Il Cafone e le sue false parole: Assalto Frontale

Tra tutte le esternazioni in rete del Cafone, la più seccante e fastidiosa, a modesto parere del redattore, si riferisce alla sua tick list.

È noto essere usanza consolidata  della maggioranza dei climber e degli alpinisti tenere memoria scritta delle proprie realizzazioni. Tale usanza è antica come la nobile arte dell’andar per monti ed è possibile reperire libri delle vie in tutti i rifugi delle Alpi o in contenitori metallici annessi a crocifissi o altri simili manufatti installati sulla cima delle montagne, questi ultimi detti per l’appunto libri di vetta.

Questi diari, pieni di notizie, apprezzamenti, commenti, dichiarazioni d’amore, entusiastiche asserzioni, romantici afflati nei confronti di Madre Natura, note meteorologiche e relazioni tecniche su sentieri e vie di salita, hanno costituito per decenni una preziosa fonte di informazioni riguardo a vie nuove, ripetizioni, varianti, chiodature,  cordate ed accadimenti di ogni tipo che hanno avuto luogo sulle asperità orografiche di tutto il modo. È stato questo, prima dell’avvento della rete, il modo in cui gli alpinisti lasciavano ai posteri memoria delle loro ardite imprese.

Con la nascita dell’arrampicata sportiva, i climber hanno cominciato a registrare su quadernini di vario tipo la lista delle vie fatte nelle loro giornate in falesia. Chi non ha avuto il proprio taccuino scagli la prima pietra!

Benché alcuni climber non abbiano mai rinunciato al loro taccuino personale, con l’affermazione del computer e della rete questa usanza è stata trasferita su database di vario formato e poi sulle cosiddette thick list.

Si tratta di siti web che permettono la registrazione delle vie fatte, con la possibilità di inserire la propria valutazione della difficoltà, la modalità in cui è stata effettuata la salita (on sight, flash, redpoint) e di commentare a piacimento la via in questione. In questi commenti, spesso si ringrazia l’assicuratore, oppure colui che ha spiegato, rivelato o dettato da sotto i movimenti della via, si esprime soddisfazione per la realizzazione (my first 6b, ha marcato  Filiberto dopo la sua realizzazione a Caprile), si dice se fosse umido o meno (se s’accollava direbbe il Cafone), se il grado sia hard oppure soft, se si era bevuto la sera prima (heavily drunk the night before), se la via sia di tacche (crimpy) o di resistenza (endurance), se la via sia scavata o meno (chipped), se vi siano lanci (jumpdyno riduzione di dynamic move), grosse prese (ronchie, zanche, jugs), agganci di piede (foot hook) incastri di ginocchio (kneebar). Inoltre spesso il climber indica, sovente diminuendoli, il numero di tentativi per dare la misura della sua prestazione (second go, third go, etc).

Esistono diverse thick list: alcune a livello globale, altre a livello nazionale altre ancora con respiro esclusivamente locale. La più nota e quella del sito 8a.nu, con qualche decina di migliaia di utenti. Nel Regno Unito si usa principalmente UKC Logbook, mentre in Italia i climber informano la comunità sui propri risultati su Climbook.

Il principio ispiratore, si direbbe lo Spirito Guida, della thick list deve sempre essere l’onestà: il non dire bugie, l’esprimere giudici personali non affetti da condizionamenti, devono costituire i precetti base da seguire per offrire agli altri utilizzatori informazioni corrette e, soprattutto, consegnare all’uditorio la propria immagine di climber corretto, ispirato ad una retta e intransigente moralità alpina.

Purtroppo, visualizzando la thick list del Cafone su 8a.nu salta subito all’occhio la totale mancanza di una seppur minima parvenza di moralità, per l’appunto di uno Spirito Guida. Informazioni scritte a vanvera, solo per il gusto di spiattellare giudizi con ridanciana e spocchiosa superficialità su vie difficili che farebbero il curriculum di qualunque arrampicatore, ma che lui liquida con poche laconiche, stupide e presuntuose note in inglese sgrammaticato.

Ma più di questo, conta il fatto che, con tutta evidenza, le informazioni da lui fornite sono palesemente false. Si, il Cafone, oltre a dire le parolacce, apostrofare come pippe quelli che non fanno il suo grado, scrivere in una lingua a metà tra il dialetto e l’italiano e fare finta di saperne di cosmologia, dice anche le bugie. In gergo: è un banfone. Un Cafone banfone.

