Riforme costituzionali: Boschi: «L’italia è una Repubblica fondata sul lavorato»

A poche settimane dal referendum, si fa sempre più caldo il dibattito sulle riforme costituzionali a cui ha alacremente lavorato il Ministro Boschi.

Il progetto di revisione costituzionale ha impegnato le forze politiche in Commissione Affari Costituzionali, fino a raggiungere un accordo sul testo che, sarà sottoposto al giudizio del Popolo.

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Tra le più importanti modifiche proposte c’è quella relativa all’articolo 1 della nostra Costituzione repubblicana che, nella nuova versione recita Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavorato.

Su questo articolo c’è stata battaglia in commissione: il relatore di opposizione ha dichiarato: «I padri costituzionali volevamo realizzare a vista Repubblica Democratica, il 9b nella falesia di Monte Citorio, nato dalla connessione di altre due vie. Come tutti sanno, Craxi è caduto sul primo tratto duro, quello in comune con Tangentopoli (8b), anche per colpa di Antonio Di Pietro che faceva sicura e non ha dato corda al momento giusto. Al secondo tentativo siamo caduti a metà, sul tratto in comune con Bunga Bunga, l’8c+, duro e sempre umido. Berlusconi non è riuscito a tenere il monodito rovescio, nonostante avesse già realizzato senza troppe difficoltà un’altra via di riferimento della falesia, Viagra, l’8c di strapiombo tutto su monoditi. Con Renzi siamo ormai arrivati al terzo tentativo e noi sosteniamo che si tratta non più di lavorato ma di super-lavorato. Quindi l’Art. 1 dovrebbe secondo noi essere: L’Italia è una Repubblica fondata sul super-lavorato».

Il costituzionalista Zagrebelsky su questo punto ha dichiarato sconsolato ai nostri microfoni: «I Francesi hanno fatto Repubblica Democratica a vista e noi siamo qui ancora a parlarne dopo 60 anni».

Importante è poi il capitolo sull’abolizione del Bisalismo Perfetto. «Fino ad oggi – ci dice il relatore Boschi – era necessario allenarsi prima nella Sala Alta, per scaldarsi, e poi nella Sala Bassa per i boulder. Pensiamo che oggi il modello del Bisalismo perfetto sia superato e proponiamo quindi l’abolizione della Sala Alta».

Immediate le proteste del Movimento 5 Spit che, per bocca della senatrice Taverna dice: «È un complotto nei confronti dei cittadini, sostenuto dalla stampa di regime: cancellare la Sala Alta significa depenalizzare tutti i reati di cui si sono resi protagonisti i politici del PD. Sono ben 178 gli amministratori PD indagati perché si sono tenuti ai rinvii e 23 sono quelli già condannati perché hanno chiuso la via lanciando in catena! È una vergogna!»

Ancora incerta la data del referendum e su questo punto il presidente Renzi è stato chiaro: «Fine novembre o inizio dicembre per me è lo stesso: se arriva un po’ di freddo, ci sarà comunque una bella aderenza e avremo più chance di realizzare Repubblica Democratica, specialmente sugli svasi in uscita, e rilanciare così il paese. Spero di passare indenne i primi due tratti, dove sono caduti Craxi e Berlusconi, e poi ce la vedremo sugli ultimi metri. Una cosa è certa: se cado ancora sotto la catena me ne vado veramente».

E sembra che, a seguito di queste dichiarazioni, sia già cominciata la corsa a mettere il grasso sulle prese.

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