Moro e Nardi: prima invernale al Campidoglio con le infradito.

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Roma. Giunge in redazione la notizia che, dopo le vicissitudini sul Nanga Parbat, Simone Moro e Daniele Nardi hanno scalato con le infradito il Campidoglio, realizzando così la prima salita invernale in ciabatte del colle romano, cuore della civiltà romana e antica sede del tempio di Giove Capitolino.

Pochi giorni dopo il ritorno dal Pakistan i due si sono immediatamente e indipendentemente recati nella capitale per questa importante realizzazione.

Simone Moro, arrivato il 19 marzo con l’intercity delle 19 e 34, ha  montato il campo base alla Pensione Flora (2 stelle) in via Giolitti, nei pressi della stazione Termini. «A parte qualche clochard che dormiva sotto i portici, la prima notte è passata tranquilla», ha dichiarato il forte bergamasco.

Nardi è invece arrivato lo stesso giorno ma con l’auto e, dopo averla lasciata al parcheggio a ore di Termini, ha montato il suo campo all’hotel Sette Re di Roma. «L’hotel non aveva ascensore e il mancorrente delle scale ha ceduto durante la salita al secondo piano. Sono precipitato per tutta la rampa fino al pianerottolo: non ho riportato danni fisici, ma ero sotto choc. Dopo una bella doccia e un filmetto sulla PayTV dell’albergo, mi sono rilassato e ho recuperato le necessarie energie per la scalata».

Il giorno successivo, dopo un cappuccino e cornetto al Caffé Trombetta, i due si sono recati di buon ora alla fermata del 64, dove hanno aspettato una finestra utile nell’affolamento mattutino per poter salire in autobus. «É dura aspettare l’occasione della tua vita a Piazza dei Cinquecento» ci rivela Nardi. «In quei lunghi momenti ho pensato ai grandi del passato: Bonatti, Messner, Kucuczka e questi pensieri mi hanno aiutato a sopportare la pioggia, il guano dei piccioni sui piedi nudi, lo smog, gli zingari che chiedevano soldi e il puzzo di urina dei vagabondi che dormono alla stazione.»

Alle 8 e 32 finalmente si apre un’importante opportunità alla Porta Centrale. I due, anche se è vietato salire dalla porta centrale, sono riusciti ad entrare nell’autobus, rischiando una pesante ammenda da parte degli unici due controllori che l’ATAC sguinzaglia sui 3700 km di linee pubbliche romane.

A questo punto sono cominciati i problemi seri. L’autobus, stracolmo di gente, procedeva molto lentamente: manifestazione sindacale a Piazza Esedra, lavori dell’ACEA su Via Nazionale, incidente con motorino sul selciato a Via Quattro Novembre, borseggiatori che infilavano le mani nelle salopette degli alpinisti per cercare il portafogli  e infine un vigile megalomane che dal pulpito di Piazza Venezia, contribuiva con grandi gesti e perentori ordini impartiti con il fischietto ad intasare il traffico ormai impazzito.

Solo alle 11 35 i due alpinisti sono riusciti ad arrivare ai piedi del Campidoglio per l’impegnativa parte finale della scalata.

Nardi aveva optato per la Diretta dell’Ara Coeli, più ripida e più lunga, ma certamente più elegante e remunerativa, mentre Moro intendeva salire per la Classica Scalinata del Campidoglio, meno tecnica e meno ripida, ma con la rischiosa asperità del Dioscuri Step, lo stretto passaggio tra le statue di Castore e Polluce, che se non è in condizioni, può mettere a rischio l’intera salita.

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In rosso la Diretta dell’Ara Coeli, in blu la Classica della Scalinata, con il temibile Dioscuri Step

In effetti, la via Classica era occupata da una trentina di gruppi di turisti giapponesi, russi, cinesi, tedeschi e americani nonché da un sit-in degli autisti dell’ATAC che protestavano per il blocco degli straordinari.

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Condizioni proibitive e autisti dell’ATAC sulla via Classica del Campidoglio

Era ormai pericolosamente tardi e i due, dopo un breve consulto, hanno capito che l’unica possibilità di successo era quella di unirsi e forzare la vetta lungo la Diretta all’Ara Coeli. Durante le concitate fasi di discussione sembrerebbe che Moro si sia offerto di pagare a Nardi metà della tassa del parcheggio a ore. «Non sono un mercenario, scalo per passione e anche se il parcheggio costa 4 euro l’ora non ho voluto soldi» ha dichiarato Nardi.

I due hanno quindi attaccato la via, confidando in una veloce salita. Purtroppo i cocci delle bottiglie di birra e il vomito sugli scalini lasciato dai tifosi ubriachi dopo il derby della domenica precedente, hanno dato qualche grattacapo agli alpinisti, equipaggiati solo con le ciabattine, senza ramponi e per giunta senza ombrello. «A causa della pioggia che ha reso scivolosi i gradini dell’Ara Coeli e del Ponentino romano che stranamente fuori stagione soffiava fortissimo a 8 km all’ora, abbiamo dovuto attingere alle nostre energie più recondite per averla vinta» ci confessa Daniele Nardi.

In quelle condizioni, solo la loro rigorosa preparazione e la sovrumana forza di volontà ha permesso a Simone e Daniele di giungere vittoriosi alle 13 40 sulla vetta. Pochi minuti per le fotografie di rito, sotto alla statua equestre di Marco Aurelio e poi i due hanno ripreso la discesa verso Piazza Venezia, dove sono arrivati alle 17 30, poco prima del buio, stanchi ma in buone condizioni.

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Simone Moro e Daniele Nardi in vetta, sotto al Marco Aurelio

Moro, forte del successo al Nanga Parbat,  voleva proseguire realizzando il concatenamento Piazza del Campidoglio – Visita ai Musei Capitolini, ma Nardi lo ha convito a rinunciare. «Il museo è molto grande e avremmo fatto tardi. E poi, da quando Renzi ha nascosto i bigoli alle statue greche, non è più così interessante».

Insomma, dopo i problemi sul Nanga Parbat, sembra essere scoppiata la pace tra i due forti alpinisti italiani, anche se qualcuno dice di averli visti litigare al ristorante a cena dopo la salita. Nardi urlava «Rigatoni con la pajata» e Moro ribatteva «No, non mi fido della pajata, voglio i bucatini all’amatriciana». Ma si tratta con tutta probabilità di voci infondate.

Complimenti dunque a Simone e Daniele per questa realizzazione, che li consegna definitivamente alla storia dell’alpinismo. E mentre Simone Moro gira il mondo tra conferenze e premiazioni, Nardi già pianifica le prossime salite: «L’anno prossimo andrò in ciabatte al Quirinale, in solitaria invernale e senza biglietto dell’autobus».

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