Per comodità del lettore riporto un estratto della thick list del Cafone su 8a.nu, riferita al grado 8a+.

La thick list del Cafone sul grado 8a+

La thick list del Cafone sul grado 8a+

Il redattore, di solito riluttante a rendere pubbliche le proprie faccende e realizzazioni personali, in un suo non più recente passato, ha percorso e liberato proprio alcuni degli itinerari qui menzionati. Altri, su questo e su altri gradi, sono stati dal redattore tentati, ma la sorte, la dedizione e soprattutto la forza non lo hanno assistito nel superamento di queste elevate difficoltà.

Tanto basta tuttavia al redattore per sottoporre a puntuale verifica le affermazioni di Marco Bradipo.

Analizziamo una delle più evidenti incongruenze: parliamo di Assalto Frontale.

Assalto frontale small

L’attacco della via Assalto Frontale a Grotti Alta

Questa via è tra le più conosciute e ripetute di Grotti Alta, un riferimento per il grado 8a+. Aperta da Massimo Gambineri, forte arrampicatore e stimato chiodatore, a metà degli anni ’90, percorre la parte sinistra della grotta di questo settore per poi proseguire sulla placca strapiombante sovrastante.

La peculiarità di questa via è che la presa del passaggio chiave è costituita da una pietra incollata con la resina. Si racconta che l’apritore abbia prelevato una sasso da Ceuse (Francia, regione Provence-Alpe-Côte d’Azur, dipartimento Hautes-Alpes) e lo abbia portato a Grotti proprio allo scopo di incollarlo su questa via. Suggestiva ed ispirata soluzione, a modo di vedere del redattore, che nobilita la non sempre ortodossa e condivisibile scelta di scavare o incollare prese su una via: una citazione litologica, un prezioso inserto calcareo, un rifermento transnazionale al tempio del free climbing mondiale, una santa reliquia da onorare e venerare, ma soprattutto da stringere.

La leggenda racconta che, dopo l’apertura della via, questa Sacra Tacca, una volta all’anno, nel corso di un rito esoterico che si svolgeva nella notte del solstizio di primavera, tra pochi e fedeli accoliti che aspergevano vapori di magnesite da fumanti incensieri crisoelefantini e invocavano l’intervento delle energie telluriche, si illuminasse di luce propria e si ingrandisse fino a diventare una immensa zanca. Ma si trattava di un’illusione ottica di origine soprannaturale: rimessa la mano sulla tacca, essa rimenava piccola e dura da tenere.

Il redattore usa il tempo passato perché purtroppo, come molte reliquie di valore, la Sacra Tacca e’ stata trafugata, probabilmente dopo essersi staccata, e se ne sono perse le tracce. Sembrerebbe aver preso la via dell’oriente, pagata a peso d’oro a mercanti senza scrupoli dai seguaci della setta di Yuji Hyrayama. Almeno così afferma l’agente Picchi del commissariato di Rieti, delegato per la frazione di Casette e incaricato dell’inchiesta. Ora la denuncia contro ignoti è stata archiviata ed il reato prescritto.

Ma il redattore è certo che i colpevoli di questo efferato delitto subiranno la punizione Divina e sconteranno la loro pena per l’eternità nella terza bolgia dell’ottavo cerchio dell’inferno, insieme a Bonifacio VIII e agli altri peccatori che hanno fatto mercimonio di oggetti sacri, i simoniaci. Costoro giacciono nell’aldilà capovolti in buche dalle quali fuoriescono solo con i piedi e lambiti da fiamme: essi sono così fitti nelle borse che in vita vollero riempire di denaro, capovolgendo i loro sacri doveri in favore di beni meramente terreni e non divini.

Gustave Doré, La bolgia dei simoniaci

Gustave Doré, La bolgia dei simoniaci, Dante, Inferno, Canto XIX

Inutile dire che, dopo la perdita della tacca, la via è diventata impercorribile. In quel tratto di parete non ci sono altre prese e chi frequenta questa storica falesia lo sa bene. Così, la comunità si è incaricata di riattaccare il sasso, una copia abbastanza fedele all’originale, ma priva di quell’aura di sacralità che faceva di questa via un vero percorso iniziatico al grado otto.

