compaiono i vu’ cumpra’ sulla Normale al Bianco

Courmayeur. Il Ministro dell’Interno Angelino Alfano ha comunicato che nel corso del Consiglio dei Ministri svoltosi lunedì scorso è stato deciso l’utilizzo dei rifugi di montagna del Club Alpino Italiano per ospitare i profughi che sbarcano in Sicilia.

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Il decreto, entrato immediatamente in vigore, mette a disposizione dei prefetti le strutture dei rifugi CAI, indipendentemente dalla quota o dall’ubicazione, per tutti i posti branda disponibili.

I primi profughi hanno cominciato ad occupare le sedi assegnate e sembra non ci siano state difficoltà nelle operazioni di trasferimento, a parte qualche problema per i rifugi in quota, difficilmente raggiungibili dagli extracomunitari equipaggiati solo con ciabatte infradito.

Tra i primi ad essere stati occupati c’è il rifugio Onorio Falier alla Marmolada di Ombretta. Gli ospiti, in gran parte eritrei e somali, dopo aver preso possesso delle loro brande, hanno subito familiarizzato con gli alpinisti presenti al rifugio, che hanno volentieri insegnato ai profughi i primi rudimenti della loro disciplina. Il giorno successivo uno di loro, Mossad Hussain, ha aperto un piccolo chiosco di kebab nella nicchia della via Attraverso il pesce. Il business sembra andare a gonfie vele, visto che pochissime sono le cordate che riescono a percorrere la via in giornata e un pasto caldo in parete fa sempre piacere. Anche se molti considerano un disturbo per la vista il fumo dell’arrosto che continuamente fuoriesce dalla nicchia, sino ad ora l’iniziativa è comunque stata apprezzata da gran parte dei ripetitori di questo impegnativo itinerario.

Diversa è la situazione sul Monte Bianco. Il Rifugio Torino è sovraffollato ben oltre i limite di capienza e molte sono le lamentele di coloro che frequentano il rifugio. Per poter servire il consueto servizio mensa è stato richiesto ad alcuni profughi di lavorare in cucina, ma lo shawarma di pollo, troppo piccante, non ha incontrato il favore degli sfortunati avventori. Gli alpinisti diretti alla vetta del Monte Bianco hanno inoltre protestato a causa dell’elevato numero di vù cumprà presenti sul ghiacciaio. Collanine, braccialetti in pelle, giacche in Goretex marcate Dolce & Gabbana, altimetri marcati Cartier, ramponi in plastica, piccozze con manico fosforescente, tutto Made in China,  sono i prodotti più venduti. Tra gli extracomunitari si sono anche inseriti alcuni venditori ambulanti napoletani con i loro carretti ramponati e le valli risuonano piacevolmente dei loro gridi cocco bellooooo…. granatineeee…… A causa della corsa agli acquisti,  gli sciroppi di orzata e tamarindo per le granatine sono tuttora irreperibili nei supermercati di tutta la Valle D’Aosta. Nessun problema invece per il ghiaccio tritato, reperito direttamente il loco.

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Un vu’ cumpra’ ai satelliti del Tacul

Angelino Alfano, promotore dell’iniziativa ha dichiarato ai nostri microfoni che «ognuno deve fare la sua parte e la comunità alpinistica non deve sottrarsi alle proprie responsabilità».

La Presidente della camera Laura Boldrini si è trasferita con il suo ufficio in una una tenda da bivacco al Col du Midi, ma qualche ora dopo è stata fatta sgomberare dalla Gendarmerie di Chamonix. «È offensivo per la dignità dell’alpinista non poter acquistare un Rolex falso a 4000 metri» ha dichiarato.

Matteo Salvini, al grido di Forza Crepaccio, ha invitato attivisti e sostenitori a recarsi sul ghiacciaio del Monte Bianco dotati di asciugacapelli, in modo da favorire il cedimento dei ponti di neve sui crepacci che possono così più facilmente inghiottire gli incauti extracomunitari.

L’Associazione Guide Alpine Italiane (AGAI), ha invece protestato dichiarando che quella della Guida Alpina è l’unica figura professionale abilitata dalla legge a vendere collanine, orologi e cocco bello sui ghiacciai. «È una questione di sicurezza: un passo falso mentre si sceglie la collanina potrebbe essere fatale», ha detto il presidente Cesare Cesa Bianchi.

L’onorevole Di Battista (M5S) ha invece dichiarato che i rifugi costano troppo, i gestori sono tutti corrotti al servizio delle lobby del sacco-lenzuolo e delle multinazionali del minestrone ed ha annunciato che i parlamentari del Gruppo rinunceranno al gettone doccia a favore di un fondo per i piccoli e medi alpinisti. «E’ vero, puzziamo un po di sudore, ma abbiamo già raccolto 40 euro», si inorgoglisce Di Battista.

Renzi ha invece valutato positivamente l’iniziativa: «Il governo sta gestendo l’emergenza», ed ha poi concluso «Nel prossimo consiglio direttivo del partito proporrò il cambio del nome da PD a PD+. Dottor Zanchetta, il paese cresce!»

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