Il Cafone e il clean climbing

Dopo la realizzazione di una 6b effettuata dal nostro lettore Filiberto a Caprile, il suo amico PierGiovanni, esperto di climbing statunitense, invia al redattore una lettera, che volentieri pubblichiamo.

“Caro Nuovoredattore, ho apprezzato il fatto che lei abbia voluto rendere pubblica sul suo blog la lettera del mio amico Berto. Ora tutti parlano di lui, la sua fidanzata Bernadette lo adora ancor di più ed è veramente felice di aver fatto una 6b.

Approfitto quindi della sua disponibilità per inviarle questa missiva, con l’auspicio che voglia parimenti pubblicarla sul suo blog.

Ho visto il post su Facebook di Marco Bradipo (che lei ha ribattezzato Il Cafone) il quale ci informa di essersi recato nello Utah, a Indian Creek, per scalare la famosissima via di fessura Supercrack of the desert.

Il post del Cafone

Il post del Cafone

Marco Bradipo è fortissimo e io lo vedo sempre allenarsi in palestra con gli altri forti. Non solo è fortissimo ma è anche un climber veramente figo, direi alla moda, e siccome ora va di moda l’arrampicata trad, cioè quella nella quale devi metterti da solo le protezioni, lui ha deciso di andare nel tempio di questa disciplina: gli USA.

Sono forse troppo giovane e nuovo di questo sport, e non sono sicuro di quello che dico, ma credo che tanti anni fa questo modo di arrampicare lo chiamavano clean climbing, perché non si deve lasciare mai nulla in parete e non si deve mai bucare la roccia.

Anch’io nel mio piccolo ho fatto il clean climbing in USA. Durante il master a Boston, nei pochi momenti di libertà, tra una lezione di Monetary Policies e una di System Dynamics andavamo ad arrampicare a Quincy Quarries, un posto nelle immediate vicinanze della città, con delle vie belle e molto simili a quelle di Ciampino. L’arrampicata è sempre in fessura e ci si deve proteggere con i friend e i nut oppure fare top rope con la sosta da attrezzare con le fettucce dall’alto.

Allego la foto di uno dei settori, il K Wall, il più bello. Da solo merita un viaggio. Unico neo, i murales dipinti dai writers con le bombolette, alla base della parete, che non danno esattamente l’idea del clean climbing. Purtoppo non si può avere tutto! 

K Wall, Quincy Quarries, Massachusetts

K Wall, Quincy Quarries, Massachusetts

Quanto a Supercrak l’ho fatta anch’io. Siamo andati nello Utah per un fine settimana lungo io e il mio compagno di master, Aaron Goldberg, e siamo stati ospiti nel resort di lusso di suo papà Isaak, proprio all’ingresso della Monument Valley. Anche se non è bello come quello di Key Caulker in Florida, con i suoi otto ettari di giardini tropicali e impianti sportivi, dove Aaron mi ha invitato la scorsa estate, è comunque un posto tranquillo con una stupenda vista sulla valle ed una roccia che affiora proprio nel centro della piscina!

Il resort di Mr. Isaak Goldberg a Indian Creek

Il resort di Mr. Isaak Goldberg a Indian Creek

Aaron ha all’attivo molte 5.14c / d (8c / 8c+), ma non ha problemi ad andare a scalare con gente come me, che non fa il suo grado. In questo gli USA sono molto diversi da Roma.

E’ stato Aaron a portarmi per la prima volta nella palestra del Massachusetts Institute of Technology e ad insegnarmi le basi dell’arrampicata.

Good job Aaron, thanks for this!

Invece qui a Roma devo andare sempre con quelli che fanno al massimo il mio stesso  grado e montare le vie con il bastone lungo, se voglio provare qualcosa di più difficile.

Supercrak of the desert è una via meravigliosa: una unica fessura di tre tiri,  larghezza quasi costante, arrampicata tecnica e abbastanza difficile per il suo grado (è una 5.10), come tutte le vie di questo genere negli USA. Aaron prima di partire ha pesantemente utilizzato il portafoglio di papà per comprare 20 friend Camalot #3 e #4. Non servivano tutti, così ne ha prestati la metà alle altre cordate, tutte parte della gang multiculturale dei climber dell’MIT.

Aaron sul tratto chiave di Supercrack of the Desert

Aaron sul crux di Supercrack of the Desert

Sono molto dispiaciuto che Marco Bradipo non mi abbia detto che andava anche lui a Indian Creek. Del resto, lui in palestra fa sempre finta di non vederci e dice che siamo delle pippe. Gli avrei fatto conoscere Aaron e magari avrebbe avuto qualcuno che gli poteva fare sicura sulla via.

E poi, vista la squisita gentilezza di Aaron e della famiglia Goldberg, lo avrebbero sicuramente invitato a mangiare e dormire nel resort, anziché farlo bivaccare con il sacco a pelo sotto la neve! Povero Marco Bradipo! Avrà preso freddo?

Può darsi che sia ancora in zona e magari leggerà questa lettera e mi contatterà sul suo blog, caro Nuovoredattore. Lo spero di tutto cuore!!!!

Saluti.

PierGiovanni.”

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