Il redattore ha salito e liberato questa via diversi anni or sono. Erano giorni di impegno sportivo e di libertà spirituale: il redattore andava anche tre volte alla settimana a Grotti con Filiberto, che, dopo aver fatto Gladio e Gladiatori (El Grinta non era e non è ancora alla sua portata) faceva volentieri lunghi turni di sicura. Questa è vera amicizia e il redattore non dimenticherà mai la dedizione e la solidale partecipazione di questo splendido ragazzo.

La via, a partire dal passaggio duro, può essere così riassunta.
Si tiene un piccolo biditino di destra e si prende la Sacra Tacca di sinistra; si va poi a un intermedio con la mano destra, si alzano i piedi e si lancia a un buco buono (il Cafone, il redattore ne è persuaso, andava statico). Per quanto buono, dovendo lanciare, il climber si vede sempre costretto ad aggiustamenti su questo buco, tenendo a lungo la chiusa del braccio sinistro: quegli istanti in più sul bloccaggio cambiano di solito gli esiti del tentativo.
Poi ci sono un paio di passaggi duri su dei piccoli biditi, l’ultimo dei quali, rovescio, permette di uscire sulla lunga placca.
Ma non è finita. Dopo un riposo decente (molti, incluso il redattore, barano e vanno a riposare a sinistra, un poco fuori via), c’è l’ultima sequenza: piedi quasi inesistenti e aleatori, pinzatine, prese di pollice, spallate, tutto qualche metro di troppo sopra l’ultima protezione. È qui che si fanno e si vedono dei lunghi, spettacolari, spensierati e adrenalinici botti.

Fin qui l’analisi. Ma vediamo cosa ci dice il Cafone che sostiene su 8a.nu di avere fatto questa via. Leggiamo il suo commento:

Too bad the glued stone at start was broken by somebody! But I found a new methode which is easier I think. So the grade maybe 8a. Getting slowly in shape and good feelings overall. Nice view from the anchor

Il redattore tenta di seguito una interpretazione di questo sproloquio, sia per quelli che non conoscono l’inglese, sia, soprattutto, per quelli che lo conoscono.

Troppo brutto il sasso incollato all’inizio è stato rotto da qualcuno! Ma io ho trovato un nuovo metodo che è più facile io penso. Quindi il grado potrebbe essere 8a. Sto entrando lentamente in forma e con buone sensazioni [dopotutto?] {overall?}. Bella vista dalla catena.

Disturba, oltre all’inglese sgrammaticato (una per tutte: methode invece di method) la strafottenza gratuita, la presunzione del so tutto io, la stupida ironia della bella vista dalla catena, il sottinteso sberleffo verso coloro che hanno sofferto su questo tiro e perso, tentativo dopo tentativo,  strati su strati di preziosa epidermide.

Caro Cafone, chi ha fatto Assalto Frontale sa che dichiari il falso e dici le bugie. Questa via senza la Sacra Tacca (o una sua succedanea) non si può fare.

Sconterai la tua pena per l’eternità tra i falsari di parole, nella decima bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno e saranno tuoi compagni di sventura Sinone, il greco che imbrogliò i Troiani per far loro accettare in dono il Cavallo di Troia, e la Moglie di Putifarre, che accusò di violenza con false parole l’incolpevole schiavo Giuseppe (Genesi, 39, 6-20).

Guercino, La Moglie di Putifarre, dal racconto biblico Genesi, 39, 6-20

Guercino, La Moglie di Putifarre, dal racconto biblico (Genesi, 39, 6-20)

Siamo alle solite! Ancora una volta ci vediamo costretti a sanzionare gravemente i comportamenti di Marco Bradipo, detto il Cafone, che si pone deliberatamente al di fuori delle regole della convivenza civile e dell’umano consesso.

Il redattore, indignato per la bassa moralità del Cafone, lo esorta a non dire più le bugie, lasciando volentieri la chiosa a Edegardo er monnezzaro per un messaggio più consono al suo livello culturale:

A cafo’, nu le devi di le cazzate: senza quaa cazzo de tacchetta sta via nu la fa manco Ondra. E nnamo no!!

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