Referendum riduzione spit: SI o NO?

I prossimi 20 e 21 settembre si terrà l’atteso referendum confermativo per la riduzione del numero degli spit sulle vie di arrampicata. Come noto, la riforma prevede la riduzione delle protezioni sulle vie sportive fino a un massimo di una ogni 5 metri. Il tema è di grande attualità dopo la schiodatura di Dolmen, la via trad di Rolando Larcher in Val Gardena, integrata appunto con tre spit.

I sostenitori del SI, pur prendendo le distanze da questi atti di vandalismo, spiegano cosi’ la loro posizione: “La riforma permetterebbe un grande risparmio per le casse dei chiodatori e soprattutto migliorerebbe la qualità degli arrampicatori” spiega Andrea Volalongo, deputato del Movimento 5 Spit, tra i promotori dell’iniziativa di riforma. “Oggi non vola più nessuno. Vediamo arrampicatori appesi che saltano sistematicamente i passaggi chiave tirandosi sui rinvii e questo non fa bene all’Italia. La Germania e gli altri partner europei sono molto più avanti su questo punto: basta vedere cosa succede a Ceuse o in Frankenjura. Promuovere la meritocrazia anche in falesia e limitare la caciara il sabato e la domenica per poter provare i tiri duri senza rotture di palle: questi i nostri obiettivi. Ovviamente la riforma deve essere accompagnata da altri provvedimenti – continua Volalongo – come incentivi per l’acquisto dei nuovi bastoni telescopici da 20 metri, sgravi fiscali per gli ansiolitici e dispenser di carta igienica in falesia”.

L’Onorevole Volalongo su Fun-out (7c+)

I sostenitori del NO la vedono in modo opposto. “Oggi nell’arrampicata c’è un deficit di democrazia” spiega Mario Micaco,  ex delegato nazionale alla Fifa e promotore di un altro importante referendum, quello per l’abolizione dei sentieri di avvicinamento. “Votare NO significa bloccare la nefasta tendenza a ridurre gli spit. Vogliamo più gente in falesia, più radio accese, più gente che urla, più grigliate e soprattutto turni di sicura più lunghi sulle vie che tutti provano ma che nessuno fa: ti riposi meglio tra i tentativi e hai più tempo per guardare i culi delle climber carine”.

Le posizioni dei partiti sono molto variegate. Il PD ha una posizione chiara e netta: “Meno spit significa che ci sono meno protezioni, mentre più spit significa che ce ne sono di più”, sostiene il segretario DEM Zancaretti.

Per Giorgia Meloni, schierata per il SI, è una questione di identità nazionale: “Emilio Comici negli anni ’20 metteva un chiodo ogni 30 metri. Ora perché ne serve uno ogni metro? Siamo un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di navigatori e di arrampicatori, e togliere un po’ di protezioni restituirà al Popolo Ittaliano un po’ di orgoglio nazionale”.

Per Salvini, più moderato del solito, non solo vanno tolti gli spit, ma vanno anche demolite le falesie con le ruspe. “Sono un ricettacolo di fannulloni, in Lombardia, come in Piemonte, in Liguria, in Emilia Romagna ma anche in Campania, in Puglia, in Sicila, in Sardegna….. ecco: piuttosto chiudiamo i porti in Sardegna.”

Berlusconi invece dice NO: “Già mi sono cagato sotto con il COVID, non vorrei cagarmi sotto anche in falesia”.

Venerdì 19 per la chiusura della campagna elettorale, il comitato per il NO si ritroverà a Arco con Arturo Trapanesi, il chiodatore di No fall is my goal, il 6a più ripetuto del mondo (30 metri con 41 spit). Il comitato del SI invece terrà una manifestazione a Finale Ligure con un testimonial d’eccezione, Alex Honnold, in viaggio di nozze nel Belpaese, il quale in proposito ha dichiarato: “Gli spit? SI e NO se li vedo quando scalo…”

8 pensieri su “Referendum riduzione spit: SI o NO?

  1. Bisogna mettere spit ovunque, successivamente avere anche i rinvii predisposti e corde alla base anche al Cerro Torre . Sopratutto bisognerebbe spittare le mani ai criminali che vanno in giro a schiodare!!
    Più Spit per tutti!!

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  2. Bisogna mettere spit ovunque, successivamente avere anche i rinvii predisposti e corde alla base anche al Cerro Torre . Sopratutto bisognerebbe spittare le mani ai criminali che vanno in giro a schiodare!!
    Più Spit per tutti!!

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  3. Ogni chiodatore apre la sua via secondo suoi criteri personali, rispettateli. E ricordatevi che il rubare le placchette oltre a costituire un reato, il furto appunto, crea situazione di pericolo agli ignari ripetitori che spesso sono arrampicatori domenicali senza velleità atletiche che frequentano le pareti per passare una giornata rilassante.

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  4. Io sono per la libertà, per la diversità e contro l’uniformità. Quindi va bene così, più o meno spit lo decide il chiodatore (importante che adotti un criterio attento alla sicurezza), il climber è libero di saltare le protezioni o di scegliere un’altra falesia.

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